PROTEINOMANIA E REALE FABBISOGNO PROTEICO GIORNALIERO


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ENORMI BENEFICI SU TUTTI I FRONTI,
CON TANTA FRUTTA E POCHE PROTEINE

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LETTERA A VALDO VACCARO

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Sia io che la mia famiglia siamo molto contenti del cambiamento operato

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Gentilissimo Valdo, mi chiamo Giusy e scrivo da Udine. Io e la mia famiglia abbiamo letto il suo libro sull’Alimentazione Naturale e già da un paio di mesi ci stiamo attenendo alle sue indicazioni, con enormi benefici su tutti i fronti. Mio padre avrebbe una domanda per lei e ci farebbe molto piacere, con i suoi tempi, avere una risposta al nostro dubbio.

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Chiarimenti sugli aminoacidi e sulle combinazioni alimentari

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Ci piacerebbe avere delle possibili combinazioni alimentari (frutta con frutta e verdura con verdura) di cibi contenenti tutti i 23 aminoacidi (compresi i 9 essenziali). Esempio la carota contiene 8 aminoacidi essenziali ma ne manca uno per poter avere una proteina e quindi poter usufruire di una buona alimentazione proteica. Con quale altra verdura posso abbinarla per avere l’aminoacido mancante?

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Chiarimenti sulle associazioni e sulle incompatibilità dei vari frutti

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Vorrei avere le informazioni anche per le associazioni della frutta. Inoltre, cosa ne pensa dei legumi come alimentazione proteica? Io, al contrario degli altri membri della famiglia, non amo mescolare troppo gli alimenti, per cui amo mangiare ad esempio un solo alimento a pasto (mele, pomodori). Secondo lei è troppo poco e squilibrato mangiare così? Nell’attesa di una sua risposta le invio fin d’ora un grazie di cuore e i nostri più cordiali saluti.

Giusy e famiglia

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RISPOSTA di Valdo Vaccaro

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La cultura nutrizionistica medica usa linguaggi e concetti non condivisi

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Ciao Giusy, dal tipo di domande che mi avete posto deduco che non abbiate letto le mie tesine che si trovano sul http://www.valdovaccaro.blogspot.com , dove parlo spesso delle proteine, tipo Alla ricerca spasmodica della proteina, del 15/8/09 e Il fabbisogno proteico giornaliero, del 13/7/10.
Siccome siete di Udine, spero di avere la possibilità di incontrarvi e di chiarire al meglio la questione, e questo lo faremo alla prima occasione. State parlando con un igienista, ma lo fate col linguaggio e con le problematiche falsate della cultura nutrizionistica medica.

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La cultura medica è caratterizzata da proteinomania acuta ed irreversibile

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Perché mai mi parlate di proteine, ovvero delle sostanze meno importanti per il corpo umano, ed invece non mi chiedete dove trovare un buon rifornimento di acqua biologica strutturata (che altro non è se non il succo di frutta fresco oppure il centrifugato fresco di tuberi e sedani)?

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Tra l’altro, la stragrande maggioranza delle malattie che affliggono l’umanità odierna sono originate da eccesso di proteine, mentre la carenza proteica non esiste sul pianeta Terra.

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Neanche volendolo, si riesce a impostare una dieta dichiaratamente carente in proteine.

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La prima regola della nutrizione è quella di non acidificare il sangue

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Servono più o meno 25 grammi di proteine al giorno, quota che si raggiunge agevolmente con qualsiasi dieta vegana o fruttariana. Se superiamo i 30 grammi, andiamo in zona proibita ovvero in acidificazione del sangue.

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Esistono diete carenti di vitamine o di minerali, diete carenti di calorie, ma mai diete carenti di proteine.

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Come mai questi incredibili strafalcioni nel nutrizionismo medico? Perché ogni medico, scemo o intelligente che sia, deve seguire i fallaci dogmi imposti dalla FDA e dall’OMS.

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Uno dei migliori medici in circolazione, il dr Giuseppe Nacci di Trieste, la sa lunga

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E’ normale constatazione medica che, negli adulti, un’alimentazione a basso tenore proteico, o addirittura priva dei 9 aminoacidi essenziali, sia correlata ad assenza di malattie cronico-degenerative e, quindi, ad una più lunga aspettativa di vita. Questa frase non arriva da Herbert Shelton o da Arnold Ehret, ma dall’eccellente medico italiano dr. Giuseppe Nacci (“Diventa medico di te stesso!”, Editoriale Programma).

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Ad ogni buon conto, è stato scoperto in questi ultimi anni, che in realtà gli aminoacidi cosiddetti essenziali (che il corpo non sarebbe in grado di fabbricare), non sono 9 ma soltanto 2, e sono la lisina e la treonina, che si trovano poi abbondanti nei legumi (fagioli, piselli, soia, lenticchie, ceci, fave, arachidi, lupini).

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L’errore più comune è quello di andare alla ricerca della proteina

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Adottare il sistema vegano-crudista nell’ambito di una scelta igienistico-naturale, non significa affatto andare alla ricerca di proteine o di un sostituto per le carni e i formaggi, che caratterizzavano la nostra dieta precedente. La carne non era e non è il nostro cibo, e non va dunque sostituita con delle proteine, ma soltanto con tanta frutta. Il latte non era e non è il nostro cibo, e non va dunque sostituito con altre proteine, ma soltanto con tanta frutta e tanta verdura possibilmente allo stato naturale (non cotto e non lavorato).

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Impariamo a vivere da un animale saggio e paziente come la mucca

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Ribadisco anche a voi che il corpo umano non è un lego. Non funziona per sostituzione pezzi, ma per trasformazione continua delle sostanze. Proteina non fa proteina, latte non fa latte, fegato non fa fegato, come ci insegna la paziente mucca, che dall’umile filo d’erba ricava il suo latte e i suoi muscoli, ed ogni cosa necessaria a sostenere la pesante prigionia, nonchè la maternità impostagli dai bipedi.

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La proteinomania umana è un difetto culturale che ha quasi dell’incurabile

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Fatto sta che il corpo umano si fabbrica da sè tutte le proteine partendo addirittura dal fruttosio della frutta, per cui le proteine esterne immesse direttamente nel sistema, in funzione cibaria, rappresentano non un apporto proteico ma un disvalore, in quanto costringono il corpo a spendere molta energia nella disgregazione delle proteine stesse in aminoacidi.

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Le proteine animali hanno poi gravi difetti aggiuntivi

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Questo vale particolarmente per le proteine animali le quali, oltre che essere materiale proteico e dunque pesante, da disgregare chimicamente in assimilabile aminoacido, hanno anche altri difetti fondamentali, come l’eccesso di B12 e la penuria di C, l’eccesso di grassi saturi e la penuria di fibre, l’eccesso di ammoniaca e la grave penuria di acqua biologica, la presenza di diverse sostanze incompatibili col corpo umano e quindi ammalanti e cancerogene per il medesimo (cadaverina, ptomaine, putrescina, scatolo, indolo e fenolo, ecc).

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Il monito divino contro la carne si riscontra clamorosamente nell’acido urico

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Se pensiamo poi che un kg di carne (o di pesce) contiene una incredibile percentuale di acido urico (28 grammi rappresentano infatti una enormità), mentre il creatore ci ha ammoniti fin dall’inizio di non mangiare carne e pesce, non fornendoci nemmeno un milligrammo di enzima uricasi adatto alla disgregazione di tale micidiale acido (quando a cani e gatti ne ha dato in abbondanza), comprendiamo la gravità della disobbedienza e della trasgressione umana.

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Le proteine vegetali stanno in modo bilanciato in ogni pianta e in ogni frutto

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Con le proteine vegetali, che si trovano in ogni pianta a livelli minimi ed assimilabili, il discorso è assai diverso, visto che nei vegetali la natura ha inserito fibre e acqua biologica in abbondanza, enzimi e micro-nutrimenti bilanciati, anch’essi in abbondanza.

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Persino una fetta di anguria ha la sua bella e valida quota di proteine, per cui uno che si alimenti di sola anguria da mattina a sera non andrebbe mai in crisi proteica, ma solo in crisi calorica perché non ne mette dentro abbastanza, in quanto dovrebbe mangiarne circa 2 chili e mezzo, di anguria netta senza la buccia, per raggiungere i 25 grammi totali della quota media giornaliera di proteine.

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Sia le proteine che i minerali di traccia, e le vitamine di traccia (tipo la B9 o acido folico, e la B12 o cobalamina), stanno dappertutto ci sia un filo di vita, e quindi in ogni foglia e in ogni stelo d’erba, anche se in quantità strumentalmente non rilevabili.

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Ma l’uomo continua a credere più ai suoi imprecisi apparecchi di misura, che alla saggezza del creato.

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Tuberi, radici, semi e frutta da guscio, ci garantiscono il massimo apporto proteico

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Per non dire della carota, dei tuberi e delle radici in genere, alimenti ricchi di proteine e di acqua biologica, di ormoni vegetali, incluse insuline e inuline (essenziali ed innocue per i diabetici), di vitamine e soprattutto di minerali.
Esistono poi nel mondo vegetale prodotti ricchissimi di proteine concentrate, e ci riferiamo a tutti i cereali, ai semi e alla frutta da guscio, nonché ai legumi, dove il frutto edule è nel contempo il seme della pianta stessa.

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I prodotti di origine animale rappresentano il fattore numero uno di malattia per l’umanità

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Con una minima quota giornaliera di questi prodotti naturali, consumati il più possibile allo stato crudo, o al massimo con cotture intelligenti, cioè conservative ed abbreviate, l’essere umano si nutre alla perfezione e non rovina la sua salute e il suo benessere, come succede invariabilmente alimentandosi coi prodotti di origine animale, intasanti, acidificanti, putrescenti e causatori di radicali liberi.

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Le combinazioni degli alimenti sono legatissime ai tempi di digestione

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Veniamo alle combinazioni degli alimenti. Per capire le varie compatibilità, l’indice di coesistenza, l’ordine di precedenza tra una sostanza e l’altra, occorre considerare le caratteristiche chimiche ed organolettiche di un prodotto, e soprattutto i suoi tempi di digestione.

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I tempi digestivi-assimilativi-espulsivi sono facili da intendere, ed è da lì che, con semplice buon senso, possiamo capire come comportarci. Non prendiamo nemmeno in considerazione le proteine animali, visto che esse restano nel corpo come residui degenerati per 2-3 giorni interi, se non di più, per cui sono materiale scartato in partenza.

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Meloni e angurie lontano da tutto il resto, o al massimo usabili come apertura del pasto, lasciando passare mezz’ora prima di partire col piatto di insalata cruda

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La frutta è velocissima da digerire, e l’anguria è la numero uno, a condizione di essere fresca e sana, e consumata a stomaco vuoto, senza mescole con nessun’altra sostanza.
Folle è chi mette l’anguria a tavola, soprattutto a fine pasto.
Stessa cosa per il melone. Vietato anche l’uso di cucurbitacee nella macedonia (la stessa macedonia di frutta è piatto da evitare in linea generale).

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In mezz’ora di tempo le sostanze della frutta si ritrovano nel nostro sangue

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Tutta la frutta acidognola (agrumi), acquosa e dolce, viene digerita ed assimilata assai velocemente se consumata in modo corretto, vale a dire sempre a stomaco vuoto e senza troppe associazioni tra i vari frutti. Nel giro di mezz’ora le sue preziose sostanze ce le ritroviamo già nel sangue, a costo digestivo zero.

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Mele, ananas e papaie hanno la speciale caratteristica di possedere enzimi anti fermentanti, per cui, in quote modeste, possono essere consumate prima, durante e dopo un pranzo senza mandare il tutto in fermentazione alcolica, come succederebbe con gli altri frutti.

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Frutti non dolci, verdure da taglio e verdure amidacee

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I frutti non dolci da orto, tipo pomodori, cetrioli, zucchine, peperoni, finocchi, carciofi, vanno considerati alla stregua dei frutti normali, anche se la loro velocità di digestione è in genere leggermente minore.

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Le verdure a foglia si dividono in verdure da taglio (radicchi, valeriane, lattughe, tarassaco) e in verdure amidacee (vedi le crucifere, ossia cavoli, cavolfiori, verze, broccoli, cavolini di Bruxelles).

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Nelle combinazioni, il crudo va mangiato sempre prima del cotto, perché va giù più veloce grazie ai micronutrienti intatti e agli enzimi non disattivati.

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Le verdure fresche, prese in apertura, si combinano bene con qualsiasi cibo (non con la frutta)

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Le verdure tutte si combinano bene con cibi amidacei e con cibi proteici, e non con la frutta. E’ consigliato iniziare i pasti tradizionali di pranzo delle 13 e cena delle 19 (che nella mia versione ho alleggerito e ridotto a pasti non più principali e pesanti, ma ad autentici spuntini), con un bel primo piatto di insalata da taglio, più dei ravanelli o della rucola, più dei germogli e un quarto di avocado, oltre che olio vegetale da spremitura a freddo, più spruzzata di limone o spruzzatina di aceto balsamico. La verdura si può accompagnare con del buon pane integrale stile multi-cereali.

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Una vasta gamma di scelte per i secondi

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Per i secondi piatti, optare preferibilmente per le pietanze crude tipo il gazpacho spagnolo, arricchito con crocchette di pane integrate o con crostini di mais.

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La seconda scelta sarà per cibi cotti al minimo tipo patate con la buccia, patate dolci con la buccia, melanzane alla piastra o alla parmigiana, zucca, cipolle, peperoni, melanzane, asparagi, funghi.

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La terza scelta, ai limiti, sarà per cibi cotti tipo il mais fresco nel cartoccio, i vari cereali con piselli o fagioli o fave o lenticchie, la pasta integrale al dente (con pomodoro crudo o con cavolfiore o altre verdure), la pizzetta alle verdure fresche.

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Chiusura di pranzo e cena con mandorle e altra frutta da guscio

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Per la portata finale si va su una semplice manciata di frutta secca, tipo mandorle, noci, nocciole, pinoli, pistacchi, anacardi, o anche carrube.

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Qualche crocchetta secca di pane integrale o di cruschini o di crostino di mais, si può anche prendere quando ci fosse dell’appetito residuo o della semplice voglia di masticare ancora qualcosa.

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Mai nessuna bevanda a pranzo e cena, per non diluire i succhi gastrici ed allungare i tempi della digestione.
Al massimo, metà bicchiere d’acqua naturale.
Vietatissimi il caffè e il the (dopantoi e carichi di acido urico), nonché i cosiddetti digestivi.

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Acqua e vino lontano dai pasti

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Chi mangia correttamente beve anche correttamente, cioè non beve affatto, se non per motivi di reale emergenza, tipo grandi sudate o cose del genere. In ogni caso, chi ama il vino alla follia lo può sorseggiare (a pochi bicchierini, si intende, e non a bicchieri) lontano dai pasti. Chi ha sete residua e vuole farsi la bevuta d’acqua, lo faccia anche lui lontano dai pasti.

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Cambridge ha dimostrato al mondo che con il five-per-day tieni il medico away, per cui niente cancri e niente cardiopatie

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Gli esperimenti di Cambridge del 2000 hanno dimostrato al mondo che con 5 pasti sazianti di frutta al giorno, non solo ti togli il medico di torno, ma riesci a schivare vita-natural-durante i due maggiori killer mondiali che sono il cancro e le cardiopatie.

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Al five-per-day ci ero arrivato 60 anni fa da solo

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Non mi serviva Cambridge per sapere tutto questo. I cinque pasti di frutta al giorno io li facevo sin da ragazzino nell’orto di Tavagnacco e nei boschi del Roccolo, del Citon (Fontanabona) e del Cormor, sempre ricchi di frutti eduli, tipo gli spizzecui (rosa canina), le more di rovo, le more di gelso, i lamponi neri, i cuàrgnui (corgnoli), le bacche di biancospino, le mele selvatiche, le pesche selvatiche, le susine selvatiche, gli swìsui (ciliegine), gli emoli selvatici, le fragole di bosco, le bacche del sambuco, le uve residue o secche dei vigneti, le noccioline, le noci, le castagne.

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Cinque pasti di frutta scaraventati a colazione e merenda, alternabili a buoni centrifugati di tuberi e sedani

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Tornando ai miei schemi alimentari, ho dato grossa importanza ai 5 pasti sazianti di frutta, scaraventandoli lontano da pranzo e cena, in 3 colazioni alle 7, alle 9 e alle 11, e in due merende alle 16 e alle 18.

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Chi ha bisogno di rivitalizzarsi e rimineralizzarsi con una centrifuga di carote-sedano-ananas o rape-sedano-ananas o bietole-sedano-mele, o topinambur-patate-patate-dolci-zenzero, lo può fare in sostituzione del pasto mattiniero di frutta delle ore 9.

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La crema di avena, il pop-corn o altri fiocchi di cereali fatti preferibilmente in casa, per chi vuole acquisire del peso

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Chi ha bisogno di mettere su peso, o comunque di non calare ulteriormente con la frutta, che nutre ma anche pulisce e tende a far dimagrire, può optare per la crema di avena, in sostituzione del pasto-frutta delle 11, oppure optare per il pop-corn fatto in casa (senza i veleni sale e zucchero) da consumarsi con banane, o con fichi o con datteri o con uvetta secca.

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Può anche incrementare la quota cereali, o la quota di frutta secca, senza ricorrere troppo ai famosi dolcetti o agli stimolanti salatini.

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Esistono pure sul mercato non solo attrezzature per far germogliare i cereali, ma anche delle macchine portatili per produrre fiocchi integrali e freschi con diversi tipi di cereale.

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Chi ha voglia di salute, si dia pertanto da fare.

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Valdo Vaccaro – Direzione Tecnica AVA-Roma e ABIN-Bergamo

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PUBBLICATO DA VALDO VACCARO:  http://valdovaccaro.blogspot.it

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Valdo Vaccaro, nato a Mattuglie (Fiume), ex-Italia, nel 1943, da padre friulano e madre italo-croata, vivenei pressi di Udine con la moglie hongkonghiana Kathleen e i suoi due ragazzi Francesco (19) e William(12), tutti vegetariani e bravi, anche se non sempre entusiasmanti a scuola. Laureatosi in economia nel 1972 all’Università di Trieste, si è dedicato per tre anni all’insegnamento e al giornalismo. Dal 1975, dopo aver girato tutti i continenti per una grossa fabbrica udinese, ha iniziato a collaborare con diverse aziende nazionali per l’affermazione del made in Italy nell’area asiatica. Ma, parallelamente a questo filone professionale, ha continuato a credere e praticare la sua fede etica e salutistica, ad affinare il suo rispetto irremovibile per gli animali più brutalizzati e meno protetti, per i bovini e i suini delle stalle e dei porcili, per le lepri, le anatre e i fagiani dilaniati dalle doppiette, per i tonni, i cetacei e gli abitanti dei mari tiranneggiati dai pescherecci e dalle baleniere. Dopo una proficua militanza nella sheltoniana ANHS (American Natural Hygiene Society), si è laureatonel 2002 in filosofia e naturopatia.

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