LATTE ALIMENTO KILLER


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MOTIVAZIONI ETICO-SALUTISTICO-ANTROPOLOGICHE

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Dopo i primi tre anni di vita l’uomo perde gli enzimi (rennina e lattasi) preposti per la digestione del latte. L’uomo è il solo animale che continua a prendere il latte (dopo lo svezzamento) di un animale che egli considera inferiore sotto l’aspetto intellettivo, emotivo e spirituale.

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Il latte della mucca è adatto al vitello

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Tra il latte umano e quello vaccino c’è la stessa differenza tra una donna ed una mucca. Il latte della mucca è adatto al vitello che ha una velocità di crescita 3 volte superiore a quella del cucciolo umano ed una necessità proteica quasi 4 volte maggiore.

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I reni di un bambino nutrito con latte vaccino arrivano ad essere un terzo più grossi di quelli di un bambino nutrito al latte di donna: l’ipertrofia è determinata dal superlavoro cui sono sottoposti i reni a causa dell’eccesso proteico del latte vaccino che oltre ad oberare i reni ed il fegato, arreca danni all’ipofisi, alla tiroide e al surrene.

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Il latte vaccino nei bambini può provocare sanguinamento gastroenterico; è carente di ferro perchè il fosforo e il calcio che contiene interferiscono con l’assobimento di questo minerale. (Dr.ssa Elena Guarnieri, nutrizionista. (“Viversani”, maggio 2009).

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Il latte umano oltre ad avere (in assoluto) il più basso valore proteico, è anche il più dolce. Il cervello umano funziona a glucosio. I glucidi del latte umano, sotto forma di lattosio, sono essenziali per lo sviluppo cerebrale del bambino: sono presenti nel latte umano in misura quasi doppia rispetto al latte vaccino.

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Solo il 25-30% del calcio presente nei latticini viene assimilato

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Il resto viene eliminato con le feci perché i latticini non contengono la vitamina K fondamentale per il corretto assorbimento del calcio. Il latte di vacca, anche se ricco di calcio, quando è nel tubo digestivo umano la maggioranza di esso precipita sotto forma di fosfato di calcio e viene eliminato attraverso le feci. Solo una piccola parte viene assorbita.

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Nei formaggi vi è un’alta concentrazione di farmaci, di diserbanti ed additivi.

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I nitrati (conservanti) si trasformano facilmente in nitrosammine potenzialmente cancerogene. I formaggi stagionati contengono molte proteine, grassi saturi e colesterolo

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EFFETTI

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Tre quarti di tutte le allergie e metà dei problemi digestivi del bambino sono causati dal latte vaccino, oltre a casi di asma, di insonnia e di affezioni cutanee.

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Il latte produce catarro e muco che si fissa sulle pareti dello stomaco impedendo l’assorbimento delle sostanze alimentari. La caseina del latte è la base di una delle più potenti colle per il legno usata per la costruzione delle navi.

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Il latte vaccino apre la strada a: catarro, febbre da fieno, asma, bronchite, raffreddore, allergie, dissenteria, stitichezza, palpitazioni, malattie cardiache, angina, calcoli renali, artriti, spondiliti, tumori e cancro.

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Al latte e alle uova sono da attribuire almeno la metà di tutti i cancri maschili e a più di due terzi dei cancri femminili.

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Il fosforo presente nel latte vaccino è circa 6 volte maggiore che nel latte umano, questo blocca l’assorbimento del calcio provocando nel lattante una tendenza alla ipocalcemia. Il fosforo serve all’animale per costruire rapidamente il suo scheletro che gli consente di fuggire anche da cucciolo ad un pericolo improvviso.

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Rudolf Steiner sostiene che il bambino nutrito con il latte vaccino presenterà da anziano sclerosi ed invecchiamento precoce.

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Nel 1942 un’indagine in Scandinavia sui legami tra latte vaccino e l’insorgenza dell’artrite, durata 30 anni, ha dimostrato che il latte vaccino causa il fattore artritico.

Da un’indagine in alcune zone dell’India dove lo yogurt si consuma abbondantemente, pare che il galattosio sia la causa dell’insorgere della cataratta.

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I fermenti dello yogurt utilizzano per il proprio sviluppo la vit. B12 che si forma nell’intestino umano provocandone una diminuizione.

Un quinto dell’umanità vive benissimo senza usare latte vaccino: Cinesi, Giapponesi e Coreani…

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Il latte di mucca provoca nel bambino carenza di ferro.

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L’uomo del paleolitico non usava latte vaccino ma aveva ossa robustissime con una dieta basata su cereali, verdure e frutta.

Il pediatra prof. Marcello Giovannini ed il nutrizionista Ermanno Lanzola sconsigliano il latte vaccino nei primi 12 mesi di vita del bambino perché:

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ha troppe proteine;

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– ha meno lattosio del latte umano;

– ha uno squilibrato rapporto di acidi grassi;

– ha valori squilibrati di calcio e fosforo;

– è privo di fattori di difesa specifici;

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Il latte umano ha un elevato contenuto di acido linoleico, precursore delle prostaglandine e leucotrieni antiinfiammatori. Al contrario, il latte di vacca é una sostanza infiammatoria al 100%.

Il latte vaccino contiene circa 59 tipi di ormoni (pituitari, steroidei, adrenali, sessuali etc.) tra cui il piú importante l’ormone della crescita veloce dei vitelli.

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Il latte puó anche essere contaminato da prodotti chimici, ormoni, antibiotici, pesticidi, pus proveniente dalle mastiti, virus, batteri, prioni…viene arricchito con additivi, vitamine e minerali sintetici, semi, piante, frutti, proteine, acidi grassi… In alcuni casi, anche grassi di animali diversi.

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Le sostanze tossiche che con piú frequenza si possono trovare in un bicchiere di latte di vacca sono:

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– Metalli e plastica;

– Detergenti e disinfettanti;

– Pesticidi e fertilizzanti;

– Micotossine: provenienti dal mangime che si dá alle vacche; – – – Antibiotici ed altri farmaci;

– Diossine.

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MALATTIE CONNESSE AL CONSUMO DI LATTE

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ANEMIA FERROPENICA; ARTRITE REUMATOIDE E OSTEOARTRITE; ASMA; AUTISMO; CANCRO ALLO STOMACO; CANCRO DELLA MAMMELLA; CANCRO DI OVARIO; CANCRO DI PANCREAS; CANCRO DI PROSTATA; CANCRO AL POLMONE; CANCRO AL TESTICOLO; CATARATTA; COLITE ULCEROSA; DIABETE MELLITUS TIPO 1; DOLORI ADDOMINALI SENZA INTOLLERANZA AL LATTOSIO; MALATTIA DI CROHN;

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MALATTIE CORONARIE; SCLEROSI MULTIPLA; STITICHEZZA; FATICA CRONICA; INCONTINENZA URINARIA; INTOLLERANZA AL LATTOSIO; LINFOMI; EMICRANIA; ORECCHIE, NASO, GOLA; REAZIONI ALLERGICHE; EMORRAGIE GASTROINTESTINALI; SINDROME DI CATTIVO ASSORBIMENTO; PROBLEMI DI SONNO; ULCERA PEPTICA.

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IL PROBLEMA DEL CALCIO

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Negli Stati Uniti, il paese maggior consumatore mondiale di latte, c’é un’incidenza maggiore di osteoporosi tra la sua popolazione.

Il Progetto di nutrizione Cornell Oxford-Cina, salute e ambiente, che si iniziò nel 1983 con uno studio delle abitudini quotidiane di 6500 abitanti di 65 province disperse nella Cina rurale, una delle ricerche più rigorose effettuate in materia di salute, si provò che le donne che non bevevano latte di vacca non soffrivano di osteoporosi. Se lasciavano questa dieta e introducevano latte di vacca, i loro livelli di calcio si abbassavano e aumentava l’incidenza di questa patologia.

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Le ricerche svolte dal dottor John McDougall (medico nutrizionista del ST. Helena Hospital di Napa California, USA) dimostrarono che le donne dell’etnia Bantú che non bevono latte di vacca pur avendo una media di 10 figli e li allattano per lunghi periodi, non soffrono osteoporosi.

Il lavoro del Dr. William Ellis, ex presidente dell’Accademia Americana di Osteopatia Applicata, stabilì che le persone che bevevano da 3 a 5 bicchieri di latte al giorno presentano i livelli più bassi di calcio nel sangue.

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Lo Studio pubblicato dall’American Journal of Clinical Nutrition stabilì che l’eccesso di proteine del latte é uno dei fattori più importanti nello sviluppo dell’osteoporosi. Inoltre si dimostrava che fino all’età di 65 anni le donne che non bevevano latte ed erano vegetariane, avevano solo il 18% di perdita ossea, mentre le onnivore avevano una perdita ossea del 35%. Studi più recenti mostrano che con un’ingestione di 75 grammi giornalieri di proteine del latte si perde più calcio nell’urina di quello che si assorbe attraverso la dieta.

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L’OPINIONE DI JEAN SEIGNALET

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Il dottor Seignalet-ematologo, immunologo, biologo e cattedratico di Medicina all’Universitá di Montpellier, a proposito del latte riferisce: “Il pericolo della mancanza di calcio é un’illusione. É vero che il latte di vacca é ricco in calcio, però una volta che si trova nel tubo digestivo umano, l’immensa maggioranza di esso precipita sotto forma di fosfato di calcio e viene eliminato attraverso le feci. Solo una piccola parte viene assorbita. Il calcio assimilabile é apportato in quantità più che sufficiente dai vegetali, ortaggi, legumi secchi, verdure, frutta secca e fresca. Eliminare dall’alimentazione il latte animale non provoca carenza di calcio. Al contrario, il regime alimentare che esclude i derivati del latte, blocca 70 volte su 100 l’evoluzione dell’osteoporosi e permette di recuperare parte del terreno perso”.

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LA CASEINA DEL LATTE

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Il bambino lattante assimila completamente la caseina del latte materno ma non quella del latte di vacca. La caseina animale in alcune persone aderisce ai follicoli linfatici dell’intestino impedendo l’assorbimento di altri nutrienti. Sbarazzarsi dei suoi residui metabolici causa perdita energetica per l’organismo e può provocare problemi immunologici.

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I GRASSI DEL LATTE

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Il latte umano contiene 45 grammi di lipidi per litro, dei quali 55% sono acidi grassi poliinsaturi, e 45% di saturi; ha, soprattutto, un elevato contenuto di acido linoleico, precursore delle prostaglandine e leucotrieni antiinfiammatori. Al contrario, il latte di vacca contiene un 70% di acidi grassi saturi e 30% di poliinsaturi. Inoltre questo 30% di poliinsaturi perde le sue proprietá quando per effetto del calore (tra i 40 º e i 45ºC) si denaturano e non possono essere precursori di sostanze antiinfiammatorie. Per questo il latte trattato per il consumo é una sostanza infiammatoria al 100%.

I bambini che sono soliti bere vari bicchieri di latte al giorno hanno le arterie in peggiori condizioni di quelli che non lo prendono.

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LA CARICA ORMONALE

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La professoressa Jane Plant, autrice del libro “La tua vita nelle tue mani” spiega che l’IGF1 é specialmente attivo durante la pubertà e la gravidanza. Nel caso delle bambine adolescenti quest’ormone stimola la crescita del tessuto della mammella. Durante la gravidanza aumenta i tessuti mammari e i dotti del latte materno per favorire l’allattamento. Alti livelli di quest’ormone incrementano fino a tre volte il rischio di soffrire di cancro della mammella o di prostata da parte di quelli che consumano molto latte, come la carne delle vacche da latte. Nello stesso modo gli estrogeni che si aggiungono al latte bovino sono altri fattori che stimolano l’effetto nocivo di quest’ormone e che indirettamente favoriscono la comparsa di tumori.

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Sostanze tossiche nel latte.

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I macchinari utilizzati negli allevamenti per trasportare e immagazzinare il latte può contaminarlo. Di fatto si é arrivati a trovare in esso ferro, rame, piombo, cadmio, zinco etc… o loro residui.

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Detergenti e disinfettanti.

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Formiolo, acido borico, acido benzoico, sali alcalini, bicromato di potassio etc…sostanze che si usano nella pulizia e disinfezione del materiale che viene a contatto col latte. Il suo uso viene giustificato dal fatto che l’acqua da sola é incapace di trascinare i resti di materia organica e distruggere i batteri che contaminano le istallazioni e che possono passare al latte.

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Pesticidi e fertilizzanti.

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Nel mangime che si dà alla vacca si possono trovare composti chimici: acaricidi, nematicidi, fungicidi, rodenticidi, erbicidi, DDT, dieldrin, lindano, metoxicloro, malation, aldrin etc…che possono causare il cancro.

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Micotossine.

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Provenienti dal mangime che si dà alle vacche, quando é contaminato da muffe, specialmente Aspergyllus flavus.

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Antibiotici ed altri farmaci.

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Impiegati nel trattamento e prevenzione delle malattie infettive e parassitarie delle vacche: possono passare al latte contaminandolo. La maggioranza delle industrie casearie usano circa 60 tipi di trattamento chimico per trattare i gonfiori del capezzolo dopo ogni minzione e per ridurre la propagazione della mastite nei branchi.

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Diossine.

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Derivati del cloro sono relazionati col cancro di polmone ed i linfomi. La esposizione alla diossina é stata messa in relazione con il diabete, i problemi di sviluppo del bambino e diversi problemi di squilibrio del sistema immunitario.

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MALATTIE CONNESSE AL CONSUMO DI LATTE

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ANEMIA FERROPENICA.

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Il Dr. Frank Oski (direttore del dipartimento di Pediatria della scuola di medicina dell’Universitá John Hopkins (USA) asserisce che nel suo paese tra il 15 e il 20% dei bambini minori di due anni soffrono anemia ferropenica e che la metà del resto delle anemie che si producono negli USA sono relazionate con il consumo di latte e suoi derivati a causa delle piccole emorragie gastrointestinali che il latte può provocare.

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ARTRITE REUMATOIDE E OSTEOARTRITE.

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Si é constatato che i complessi antigene-anticorpo generati dal latte si depositano a volte nelle articolazioni provocandone infiammazione e tumefazione. Studi realizzati nell’Universitá della Florida (USA) confermano che i sintomi si aggravano in pazienti, che consumano latte, con artrite reumatoide. In un articolo pubblicato nella rivista Scandinavian Journal of Rheumatology, si affermava che in persone affette da questa patologia quando smisero di ingerire latticini e bevvero solo acqua, té verde, frutta e succhi vegetali entro 7 e 10 giorni l’infiammazione e il dolore diminuirono significativamente: quando uno tornava a una dieta latto-ovo-vegetariana i sintomi riapparivano. Un gruppo di ricercatori israeliani dimostrò nel 1985 che il latte può indurre anche l’artrite reumatoide giovanile.

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ASMA.

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Il latte può stimolare la produzione eccessiva di muco nelle vie respiratorie. L’allergia al latte é causa di asma. I bambini con eccesso di muco e difficoltà respiratorie ai quali si toglie il latte di vacca migliorano in modo sorprendente.

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AUTISMO.

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I sintomi neurologici dei pazienti autistici peggiorano quando consumano latte o grano. Si crede che i peptidi del latte possano avere un effetto tossico nel sistema nervoso centrale interferendo con i neurotrasmettitori. Nelle loro ricerche i dottori dell’Universitá di Roma notarono un miglioramento marcato nel comportamento di questi malati dopo aver smesso di ingerire latte per otto settimane. Nel loro sangue c’erano alti livelli di anticorpi contro la caseina, la lattoalbumina e la betalattoglobulina.

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CANCRO ALLO STOMACO.

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Ricercatori dell’Istituto Nazionale di Salute Pubblica di Morelos (Messico) trovarono un aumento significativo di rischio di contrarre cancro allo stomaco in pazienti che consumano latticini: in quelli che consumavano anche carne, il rischio triplicava.

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CANCRO DELLA MAMMELLA

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Il latte é considerato da molti esperti causa diretta di questo tipo di cancro. Se a questo si aggiunge l’influenza dell’ormone insulinico, le probabilitá di contrarlo aumentano considerevolmente nelle grandi consumatrici di latte.

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CANCRO DI OVARIO.

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Il galattosio (uno degli zuccheri del latte) é stato messo in relazione anche con il cancro dell’ovario. Alcuni ricercatori affermano che le donne che bevono più di un bicchiere di latte intero al giorno hanno tre volte più probabilità di contrarre cancro di ovario rispetto a quelle che non ne bevono.

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CANCRO DI PANCREAS.

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Ricercatori dell’ Universitá di Harvard (USA) affermano che esiste una relazione “positiva e forte” tra il cancro del pancreas e il consumo di latte, uova e carne.

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CANCRO DI PROSTATA.

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Secondo il Dr. Chan (epidemiologo dell’Universitá di Harvard) il consumo di molto latte e suoi derivati é associato con un incremento del rischio di cancro di prostata nell’uomo. Ciò può essere dovuto al fatto che l’alto contenuto di calcio nel latte fa diminuire la quantitá di vitamina D del corpo incaricata di proteggere dal cancro di prostata. Epidemiologi italiani del Aviano Cancer Center calcolarono che se si prendono due o più bicchieri di latte al giorno il livello di rischio di soffrire questo cancro aumenta 5 volte. Un altro studio (realizzato dalla stessa equipe di ricercatori dimostrò che gli uomini che consumano grandi quantità di latte e/o latticini hanno un 70% di rischio in più di contrarre cancro di prostata. Il consumo di latte scremato é associato con un maggior incremento rispetto a quello intero.

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CANCRO AL POLMONE:

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Ricercatori olandesi nel 1989 hanno concluso che le persone che bevono due o più bicchieri di latte al giorno hanno una probabilità 2 volte maggiore di sviluppare cancro al polmone di quelle che non lo bevono. Le persone che bevono questa stessa quantità di latte scremato sembrano essere più protette. Inoltre si é documentato che esiste una relazione diretta tra l’ormone somatotropina e il cancro al polmone, e tra questo e la diossina che contamina il latte. In un articolo pubblicato nel giornale americano The Washington Post, si affermava che le persone che consumano grandi quantità di grassi (carne e latticini) sono 10 volte più predisposte a contrarre il cancro, specialmente di polmone.

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CANCRO AL TESTICOLO.

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Ricercatori britannici scoprirono che esiste una relazione tra il cancro testicolare e il consumo di latte. Il rischio incontrato fu 7,19 volte maggiore rispetto alla popolazione generale e aumenta di un 1,39 per ogni quarto di litro di latte in più che si consuma.

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CATARATTA.

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C’é una crescente evidenza della relazione tra il consumo di latte e la cataratta. Secondo diversi studi scientifici le popolazioni umane che consumano grandi quantità di latticini hanno una maggior incidenza di cataratta rispetto a quelli che lo evitano. Questo difetto é stato posto in relazione con il lattosio e il galattosio.

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COLITE ULCEROSA.

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Anche in questo disturbo è stato associato il consumo di latte.

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COLON IRRITABILE.

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Ci sono diversi studi che mettono in relazione il consumo di latte con lo sviluppo di questa patologia.

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DIABETE MELLITUS TIPO 1.

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Diversi studi dimostrano che i lattanti alimentati con latte di vacca presentano un maggior rischio di soffrire di diabete insulino dipendente. Uno studio pubblicato nella Rivista di medicina della Nuova Inghilterra identifica il latte come “elemento responsabile o fattore scatenante in alcune persone geneticamente sensibili”. Eliminare il latte e derivati dalla dieta infantile potrebbe diminuire drasticamente l’incidenza di questo tipo di diabete.

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MALATTIA DI CROHN.

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Il Dottor John Hermon-Taylor, direttore del Dipartimento di Chirurgia della Scuola di Medicina dell’Hospital St. George (Gran Bretagna) afferma: “Dopo aver studiato la malattia di Crohn per 20 anni, la Paratubercolosi é indubbiamente associata a questa patologia e che questo microorganismo si trasmette fondamentalmente attraverso il latte perché la pastorizzazione non lo distrugge”. In uno studio realizzato tra il 1990 e il 1994 sui contenitori per il latte si trovò che il 7% di essi erano contaminati con la Paratubercolosi.

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MALATTIE CORONARIE:

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Numerosi ricercatori relazionano alcuni componenti del latte (il colesterolo, i grassi, il suo alto contenuto in calcio, la presenza di xantina ossidasi, etc.) con questo tipo di problemi. L’enzima bovino xantina-ossidasi causa problemi quando il latte é omogeneizzato: il suo danno si centra nei vasi sanguigni. Sembra che questo enzima attraverserebbe intatto le pareti intestinali facendosi trasportare dal sangue e distruggerebbe il masmogeno, uno dei componenti della membrana delle cellule che formano il tessuto cardiaco. Uno di questi ricercatori é il dottor Kurt Oster, capo di servizio di cardiologia dell’ospedale Park City a Bridgeport (USA), durante un periodo di quasi 4 anni studiò 75 pazienti che soffrivano di angina pectoris e arteriosclerosi. Quando si eliminò il latte dalla loro dieta e gli si dette acido folico e vitamina C (entrambe combattono la xantina-ossidasi) il dolore diminuì.

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Il dottor Kurt Esselbacher ( dell’Universitá di Harvard) afferma che: “Il latte omogeneizzato, dovuto al contenuto di xantina-ossidasi, é uno delle cause maggiori di malattie coronarie negli Stati Uniti”. Studi realizzati in Russia secondo i quali chi beve tre o più bicchieri di latte al giorno ha 1,7 volte più probabilità di soffrire malattie ischemiche cardiache di chi non ne consuma. Il consumo abituale di latticini aumenta il colesterolo cattivo (LDL). Anche il consumo di proteine lattee sembra avere una relazione diretta con la mortalità coronaria. Inoltre le proteine del latte contribuiscono alla formazione di omocisteina: la connessione tra il latte, il lattosio, il calcio e l’omocisteina potrebbe essere responsabile della calcificazione delle arterie.

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SCLEROSI MULTIPLA.

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Scienziati dell’Università di Michigan (USA) hanno potuto stabilire una relazione tra la sclerosi multipla e un eccessivo consumo di latte.

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STITICHEZZA.

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Il latte é causa accertata di stitichezza in bambini ed anziani. La sua eliminazione dalla dieta e un maggior consumo di verdure e fibra di solito risolve questo problema. Allo stesso modo, tanto la stitichezza cronica come le lesioni perianali sono state associate ad una chiara intolleranza al latte di vacca.

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FATICA CRONICA.

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Secondo uno studio realizzato con bambini a Rochester (New York) nel 1991, bere latte aumenta 44,3 volte il rischio di soffrire questa malattia.

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INCONTINENZA URINARIA:

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Molti bambini che bagnano le lenzuola smettono di farlo quando eliminano dalla loro dieta il latte, i prodotti che lo contengono ed i loro derivati.

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INTOLLERANZA AL LATTOSIO.

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Il lattosio, zucchero del latte, per essere utilizzato dal nostro organismo deve essere previamente idrolizzato per mezzo di un’enzima chiamato lactasi, che sparisce lentamente quando cominciano a crescere i denti. Nella razza bianca la lactasi resta per più tempo che nella razza negra. Nella maggior parte delle persone che non producono lactasi, o lo producono a livelli molto bassi, il lattosio non idrolizzato passa all’intestino dove viene attaccato dai batteri generando fermentazione, meteorismo, coliche, diarrea, etc. oltre che irritazione delle pareti intestinali, micro-ferite con perdite di sangue che possono provocare carenza di ferro. Inoltre il lattosio può favorire l’assimilazione dei metalli pesanti come il cadmio, il mercurio e il ferro ed altre sostanze tossiche.

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LINFOMI.

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In uno studio realizzato nell’Università di Bergen (Norvegia) durante un anno e mezzo con quasi 16.000 pazienti si osservò che le persone che consumano due bicchieri di latte al giorno presentano un rischio 3,4 volte maggiore di soffrire di linfoma rispetto a quelli che ne bevevano di meno. Pare che il latte di vacca possa trasmettere il virus della leucemia bovina. Questo stesso studio trovò un’associazione, anche se debole, tra il consumo di latte e il cancro ai reni ed agli organi riproduttivi femminili. Un altro meccanismo attraverso il quale si può contrarre linfoma é il latte contaminato con diossina.

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EMICRANIA:

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Si é provato sperimentalmente che quando si sopprime il latte dalla dieta di pazienti affetti da emicrania si riducono significativamente i sintomi.

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ORECCHIE, NASO, GOLA.

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 Nel 1994 la rivista Natural Health pubblicava una serie di scoperte che relazionano al latte l’aumento di infezioni di orecchie e gola. Gli studi dimostrano che le tonsille e le adenoidi si riducono quando si limita il consumo di latte.

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REAZIONI ALLERGICHE.

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L’allergia alle proteine del latte di vacca é una reazione dei meccanismi immunologici a una o piú proteine del latte (caseina, alfa lattoalbumina, betalattoglobulina). Attualmente molti studi medici riconoscono la relazione tra il latte e le reazioni allergiche stabilendone la prevalenza tra un 2 e un 5% della popolazione mondiale.

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EMORRAGIE GASTROINTESTINALI.

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Dovute all’intolleranza alle proteine del latte di vacca nei bambini sono state adeguatamente documentate. Il sanguinamento é cosí serio che si colloca come una delle cause più comuni di anemia nei bambini.

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SINDROME DI CATTIVO ASSORBIMENTO.

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Ricercatori dell’Universitá di Helsinki (Finlandia) hanno provato la relazione tra le proteine del latte e il danno alla mucosa intestinale. Questo danno é caratterizzato da diarrea cronica, vomito e crescita ritardata.

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PROBLEMI DI SONNO.

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Studi realizzati nell’Università Free di Bruxelles tra gli anni1986 e 1988 confermarono la relazione tra il consumo di latte ed i problemi di sonno nei bambini. Tutti i sintomi miglioravano quando si escludeva il latte dalla dieta e peggioravano quando lo si riintroduceva. Il tempo medio per notare un miglioramento era di 5 settimane. Anche l’agitazione che manifestavano i bambini diminuiva.

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ULCERA PEPTICA.

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Il latte e derivati aggravano tutti i sintomi. Il sollievo temporaneo che in passato sentivano questi pazienti era dovuto semplicemente al fatto che normalmente il latte lo si beveva freddo ed era la temperatura del liquido che faceva migliorare temporaneamente la situazione.

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ALTRE REAZIONI PROVOCATE DAL LATTE.

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Acidosi lattea associata all’allergia al latte di vacca; difficoltà di apprendimento in bambini e, alcuni casi, infertilità femminile. Le madri che bevono latte di vacca durante il periodo dell’allattamento espongono i loro figli ai rischi associati a quest’alimento.

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L’omogeneizzazione.

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Un processo meccanico mediante il quale si riduce la misura delle particelle di grasso del latte evitando che la crema si concentri nella superficie. Si spara un getto di latte a pressione contro una placca di acciaio ad una temperatura tra 50 e 60ºC: si ottiene un latte più bianco che si mantiene liquido nel contenitore ma si rompono anche gran parte delle strutture lipidiche e proteiche. Secondo alcuni esperti, diminuire di 10 volte la dimensione delle particelle di grasso può far aumentare il rischio di soffrire attacchi al cuore in quelli che ne consumano grandi quantitá, probabilmente a causa dell’enzima bovino xantina-ossidasi che attraversa intatto le pareti intestinali e, utilizzando il sangue come veicolo, distruggerebbe il masmogeno, un componente delle membrane cellulari del tessuto cardiaco.

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Pastorizzazione.

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Consiste nell’applicazione di alte temperature per un determinato tempo. Con questo metodo si distrugge la maggior parte dei microorganismi che possono alterare il latte, ma non tutte le spore: si ottiene il latte fresco del giorno che si mantiene in condizioni adeguate solo per 2 o 3 giorni. Esistono due tipi di pastorizzazione: quella alta (che dura 15 secondi ad una temperatura di 72ºC) e quella bassa (che dura 30 minuti a 65ºC). Il latte é poi sottoposto ad un raffreddamento rapido, ma se quest’ultimo trattamento non avviene in forma corretta possono germininare le spore che sono sopravvissute al trattamento termico. Inoltre con questo metodo si produce la coagulazione delle proteine e si perde il 5% delle vitamine B1 e B6, il 10% della B12 e il 25% della vitamina C. La pastorizzazione disgrega calcio, magnesio e fosfati indispensabili per la formazione delle ossa, oltre a causare parziale coagulazione delle proteine.

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Sterilizzazione.

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Un processo che combina alte temperature in un tempo abbastanza lungo: si assicura l’assenza di germi patogeni e tossine ed il prodotto si mantiene in buone condizioni per un tempo più lungo. Con questo processo si perdono però le vitamine B1, B2, B3, B6, B12, A, C, D ed alcuni amminoacidi essenziali.

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UHT.

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Latte che é stato trattato a temperatura molto alta per un tempo molto corto. Con questo metodo le alterazioni biochimiche a danno delle proteine sono molto importanti.

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Tipi di latte di vacca.

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Latte intero.

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Presenta il maggior contenuto di grasso del latte. Il suo apporto calorico e di colesterolo é molto elevato: un bicchiere di latte apporta 7,2 grammi di grasso e 123 calorie: l’impatto di questa sostanza sul sistema cardiovascolare è molto significativo.

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Latte scremato.

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Ha meno calorie del latte intero. In funzione della quantità di grasso si chiama “scremato” (<0,18%) o “semiscremato” (0,5-2%). Ha un sapore più gradevole ma il suo valore nutritivo è scarso.

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Latte condensato.

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Latte al quale si toglie circa un 60% del contenuto acquoso e gli si aggiunge un 40% in peso di zucchero per impedire la proliferazione di batteri.

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Latte in polvere.

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Si ottiene scaldando il latte liquido fino a fargli perdere circa il 60% dell’acqua che contiene. Nel processo si perdono tra un 25 ed un 50% delle vitamine idrosolubili (vitamina C e complesso B).

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Formaggi.

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Le materie prime utilizzate possono essere molto diverse, come i processi di elaborazione: tutti hanno bisogno della coagulazione della caseina per mezzo del caglio. Il caglio si elabora con mucosa seccata della quarta cavitá stomacale dei ruminanti e, a volte, del maiale. Perciò nutrendosene si ingerisce un derivato animale.

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Una storia reale

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La storia della professoressa Jane Plant, goechimica e capo scientifico del British Geological Survey è un esempio significativo per molte donne: é sopravvissuta a 5 tumori della mammella e alle pratiche mediche convenzionali per trattare i suoi cancri. Lo ha fatto, come ella stessa afferma, eliminando tutti i latticini dalla sua dieta.

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“Soffrí l’amputazione di una mammella, mi sottomisero a radioterapia e a chemioterapia molto dolorosa. Mi videro specialisti tra i più eminenti del mio paese: dentro di me sentivo che stavo per morire e fui al punto di arrendermi” racconta la professoressa Plant nel suo libro (La tua vita nelle tue mani) e racconta la propria esperienza e come arrivò all’idea che le ha salvato la vita. “All’origine di un viaggio con mio marito in Cina cominciai a pensare che la mia malattia era inesistente in quel paese. Di fatto solo una tra 10.000 donne muore di cancro al seno in Cina mentre solo nel Regno Unito le cifre officiali parlano di una ogni 12. Allora con mio marito (uno scienziato) cominciammo a studiare il modo di vita e l’alimentazione delle orientali fino a che arrivammo all’idea che mi salvò la vita: le donne cinesi non si ammalano di cancro al seno, né gli uomini sviluppano tumori prostatici perché sono incapaci di tollerare il latte e, pertanto, non lo prendono. I cinesi non utilizzano mai il latte e tanto meno per allattare i loro bambini! Non è una casualità che piú del 70% della popolazione mondiale sia incapace di digerire il lattosio.

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Allora decisi di sopprimere completamente l’ingestione di latticini, compresi tutti gli alimenti che contengono un po’ di latte: zuppe, biscotti, dolci, margarine etc… E cosa successe? In solo pochi giorni il tumore cominciò a ridursi. Due settimane dopo il tumore cominciò a prudere. Dopo diventò più blando e cominciò a diminuire. Sei settimane dopo era sparito. Il mio oncologo del Charing Cross Hospital di Londra non poté reprimere un’esclamazione di meraviglia: “Non lo trovo!”. Indubbiamente non si aspettava che qualcuno con un cancro tanto avanzato (che aveva invaso il mio sistema linfatico) potesse sopravvivere”.

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Piú di 60 donne che soffrivano di cancro al seno si misero in contatto con lei per domandarle consiglio. I loro tumori sparirono.

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La Plant spiega che la relazione tra i latticini e il cancro al seno é simile a quella che esiste tra il tabacco e il cancro di polmone. Ma non solo questo. Ad esempio nel 1989 il dottor Daniel Cramer (dell’Universitá di Harvard) determinó che questi prodotti sono implicati anche nella comparsa del cancro di ovario. E i dati sul cancro di prostata conducono a conclusioni simili. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) afferma che il numero di uomini che soffre questo cancro in Cina é dello 0,5 per ogni 10.000 persone, mentre nel Regno Unito la cifra é 70 volte maggiore, La chiave sta dunque, senza dubbio, nel consumo di latticini.

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Per la professoressa Plant il latte di vacca é un grande alimento… ma solo per il vitello! Ed afferma che la natura non lo ha destinato ad essere consumato da nessun’altra specie. “Spero che la mia esperienza possa servire a più donne ed uomini che, senza saperlo, possono star male a causa dei latticini che consumano.”

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Fonte: www.luigiboschi.it

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Sebastiano

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14 Risposte to “LATTE ALIMENTO KILLER”

  1. maria teresa Says:

    Avevo già capito, sin da ragazzina, che il latte mi dava dei disturbi. Quanta colite, fino ad infiammare l’appendice. E poi l’atuale intolleranza al lattosio. Condivido in pieno questa ricerca!

    • marco Says:

      Non può essere definita ricerca in quanto non c’è nessuna evidenza scientifica a dimostrarlo!! questa è pura disinformazione!! creduloni!! informatevi su internet prima di credere a certe sciocchezze!!

  2. franz Says:

    Si, certo… gli aerei contro le torri gemelle sono stati lanciati dagli americani (è stato un complotto della CIA) e le scie chimiche esistono davvero. Questa è controinformazione da quattro soldi e terrorismo gratuito.

    • Sebastiano Tringali Says:

      @ Franz,
      Forse hai sbagliato sito (Torri gemelle, scie chimiche). Questa è informazione salutistica che vale un tesoro, e insegna ad autogestirsi responsabilmente la propria salute.

  3. Sebastiano Tringali Says:

    Andrea ha scritto:

    Grazie per le informazioni. Io non bevo latte da tanti anni, ma il medico mi ha detto che il calcio che non trovo nel latte lo posso trovare in un bel pezzo di parmigiano. Ovviamente tu non sarai d’accordo. Dacci allora alcuni consigli di alimenti sostitutivi al latte per poter disporre di quelle sostanze, come il calcio, utili al nostro organismo.

    Risposta

    @ Andrea,
    Intanto nè il latte animale nè i formaggi e latticini vari che si ricavano dal latte hanno calcio disponibile per il corpo, per tutti i motivi che sono stati spiegati. Diversa è la situazione del latte materno, che passa direttamente dal seno della madre al bambino senza manomissione alcuna. Il latte ed i latticini e derivati vari sono alimenti morti, senza enzimi, senza vita, nocivi al corpo umano, che è l’unico animale intelligente che continua a consumare latte, e di un’altra specie, anche dopo lo svezzamento.

    Non devi preoccuparti dove prendere il calcio, il calcio lo trovi in abbondanza in tutti i cibi vegetali, frutta e verdura crudi, ortaggi crudi in genere, frutta a guscio, legumi, ecc. Certamente in una alimentazione in cui la frutta e la verdura sono un complemento opzionale, e il cibo cotto devitalizzato o elaborato a livello industriale è la normalità, il problema del calcio rimane e non lo risolvi nè col latte e il formaggio, e nemmeno con gli integratori.

    Il nostro corpo è molto più intelligente di quanto noi pensiamo. Sbagliamo ad assumere integratori di calcio o di vitamine per dare al corpo il supplemento di vitamine o sali minerali o calcio di cui abbiamo bisogno. Tu cerca di dare al tuo corpo del cibo vivo e crudo, ed il tuo corpo(il nostro Sistema Immunitario, il Medico Interno), provvederà ad estrarre tutti i nutrienti di cui ha bisogno nella giusta quantità. Il nostro corpo è una Macchina Biologica, che ha vita a sè, ha una intelligenza sua nell’autogestirsi, e a volte guarisce nonostante gli “aiuti” che la Scienza Medica vorrebbe offrirgli sottoforma di pastiglie ed integratori vari.

    Bisogna fare una scelta, un’esperienza, e poi scegliere da quale parte stare. Non si tratta di una diatriba religiosa: o sei per te, e scegli cibi sani e naturali, o sei contro te stesso e ti mangi tutto quello che la pubblicità diffonde. Ciao.

  4. claudia Says:

    Ho trovato l’articolo molto interessante e al tempo stesso preoccupante non tanto per me ma per mio figlio di 3 anni. Eliminando il latte per la colazione si potrebbe dare lo yogurt? E per i formaggi si devono eliminare tutti o solo quelli stagionati?

    • Sebastiano Tringali Says:

      @ Claudia,
      Il problema non coinvolge soltanto il latte e tutti i suoi derivati, che sono trattati in questo articolo. Il problema della cattiva alimentazione, a cominciare dei bambini, e totale. I genitori dovrebbero essere il primo pediatra, ma vediamo che i bambini sono rimpinzati generalmente a base di merendine, cioccolatini, caramelle e coca cola. Il problema personale non è risolvibile rispondendo alla tua domanda, ma richiede che i genitori stessi si attrezzino culturalmente a come gestire la propria salute e quella dei loro figli. Io non sono un medico, posso soltanto dirvi: informatevi, responsabilizzatevi, e prendete la vostra salute nelle vostre mani. Questa è una Scuola della Salute sulla base dell’Igienismo Naturale, lo studio è compito vostro.

    • marco Says:

      Continua a dare tranquillamente il latte e derivati del latte a tuo figlio, le informazioni che riportano questi post di controinformazione, fatti dai “vegani” , servono a spaventare tanti creduloni!! se la notizia fosse vera ci dovrebbero essere articoli scientifici a dimostrarlo. l’unico modo per poterci credere è che vengano pubblicate le evidenze scientifiche, che invece ti do io se conosci un po l’inglese… eccole http://www.hsph.harvard.edu/nutritionsource/what-should-you-eat/calcium-full-story/index.html …in breve dice che ….il consumo di prodotti lattiero-caseari e di calcio HA EFFETTI BENEFICI SULLA SALUTE E SULLE OSSA, E RIDUCE IL RISCHIO DI IPERTENSIONE E CANCRO AL COLON. Mentre i benefici sulla pressione arteriosa sembrano abbastanza piccoli, la protezione contro il cancro al colon sembra un po ‘più evidente, e LA MAGGIOR PARTE DI QUESTI BENEFICI SI HANNO BEVENDO SOLO 1 O 2 BICCHIERI DI LATTE AL GIORNO IN AGGIUNTA A CIO’ CHE OTTENIAMO DAGLI ALTRI ALIMENTI DELLA NOSTRA DIETA… e dice tanto altro….

  5. lilla Says:

    ciao tutto questo vale anche per la carne…ovviamente!

    • Sebastiano Tringali Says:

      Si.

  6. steeve Says:

    campo della salute esistono innumerevoli terapie alternative, promosse da guru le cui pozioni promettono di guarire da tutti i mali, con percentuali di successo mirabolanti. La maggior parte delle volte, queste cure alternative sono definite dai loro proponenti “naturali” e si basano su prescrizioni relative all’alimentazione. Prendiamo ad esempio la dieta crudista, un regime alimentare vegano che fa a meno di cibi di origine animale, ma anche di prodotti cotti, come cereali e spesso anche legumi, prediligendo frutta, verdura, semi e frutta secca. Sui siti che la promuovono si sostiene che questo approccio alimentare consente di curare decine di mali, dalla stipsi[1] all’ipotiroidismo[2], passando per malattie come la sclerosi multipla[3] o l’immancabile cancro[4]. È indubbio che ciò che mangiamo abbia una forte influenza sulla salute, e forse per questo molti “esperti” cercano in questo campo soluzioni pratiche, veloci e soprattutto di facile comprensione per lucrare sulle malattie, o sulla paura delle stesse.
    Gli alimenti impattano sulla nostra salute in molti modi diversi e uno dei problemi maggiori che la nostra società deve affrontare è legato al fatto che l’industria alimentare, per ottimizzare i profitti e massimizzare le vendite, tende a utilizzare nella fase di produzione ingredienti scadenti o di scarsa qualità, piuttosto che ingredienti di qualità e salubrità superiori che, inevitabilmente, costerebbero di più anche al consumatore. Ad esempio, per i prodotti industriali è molto comune l’uso di olio di cocco o di palma, ricchi di acidi grassi saturi, mentre sarebbe preferibile utilizzare olio extravergine d’oliva. Questa logica di mercato finisce con l’avere delle ricadute negative che alimentano un sentimento di generalizzata sfiducia e che costituiscono il brodo di coltura di accuse spesso infondate, dicerie, leggende metropolitane che non si fondano su riscontri concreti, o che esasperano ed estremizzano dei dati di realtà.

    Indice
    1 Il latte
    2 L’aspartame
    3 Lo zucchero
    4 Note

    Il latte
    Uno degli alimenti verso cui vengono rivolte più critiche è il latte. Esistono decine di accuse a latte e latticini, alcune fanno addirittura sorridere per quanto siano assurde, altre diffondono panico ingiustificato[5]. Ad esempio è possibile trovare scritto su un sito abbastanza noto «Il latte di mucca è un fluido malsano (NdR: specie quello pastorizzazione sic), proveniente da animali malati, specie di Tubercolosi (NdR: salvo quelli allevati in modo biologico e lasciati pascolare nei campi allo stato brado) che hanno un’ampia gamma di malattie pericolose (NDR: soprattutto perche’ sic vaccinati e questi sono anche trattati farmacologicamente ed allevati con alimenti malsani), quindi latte che contiene sostanze che hanno un effetto negativo cumulativo su tutti coloro che lo consumano, anche se non pastorizzato[6]». Addirittura si dice che il latte pastorizzato contiene batteri nocivi, quando la pastorizzazione è fatta appositamente per eliminare possibili contaminazioni.
    Secondo i detrattori di questo alimento, la pericolosità del latte è dimostrata ad esempio dal fatto che nella specie umana si sia sviluppata l’intolleranza al lattosio, il principale componente del latte. I dati relativi a questa patologia mostrano che essa è effettivamente molto diffusa: nel mondo circa il 70% delle persone ha una bassa produzione di lattasi, l’enzima per digerire il lattosio, anche se non tutte sviluppano l’intolleranza[7].
    Il motivo di questa diffusione è probabilmente evolutivo: gli uomini all’inizio della loro storia avevano la pelle scura, che protegge dai raggi del sole, ostacolando così la sintesi di vitamina D. Spostandosi verso il nord del mondo, pian piano la pelle si è schiarita e questo ha fatto sì che l’organismo producesse più vitamina D sfruttando l’azione dei raggi solari sulla pelle, anche se il clima freddo delle regioni più settentrionali impedisce per molti mesi all’anno questo sfruttamento. Inoltre, con la pastorizia si è cominciato a consumare anche il latte: chi assumeva latte aveva più calcio e vitamina D, ed era quindi favorito nella vita (meno fratture, meno rachitismo…). In questo modo l’usanza si è diffusa: il consumo di latte ha favorito le persone che riuscivano a digerirlo, quindi la tolleranza è diventata più comune. Il risultato è che, oggi, oltre il 50% degli africani sono intolleranti al latte (perché la selezione non ha agito su di loro), mentre la percentuale è più bassa in altre popolazioni. Allo stesso tempo, vi sono popolazioni, per esempio in Asia, che pur potendo sfruttare il sole non hanno sfruttato il latte, e in questo caso si registrano percentuali di intolleranza vicine al 100%.
    Proprio la diffusione dell’intolleranza al lattosio ha alimentato l’idea che il latte non sia un alimento sano, un’idea sostenuta a volte con argomenti basati su fatti scientifici ma estremizzati, altre volte promossa con argomenti del tutto inventati.
    Un punto sul quale tutti quelli che sconsigliano il latte sono d’accordo è che non si tratta di un alimento naturale: siamo l’unica specie al mondo a bere il latte di un’altra specie. Salvo eccezioni di animali in cattività[8], è in effetti improbabile che un lupacchiotto sia allattato da una cavalla o da una mucca, o che un cucciolo di gazzella possa venire allattato da una femmina di rinoceronte. Il problema però è mal posto: chi fa riferimento alla non naturalità del bere latte di vacca per un essere umano, dovrebbe riflettere sulla naturalità di mangiare mortadella e würstel (carni separate meccanicamente e mescolate tra loro), oppure di usare pesticidi per i raccolti. La realtà è quindi che di naturale c’è ben poco nella nostra alimentazione, ma allo stesso tempo bisogna osservare che proprio questo ha permesso di innalzare sia gli standard qualitativi sia quelli produttivi dei prodotti che consumiamo, con un effetto rilevante sulla durata della vita media delle persone.
    Una seconda accusa che viene mossa nei confronti del latte è che questo alimento possa essere cancerogeno. Tale accusa si fonda su notizie reali, relative a studi seri, i cui risultati vengono però estremizzati, lasciando intravedere scenari non provati. Per esempio, uno studio neozelandese condotto su cinquanta bambini mostra come, in assenza di latte, questi tendono a crescere di meno e ad avere ossa più fragili[9]. L’effetto è dato (anche) dalla maggiore concentrazione nel sangue di una proteina[10], un Fattore di crescita simile all’insulina (IGF-I, Insulin-like Growth Factor I) che stimola la crescita cellulare e quindi, nei bambini, lo sviluppo. Questo fattore di crescita è aumentato nel sangue di chi consuma latte, il che da un lato è positivo in quanto chi consuma latte risulta avere ossa più solide, ma dall’altro potrebbe costituire un problema in quanto la stimolazione cellulare prodotta dall’IGF-I potrebbe portare a sviluppare tumori. Uno dei maggiori lavori sull’associazione tra cancro e alimentazione, il Diet and Cancer Report[11], ha riassunto la letteratura esistente e, riguardo al latte, ha concluso che questo alimento sembra avere effetti contrastanti[12]: pare che il latte abbia una qualche capacità protettiva per quanto riguarda il cancro al colon-retto (la si definisce probabile), ma potrebbe essere implicato nello sviluppo di quello alla prostata (è considerato solo come possibilità, ha un rischio limitato di carcinogenesi). Resta il fatto che anche da questa analisi emerge come dati definitivi non ce ne siano, né relativamente all’efficacia come fattore di protezione, né relativamente alla sua azione cancerogena. Da questo punto di vista, il consiglio che si può dare è quello di non esagerare con il consumo di latte, ma un nutrizionista serio sa che questo stesso consiglio vale per qualunque altro tipo di alimento. A questo proposito, vale la pena ricordare che lo studio CARDIA[13] (Coronary Artery Risk Development in Young Adults Study), ha dimostrato che un abuso di latte e latticini comporta dei rischi nello sviluppo di patologie a carico del sistema coronarico e arterioso come la trombosi coronarica. Tutto questo è stato sfruttato e distorto da molti per far credere che il latte sia l’equivalente di un veleno bianco, ad esempio con frasi come «Latticini e formaggi sono legati alle malattie della civiltà: insorgere di tumori, cisti, fibromi, cancro all’apparato riproduttivo femminile (seno, utero, ovaia), infezioni all’apparato uro-genitale (cistiti e candida, molto diffusa tra le giovani americane), malattie del sistema cardiocircolatorio (arteriosclerosi, trombi, infarti…) a causa dell’enorme quantità di grassi saturi[14]». In realtà, però, il fatto che l’abuso di prodotti caseari causi la sindrome metabolica non implica affatto che un consumo moderato produca lo stesso effetto.
    Un altro argomento sulla cui base molti sconsigliano il latte è che non è un alimento indispensabile alla nostra salute. È vero: non c’è nulla nel latte che non si possa trovare in altre fonti, alimentari o meno (la vitamina D, come dicevo, è prodotta anche dalla nostra pelle grazie all’energia dei raggi solari). Sul piano della salute, per esempio, studi recenti hanno dimostrato che la dieta a base di grandi quantità di latte e latticini, che per lungo tempo è stata consigliata ai pazienti con osteoporosi, è ininfluente in relazione all’evoluzione della malattia[15]. Anche questo dato scientifico, relativo al fatto che il latte e i prodotti derivati non proteggano dall’osteoporosi, è stato del tutto travisato, tanto che ora vi è chi sostiene che esso sia la causa dell’osteoporosi[16].
    Il legame tra latte e osteoporosi viene erroneamente stabilito anche attraverso un altro argomento. Si sostiene che il latte, ricco di proteine, faccia perdere calcio all’organismo attraverso le urine: le proteine che contiene acidificano il sangue, i sistemi tampone, cioè i meccanismi biochimici e fisiologici che mantengono fisso il pH del sangue, si attivano e per poter funzionare richiamano calcio dalle ossa, che in questo modo viene perso con le urine. Il risultato di questo processo è che se si beve latte si perde calcio.
    Questa credenza è, tra tutte quelle nelle quali mi sono imbattuto, la più assurda. La quantità di proteine contenuta in 100 g di prodotto è di circa 3,3 g[17] e in una colazione abbondante si arriva a consumare circa 300 g di latte per un totale di circa 10 g di proteine, cioè più o meno un quinto del fabbisogno giornaliero di una ragazza di 62,5 kg. È quindi difficile sostenere la tesi secondo cui vi sarebbe un eccesso proteico in questo alimento.
    Una smentita molto chiara arriva peraltro da un’analisi molto ampia (una review di varie meta-analisi, che riassume lo stato dell’arte della ricerca su questo argomento, mettendo a confronto lavori statistici estremamente ampi) pubblicata nel 2010[18], in cui si dimostra come le proteine non abbiano alcun effetto sulla perdita di calcio. Un’altra review, che ha analizzato i livelli di acidificazione del sangue e di perdita di calcio dovuti all’assunzione di latte[19], si esprime in termini molto chiari già nella presentazione iniziale:
    «Insegnamenti chiave: la misura del pH delle urine non riflette l’acidosi metabolica o una avversa condizione di salute. La dieta moderna e il consumo di prodotti caseari non rendono il corpo acido. La dieta alcalina altera il pH delle urine ma non cambia il pH sistemico. La rete di escrezione degli acidi non ha una influenza importante sul metabolismo del calcio. Il latte non produce acidi. Il fosfato derivato dai prodotti caseari non ha un impatto negativo sul metabolismo del calcio, che è il contrario dell’ipotesi dei residui acidi».
    Fondamentalmente quindi, è la teoria dell’acidificazione del sangue a non reggere, e, da questo punto di vista, l’assioma “bevi latte = perdi calcio” e l’idea che il latte causi l’osteoporosi non hanno fondamento. Il latte è quindi un alimento non essenziale, anche se un suo consumo ragionevole comporta benefici sul piano dello sviluppo, come indica lo studio neozelandese citato sopra. Quel che è certo è che dipingerlo come un pericolo, una cosa da evitare a tutti i costi, è sbagliato

  7. Luigi Says:

    Terrorismo bello e buono. Dice il prof. XXXX dell’università di YYY … solite frasi per conferire credibilità rilevanza ad una serie di affermazioni senza alcun fondamento scientifico…
    Un po’ come nei giornaletti dei Testimoni di Geova… la Signora Fittempappam di Oclaoma City Sud ha visto tre demoni sul comodino della sua camera da letto….

  8. marco Says:

    LATTE ALIMENTO KILLER… il titolo è un po’ esagerato.. se poi vado a leggere l’elenco delle malattie sembra quasi che faccia più male delle sigarette…tra l’altro se fosse davvero così pericoloso a quest’ora dovremmo essere tutti morti o malati terminali.. quindi? smettiamo di bere latte? che facciamo, iniziamo ad aprire allevamenti di donne? “Piú di 60 donne che soffrivano di cancro al seno si misero in contatto con lei per domandarle consiglio. I loro tumori sparirono.” si.. certo… è arrivata la madonna.. la sig.ra Jane Plant, così come la maggior parte dei suoi connazionali, mangia cibo di merda, (qualcuno di voi ha mai assaggiato il latte in inghilterra? io no, mi è bastato guardare il colore per svuotarlo nel lavandino).. avrà controllato anche tutte le altre merdate che ha ingurgitato durante la sua vita? il latte è pericoloso perchè è l’uomo che lo rende tale, così come rende pericolosi tutti gli altri alimenti che ci rifilano i supermercati. il problema non è il latte, siamo noi.

    • steeve Says:

      Bravo Marco!!! Son perfettamente d accordo con te!! Hai centrato il punto chiave del problema che abbiamo oggigiorno negli scaffali di tutti i supermercati…


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