IL SEGRETO DELLA FELICITA’ – LA FORMULA DELLA FELICITA’ – LA RICETTA DELLA FELICITA’(parte 2)


SAN PAOLO: “IO HO IMPARATO

AD ESSERE CONTENTO 

NELLO STATO IN CUI MI TROVO”.

(Filippesi 4:11).

 

Vicolo della Felicità

LA CHIAVE DELLA FELICITA’

 

 

E’ possibile essere felici in questa vita, qualunque sia lo stato in cui ci troviamo. Tutti possiamo essere felici. La felicità consiste in attimi in cui possiamo avere un pensiero felice, e tanti attimi di felicità messi insieme fanno un pò di felicità.

 

 

 

La felicità è innata

 

 

La felicità a volte è un atteggiamento innato, naturale e spontaneo, in alcuni tipi di persone. Ma se non facciamo di questa piccole elite di fortunati, di gente che ha ricevuto fin dalla nascita il dono del sorriso e dell’ottimismo, non scoraggiamoci,  non siamo disperati, c’è speranza di essere felici per tutti, qualunque sia la nostra condizione.

 

 

l’abitudine alla felicità possiamo crearcela

 

 

San Paolo dovette essere uno di noi, un triste e rabbioso santo, persecutore dei primi cristiani. Ma fu dopo la sua conversione che egli acquisì l’attitudine alla felicità, attraverso una disciplina di apprendimento. Infatti egli dichiarò: “Io ho imparato ad essere felice nello stato in cui mi trovo”. Ma quello che è più importante sapere è che se non abbiamo ancora l’abitudine alla felicità, la possiamo acquisire, possiamo crearcela da noi. E questo è fantastico.

 

Come imparò San Paolo ad essere felice in tutte le circostanze della vita, possiamo farlo anche noi. Anche noi possiamo “imparare ad essere contenti dello stato in cui ci troviamo”. E’ una nostra scelta. Noi possiamo scegliere di essere felici nonostante tutto e tutti.

 

 

Come si impara ad essere contenti dello stato in cui ci troviamo?

 

 

La scuola della vita  ce lo insegna. L’esperienza ce lo insegna.

 

 

Se io voglio fare il meccanico o il medico, debbo imparare a farlo. Dovrò studiare le parti della meccanica di un auto, o l’anatomia del corpo umano per il dottore. Mi dovrò esercitare a montare e smontare le varie parti della macchina, o fare delle finte operazioni chirurgiche per quanto riguarda i medici. Poi, dopo un periodo di apprendistato, dovrò passare alla pratica vera e propria: riparare i gusti di una macchina, o, suturare una ferita, etc.

 

Alla stessa maniera, per imparare ad essere contento in ogni situazione ed in ogni luogo e momento, qui ed ora, ho bisogno anch’io di un tirocinio per “imparare ad essere contento nello stato in cui mi trovo”. Dovrò imparare ad essere felice, dovrò acquisire l’abitudine alla felicità nello stao in cui mi trovo.

 

 

LA CHIAVE DELLA FELICITA’

 

 

Voler essere felici

 

 

1. Per prima cosa debbo  volere e  credere che è possibile vivere felici e contenti per quello che si è, quindi prendo la seguente decisione: “Io voglio imparare ad essere contento dello stato in cui mi trovo”.

 

 

Studiarsi come essere felici

 

 

2. Come secondo punto voglio studiarmi come essere contento in tutte le varie situazioni in cui mi trovo durante la giornata. Passo mentalmente al vaglio quella che è la mia giornata tipo, e mi studio di imparare ad essere contento del mio stato, attraverso tutte le varie circostanze che mi si presenteranno. Mi ripeterò sempre mentalmente “Io sto imparando ad essere contento dello stato in cui mi trovo”, e comincerò ad assaporare i primi acconti di felicità.

 

 

Esercitarsi ad essere felici

 

 

3. Adesso passo ad esercitarmi ad essere contento del mio stato, sempre e comunque, in ogni luogo ed in ogni momento, indipendentemente da quella che possa essere la realtà esterna, perchè la vera felicità è semplicemente uno stato interiore che nessuno mi può dare o togliere, essa appartiene solo a me , perchè dipende soltanto da me.

 

 

Facciamo pratica della felicità

 

 

4. Adesso voglio passare alla pratica sul campo di quanto sto imparando riguardo la capacità di essere contento dello stato in cui vivo. Determino con la mia pratica di crearmi una nuova abitudine caratteriale, cioè “di imparare ad essere contento dello stato in cui mi trovo”, cioè sempre. Tutto ciò è semplicemente stupendo!

 

 

ESPONIAMO IL METODO DELLA FELICITA’

 

 

Anche se abbiamo appena detto che la felicità è un nostro stato interiore, è anche vero che essa si deve esteriorizzare per forza di cose, spontaneamente e naturalmente. Uno non può dire di essere felice e contento senza che l’espressione del suo viso lo dichiari apertamente. Perciò la gioia, la contentezza e la felicità sono strettamente correlati con un’espressione idonea, cioè un viso lieto e sorridente. Questo è imprescindibile.

 

Perciò studiamoci di sorridere, esercitiamoci a sorridere, pratichiamo il sorriso, e così impareremo ad essere contenti dello stato in cui ci troviamo. E badiamo bene, il sorriso non è mai completamente meccanico, costruito, o addirittura finto. L’uomo è l’unico essere vivente che ha la facoltà di ridere e sorridere, così ha voluto il  buon Creatore. Si vede che il Divino e la Gioia hanno qualcosa in comune.

 

 

Il sorriso sprizza simpatia intorno a noi

 

 

Inoltre è anche dimostrato scientificamente che il sorriso ed il riso sono in grado di cambiare in positivo il nostro stato d’animo e le nostre emozioni, e non solo, il sorriso e l’allegria sono in grado di migliorare il nostro stato di salute, perchè rafforzano le difese del nostro sistema immunitario. Ed ancora il sorriso sprizza simpatia intorno a noi. Una persona contenta e sorridente risulta facilmente simpatica a tutti, indipendentemente dal suo aspetto e del suo stato sociale. Cosa possiamo volere di più per decidere di “imparare ad essere contenti nello stato in cui ci troviamo”?

 

 

L’esperienza del sorriso

 

 

Fate l’esperienza del sorriso, se non l’avete ancora fatta. Provate ad accennare un sorriso davanti allo specchio. Aprite la bocca ed alzate gli angoli delle labbra verso l’alto, vedrete che già l’accenno di un piccolo sorriso fa alzare i muscoli zigomali. I muscoli zigomali hanno il potere di cambiare in un attimo il nostro stato d’animo. E’ una realtà scientifica. Provate questo: se vi sentite un pò tristi o giù di morale, mettetevi davanti allo specchio, provate a sorridere, provate ad allargare il vostro sorriso facendo alzare i muscoli zigomali, fate pure qualche smorfia comica se volete, noterete immediatamente che il vostro stato d’animo è cambiato in meglio, e questo per il semplice sollevamento dei muscoli zigomali, cioè, per il semplice accenno di un sorriso. E’ una realtà, funziona, non costa niente, non ha effetti collaterali, ma un sorriso, anche finto, ha il potere di scacciare la tristezza: provare per credere.

 

L’uomo è un essere meraviglioso che ha del Divino in se. Pensate che cervello, muscoli, e psiche interagiscono tra di loro in una maniera incredibile. Non siamo carne bruta, e nemmeno una macchina.

 

 

Ma torniamo alla Formula della Felicità

 

 

Le 4 fasi del Metodo che ho esposto prima, cioè “Volere, Studiarsi, Esercitarsi, Praticare”, non è detto che debbano essere 4 fasi distinte da applicare in momenti diversi. Tutt’altro! Appena decido di voler “imparare ad essere contento dello stato in cui mi trovo” , comincerò subito a studiarmi e a riflettere sul come imparare meglio e più rapidamente, quindi passerò ad esercitarmi mentalmente e praticamente, e quindi passerò a mettere in pratica la mia nuova disciplina.

 

 

In che cosa consiste lo studiarsi?

 

 

Se devo  ”imparare ad essere contento dello stato in cui mi trovo” , prenderò in esame i miei vari stati in cui mi verrò a trovare nel corso di una mia giornata tipo, e mi preparerò mentalmente  per imparare ad essere contento in ogni situazione della giornata. Per esempio: “Sono contento di svegliarmi, sono contento di salutare i miei familiari con un viso sorridente, sono contento della colazione, sono contento di guidare nel traffico, sono contento del lavoro che faccio, sono contento dei miei colleghi di lavoro, sono contento del pranzo, etc. etc. In pratica mi studio di  ”imparare ad essere contento dello stato in cui mi trovo”.

 

 

Esercitiamoci ad  “imparare ad essere contento dello stato in cui mi trovo” 

 

 

Quindi sempre contemporaneamente, passo ad esercitarmi. Posso fare dei sorrisi e delle allegre smorfie davanti allo specchio.Posso salutare con un sorriso radioso i miei familiari, posso esercitarmi ad esprimere allegria e buonumore con qualche battuta di spirito. E questo vale per tutta la giornata. E’ un’esperienza meravigliosa. Forse noi non abbiamo neanche l’idea  della Forza e del Potere del Sorriso e del Buonumore, come questo Potere può trasformare in meglio noi stessi ed il mondo che ci circonda. E’ letteralmente un’esplosione di simpatia che coinvolge noi ed il nostro mondo.

 

 

Ed ora facciamo pratica

 

 

 ”Impariamo ad essere contenti dello stato in cui mi troviamo” fino a diventare dei Creatori della Felicità. Portiamo sempre con noi, impresso nella mente, scolpito a caratteri cubitali:    ”Io voglio imparare ad essere contento dello stato in cui mi trovo”.  Perciò, studiamoci, esercitiamoci e pratichiamo come   ”imparare ad essere contento dello stato in cui mi trovo” . Vivremo una vita meravigliosa, e ce ne accorgeremo fin da subito.

 

 

L’esempio di San Paolo

 

 

San Paolo stesso rimane un esempio pratico, la sua vita fu costellata di tanti episodi disastrosi, per i quali egli avrebbe dovuto ricredersi ed abbandonare la sua fede. Ma egli non perse mai la sua giusta convinzione di  “essere contento dello stato in cui mi trovo”, qualunque fossero state le circostanze esteriori. Sofferse per nudità, fame, lapidazione, naufragio con la nave, persecuzioni da parte degli Ebrei e dei Romani, frustato, bacchettato, schiaffeggiato, ed anche incarcerato a causa della sua attività missionaria.

 

 

San Paolo aveva imparato perfettamente   “ad essere sempre contento dello stato in cui mi trovo”

 

 

Cosa fa San Paolo rinchiuso ingiustamente in una cella fredda e buia, con dei pesanti ceppi ai piedi? comincia a piangersi addosso? a lamentarsi di quanto sia ingiusto Dio che l’ha lasciato imprigionare mentre predicava l’evangelo? Niente di tutto questo, San Paolo aveva imparato perfettamente   “ad essere contento dello stato in cui mi trovo”. Sul far della mezzanotte, San Paolo ed il suo compagno di missione di nome Sila, cominciano ad intonare ad alta  voce un canto di lode e di ringraziamento a Dio. Che coerenza! Non è meraviglioso?

 

 

La gioia si può imparare

 

 

Tu potresti obiettare: “Ma San Paolo sicuramente ricevette un dono da Dio, fu un prescelto da Dio”. Niente affatto, San Paolo fu un uomo come noi. Si chiamava Saulo da Tarso. Era un Fariseo integralista. Il titolo di Santo glielo hanno conferito altri uomini. Paolo era un uomo come noi, non aveva ricevuto il dono divino della gioia,  ma, come disse lui stesso, l’aveva imparato,   “aveva imparato ad essere contento dello stato in cui si trovava” . Quanti credono che anche noi possiamo essere felici nello stato in cui ci troviamo? Quanti sono disposti ad accettare la Sfida contro la tristezza ed il pessimismo per  ”imparare ad essere contento dello stato in cui mi trovo”? Fatemi sapere.

 

Sebastiano.

IL SEGRETO DELLA FELICITA’ – LA FORMULA DELLA FELICITA’ – LA RICETTA DELLA FELICITA'(parte 1)


 

SAN PAOLO: IO HO IMPARATO

AD ESSERE CONTENTO

NELLO STATO IN CUI MI TROVO.

(Filippesi 4:11).

 

 

Ecco svelato il Segreto della Felicità con la relativa Formula della Felicità.

 

Che cosa è la felicità? E’ possibile essere felici sempre, in continuazione? La felicità dipende da noi o dalle circostanze esterne? E’ possibile imparare ad essere felici? E’ possibile essere felici sempre? Possiamo creare una nuova abitudine alla felicità? Possiamo imparare ad essere felici sempre, qui ed ora, nella nostra particolare situazione? Come si fa ad imparare ad essere felici sempre, qui e ora, in questo luogo ed in questo momento, nonostante le condizioni esterne possano essere poco favorevoli?

 

 

LA FELICITA’ E’ AVERE DENTRO DI SE’ UN PENSIERO FELICE, QUI E ORA, PROPRIO ADESSO, IN QUESTO LUOGO, DOVE TI TROVI IN QUESTO MOMENTO.

 

 

Creare una nuova abitudine consiste nel prolungare questo pensiero felice nel tempo, qui ed ora. Possiamo prolungare questo pensiero felice per un’ora? Non è un missione impossibile. Basta rimanere concentrati su un pensiero felice e semplice:

 

 

“Io sono contento dello stato in cui mi trovo”

 

 

“Io sono contento dello stato in cui mi trovo. Sono contento di me stesso così come sono. Sono contento della famiglia che ho. Sono contento del mio lavoro. Sono contento della mia condizione economica. Io mi amo così come sono. Io amo tutti i membri della mia famiglia. Io amo tutta la gente. Sono contento per questa bella giornata. Sono contento di vivere qui e ora, sono contento del mio lavoro, sono contento dei miei colleghi. etc.”

 

 

Prolungare questo stato di felicità

 

 

Forse possiamo prolungare questo stato di felicità anche fino a due ore, o forse anche 4 ore, ma che ne direste di provare a prolungare questo stato di felicità per 24 ore? Forse sarebbe un’esperienza troppo inebriante, forse non potremmo contenere tutta questa gioia dentro di noi, forse sarebbe troppo bello e impossibile. Bello si, ma non impossibile. Perchè non farne una sfida a noi stessi ed al mondo? “Decidere di imparare ad essere contenti e sorridenti per un’intera giornata, in ogni luogo ed in ogni condizione”. Chi vuole provarci legga il prossimo articolo intitolato “LA SFIDA”.

 

 

L’abitudine di essere felici

 

 

Si tratta di imparare una nuova abitudine: l’abitudine di essere felici in qualsiasi condizione. Per acquisire una nuova abitudine, secondo gli studi della moderna psicologia, occorrono 21 giorni. Perciò 21 giorni è il tempo occorrente per acquisire l’abitudine alla felicità.

 

 

Che ve ne pare? Non è una cosa meravigliosa? Non sarebbe fantastico vivere felici, nonostante tutto?

 

 

Certamente qualcuno sta  già pensando: “Vorrei vedere come fai ad essere felice se sei disoccupato, se i soldi non ti bastano fino alla fine del mese, se sei ammalato, se hai un grosso mutuo sul groppone, se, se, se …”.  Probabilmente chi la pensa così avrà sempre e comunque un motivo per non essere felice, ci sarà sempre qualcosa che lo separerà dalla felicità, questi è il classico pessimista ad oltranza.

 

 

La felicità è uno stato interiore

 

 

La felicità è uno stato interiore, che può diventare il nostro carattere, ed è un’abitudine che possiamo costruirci. Avete mai  notato delle persone che tendono a sorridere con naturalezza, spontaneamente, come loro caratteristica? Sono gente che stanno in mezzo a noi, che vivono come noi i nostri stessi disagi, eppure queste persone hanno l’abitudine alla felicità, hanno la forza di sorridere spontaneamente, con naturalezza, mentre gli altri sono tutti cupi e abbattuti. Queste persone li possiamo incontrare facilmente in tutti i luoghi e in tutte le circostanze, e sicuramente ne conosciamo alcuni nella cerchia dei nostri conoscenti. Sono persone sempre ottimiste, sempre sorridenti, quantunque vivano a fianco a noi i nostri stessi problemi, sono semplicemente persone speciali.

 

 

Felici nonostante tutto

 

 

Vi è mai capitato di recarvi in ospedale in mezzo a tanta gente sofferente? Se guardate bene troverete sempre qualche volto sorridente di qualche ammalato, che  nonostante tutto riesce a trasmettere felicità agli altri, persino ai suoi stessi visitatori.  Lo stesso succede negli uffici e nelle fabbriche, c’è sempre qualche viso sorridente: oggi lo sport preferito della gente è lamentarsi di tutto e di tutti, ma per fortuna c’è sempre qualcuno che riesce a sorridere e cantare nonostante tutto.

 

 

Vogliamo parlare di San Paolo e della sua formula della felicità applicata?

 

 

Nella Bibbia, nella lettera ai Filippesi al cap. 4, versi 11 e 12, così dice San Paolo:

 

 

11 ”Non lo dico perché sia nel bisogno, “”poiché io ho imparato ad essere contento nello stato in cui mi trovo””.

 

12 So essere abbassato, come anche vivere nell’abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato ad essere sazio e ad aver fame, ad abbondare e a soffrire penuria”.

 

 

In queste poche righe è espresso magistralmente il Segreto della Felicità, con la sua Formula e la sua ricetta. Non saprei trovare metodo migliore per vivere una vita felice:

 

 

“Imparare ad essere contento nello stato in cui mi trovo”

 

  

Questo argomento ha bisogno di essere ancora sviscerato in tutte le sue implicazioni, e dopo vi proporrò la sfida per essere felici. Ma nel frattempo vi propongo di cominciare insieme a me “ad imparare ad essere contento nello stato in cui mi trovo”. Alla prossima. Sebastiano.

 

COME ESSERE FELICI QUI E ORA


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LA FELICITA’

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tutti possono essere felici

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La felicità consiste nel provare quello che c’è di bello nella vita. Si tratta di un’abilità individuale, e non di un’eventualità del destino: tutti possono essere felici se imparano a capire come si fa ad esserlo. Infatti, per vivere una vita felice è necessario essere capaci di godere di ciò che già si ha. La felicità non va ricercata nel futuro, ma nel presente, perché non dobbiamo dimenticare che il nostro attuale presente è il futuro che immaginavamo per noi qualche tempo fa. Molti dei nostri desideri sono stati realizzati, ambiziosi traguardi sono stati raggiunti…Ma siamo forse per questo ‘Felici’ ora? La risposta, sono sicura, è ‘no’, o meglio ‘ancora no’.

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evasione dal presente

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Ognuno di noi ha qualcosa che ancora gli manca per essere felice: il matrimonio, un lavoro, la carriera, la casa, la laurea, la vacanza…L’evasione dal presente, l’incapacità di prendere decisioni, la tendenza alla procastinazione determinano l’idealizzazione del proprio futuro, che intanto diventa il presente e la storia continua. La felicità, sempre rimandata all’indomani, continua a sfuggire alla nostra esistenza, nell’illusione che qualche forza magica, soprannaturale o anche proveniente da qualche misteriosa area del proprio sé possa finalmente risvegliarsi e risolvere per incanto tutti i problemi.

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l’infelicità deriva dalla sensazione che ci manca sempre qualcosa per essere felici

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A volte l’infelicità deriva dalla sensazione di non avere o non avere abbastanza, di ciò che è necessario per vivere bene. Molto spesso si tratta di bisogni indotti dall’ambiente sociale ed in particolare da quei ‘persuasori occulti’ che, con logiche sottili ed ingannevoli, cercano di condizionarci nelle scelte e soprattutto nei consumi.

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la felicità non è nel futuro, ma nel QUI e ORA

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La verità è che, se vogliamo essere felici, possiamo esserlo immediatamente, perché la felicità non è nel futuro, ma nel momento presente: non conta quanto abbiamo, ma quanto riusciamo a godere di quello che possediamo.

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ritrovare la gioia nelle piccole cose della vita quotidiana

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E’ inutile trascorrere la vita inseguendo il successo, la fama, i soldi e il potere: mentre lottiamo e competiamo per raggiungere tutto ciò, ci allontaniamo inevitabilmente dai nostri valori e ci rendiamo schiavi di un sistema che da noi vuole sempre di più e sempre di meglio. Solo concentrandoci sul processo anziché sul risultato, allontanandoci dalla competizione e dalle illusioni condizionanti coniate ad arte dagli strateghi della comunicazione, potremo ritrovare la gioia nelle piccole cose della vita quotidiana e ritornare ad impostare la vita secondo i nostri valori.

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solo l’essere umano comprende il senso della morte

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Infine un’ultima considerazione: solo l’essere umano comprende il senso della morte, perché è nel pacchetto delle sue conoscenze, sin da quando era bambino. La consapevolezza della propria sicura fine lo spaventa e per dimenticare questa paura tenta di esorcizzarla tentando di non pensarci. E’ un comportamento infantile, un meccanismo di difesa basato sulla negazione. La morte esiste e dunque tanto vale tenerne conto. Se la vita deve essere breve, facciamo almeno che sia lieta e lasciamo i tormenti, le angosce, le competizioni, gli accumuli, a quelli che pensano di non dover morire mai.

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A cura della Dott.ssa Giuliana Proietti. L’articolo è tratto da “Il Pensiero Positivo” della  Xenia Edizioni, Milano, 2001.

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Fonte:  http://www.salutedonna.it

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Sebastiano.

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DIFFERENZA TRA PESSIMISMO E OTTIMISMO


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LA DIFFERENZA TRA OTTIMISTI E PESSIMISTI

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I pessimisti sono in larga maggioranza, oltre l’80% della popolazione europea

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Alcune delle differenze tra  ottimisti e pessimisti, tra vincitori e perdenti, si possono facilmente riconoscere dai loro argomenti di conversazione.

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Perchè si sceglie di essere pessimisti?

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Perchè si nasce e si vive in un ambiente impregnato  nel pessimismo.I pessimisti se la godono nel conversare di questioni negative, dicono che i ricchi sono necessariamente dei ladri, dicono  che i politici sono tutti corrotti, che i padroni sfruttano gli operai, che quest’inverno è troppo freddo, che quest’estate è troppo calda, che la sanità non funziona, che il traffico automobilistico è troppo caotico, che da questa crisi non ne usciremo mai, ed altre cose di questo genere. Tutte cose che in buona parte sono anche vere. Ma  volete sapere perché lo fanno? Perché sono sicuri che troveranno un gregge di vittimisti pronti a solidarizzare con loro, a comprenderli e confortarli. Ma continuate a leggere ancora un po’.

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Malcontento generalizzato

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In ogni incontro sociale, dalle riunioni di condominio alla  sala d’attesa del medico della mutua, dalle riunioni di famiglia agli incontri tra amici e amiche, i più popolari e piacevoli temi trattati hanno come base un malcontento generalizzato su tutto e su tutti: dalla crisi  alla fame nel mondo, dalla corruzione ad ogni ingiustizia sociale, insomma, non funziona niente, non c’è niente che vada bene, ecc. Provate a parlare a qualcuno di questi argomenti e vedrete se non arriva una  truppa di vittimisti, lamentosi e  pessimisti, pronti ad aggregarsi alla conversazione, a darvi pacche di solidarietà sulle spalle, ed inoltre, tutti avranno qualcosa di proprio  da aggiungere in fatto di lamentele. 

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il Boom Economico degli anni ’60

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Ma provate a dire qualcosa a favore della vita, di nuove  opportunità favorevoli, del fatto che anche questa crisi mondiale non è eterna, ma che passerà, come sono passate le altre crisi precedenti. Ricordate il Boom Economico degli anni ’60? Appena finita la Seconda Guerra Mondiale, quando tutta l’Europa era un cumulo di macerie?  Sembrereste una persona quantomeno strana, che parla una lingua diversa, un alieno, o un tipo stravagante che non ha tutte le rotelle a posto.

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Se siete uno studente universitario, o se vi è capitato qualche volta di sentire parlare degli studenti universitari, è quanto mai probabile che abbiate ascoltato qualcosa di questo genere: “Non ci danno lavoro perché non abbiamo esperienza, ma come facciamo ad aver esperienza se non ci danno un lavoro?” Se parlate di questo argomento in un gruppo di studenti universitari, avrete sicuramente  un uditorio molto interessato al vostro discorso, in cui voi sarete al centro dell’attenzione.

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Ma l’anello mancante di questa catena sono proprio quelle persone, che a dispetto di queste credenze pessimistiche,   sono riuscite ad aver successo pur senza esperienza, senza avere appoggi privilegiati e talvolta anche senza avere un’adeguata istruzione formale pari agli altri.

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E’ necessario un cambio

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E’ ora di cominciare a  pensare in modo diverso dalla massa, a distaccarci da questo modo parassitario di interpretare la vita. Mettiamo in discussione tutto e cerchiamo una nuova verità.  Basta continuare a riecheggiare questi vecchi e negativi ritornelli che non fanno altro che deprimerci sempre più, che ci succhiano le energie rendendoci sempre più deboli e rinunciatari.

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Profeti di sventure

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Certo che è molto facile entrare in una conversazione, ed essere ben accetti, quando l’argomento che si dibatte è negativo, siamo tutti d’accordo, anzi, è una gara tra profeti di sventure. Invece è molto difficile trovare consensi se vuoi parlare di cose positive, di speranza in un domani migliore.

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Non si può continuare a pensare e a discutere degli stessi problemi per tutta la vita se si vuole veramente venirne a capo. Non si possono  risolvere questi problemi continuando a piangerci addosso. E’ necessario invertire il nostro modo di pensare e di giudicare.

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Il Subconscio assorbe come una spugna

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Il ripetersi di questi temi pessimistici, che si assorbono come una spugna nella vostra mente subconscia, e continueranno a manifestarsi sempre più in  situazioni  coerenti con questo tipo di  argomenti, finiscono per creare un circolo vizioso negativo senza via d’uscita.

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Il mio consiglio?

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Il solito: Seleziona i tuoi pensieri, controlla le parole che escono dalla tua bocca, gli argomenti di conversazione, le tue amicizie. Fa in modo che tutta la tua vita sia in armonia con pensieri di ottimismo, di allegria, di pensare bene di te stesso e degli altri, di aspettarti il meglio dalla vita. Evitate per quanto vi è possibile la compagnia dei pessimisti, e soprattutto di ascoltare,  assecondare e lasciarvi coinvolgere da quelle persone che hanno fatto del lamento lo scopo della loro vita. Piuttosto cercate di frequentare  persone gioviali, positive e ottimiste.

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La perfezione non è possibile. Forse abbiamo dei lamentosi in famiglia, o nella cerchia degli amici, o tra i colleghi di lavoro. Comunque, mai forzare la mano cercando di cambiarli. Cerchiamo di cambiare noi stessi, e forse il nostro cambiamento potrebbe provocare un altro cambiamento in positivo  intorno a noi.

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Sebastiano.

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L’OTTIMISTA AUTENTICO E L’OTTIMISMO IDEALE


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IL DECALOGO DEL PERFETTO OTTIMISTA

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LA FORZA DELL’OTTIMISMO

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“Un ottimista vede nuove opportunità in ogni calamità, un pessimista vede nuove calamità in ogni opportunità?”  Benjamin Franklin

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Ottimismo e Pessimismo

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Un umorista diceva che un pessimista è colui che tra due mali, li sceglie tutti e due. L’ottimista, invece, è ben consapevole che la vita non è facile, però sceglie di contare sulle sue capacità, di guardare il lato positivo della vita e di perseverare con grande fede fino a quando verranno tempi migliori. Riguardo i dubbi e l’immobilismo del pessimista, il leader britannico Winston Churchill diceva: “Se ci provi, puoi anche fallire, ma se non ci provi hai già fallito”.

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L’ottimista autentico

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L’ottimista autentico non è un ingenuo, o un bonaccione, o un semplicione, che vede bianco dove è nero o scambia una montagna per una pianura,  semplicemente egli  semina  fede dove altri seminano il dubbio, e alimenta la speranza dove altri inducono la  disperazione. L’ottimista non si nutre di sogni fantasiosi, egli crede che sia meglio fare appello all’ottimismo che al pessimismo.

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IL DECALOGO DELL’OTTIMISTA IDEALE

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1. L’ottimista si ama e ama gli altri, ha una buona immagine di sé stesso, conosce il suo valore ed ha una sana stima di sé stesso.

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2. L’ottimista accetta gli altri così come sono e non spreca energie cercando di cambiarli, ma influisce su di essi solo con un amore tollerante.

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3. L’ottimista è spirituale, coltiva un buon rapporto col suo Dio e mantiene sempre vivi nel suo cuore la  fede, la speranza e l’amore.

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4. L’ottimista gradisce di vivere nel presente, non conserva  rimorsi,  sensi di colpa o risentimenti del passato, né guarda al futuro con ansia. Egli gode del giorno di oggi con amore e buonumore.

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5. L’ottimista vede le opportunità nascoste nelle  difficoltà dei momenti difficili, commette i suoi errori come tutti, ma ha l’intelligenza e la capacità di imparare dai suoi errori.

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6. L’ottimista è entusiasta, dà la vita per realizzare i suoi sogni e mostra con impeto che la fiducia può fare miracoli. Egli ha fiducia in se stesso e nelle altre persone.

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7. L’ottimista è integro,  e per questo possiede la pace interiore e la irradia agli altri, anche in mezzo alle tempeste e le crisi.

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8. L’ottimista non si consuma nella critica distruttiva e vede l’invidia come un veleno. Egli non è uno spettatore della crisi, ma un protagonista nel cambiare in meglio le situazioni.

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9. L’ottimista ha cura delle sue relazioni con gli altri, sa lavorare in squadra ed è un tenace seminatore di fede, di speranza e di allegria. Il sorriso e la simpatia lo contraddistinguono.

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10. L’ottimista attraversa anche lui momenti difficili, però non si arrende. Ritiene che anche alla notte più buia deve necessariamente seguire un’alba chiara e che sopra le nuvole più nere continua a brillare il sole.

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Sebastiano.

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CHE COSA E’ L’OTTIMISMO?


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VEDO TUTTO ROSA

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“Il bello dell’ottimista è che quantunque le cose non vadano bene è sicuro che miglioreranno”

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CHE COSA E’ L’OTTIMISMO?

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L’ottimismo è una tendenza interiore a vedere gli eventi da una prospettiva positiva sia per quanto riguarda il presente che il futuro. E’ come una intuizione  che dice alla persona che le cose andranno bene o miglioreranno.

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Questa attitudine  agisce come intermediario tra voi e la realtà. E’ come vedere le cose con una lente  speciale che consente di visualizzare tutto in una maniera più chiara e nitida. La sua controparte, il pessimismo, è come vedere la realtà attraverso degli occhiali sporchi e oscuri che non  permettono  una esatta visione della situazione.

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L’ottimismo è quella condizione  che porta la voglia di vivere e quella speranza che tutto sarà ancora meglio nel futuro. Potenzialmente, possediamo tutti un certo grado di ottimismo. Perchè se così non fosse, sarebbe quasi impossibile  rialzarsi dopo una caduta o un fallimento, e continuare ad affrontare a viso aperto la vita. L’ideale sarebbe che questo ottimismo non rimanga isolato a particolari circostanze, ma che faccia stabile dimora  nell’intera nostra vita.

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I vantaggi dell’ ottimismo:

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Una salute migliore

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Credeteci o no, la mente influisce anche sulla salute psico-fisica e il benessere del corpo.  Studi scientifici della Medicina Ufficiale dimostrano che esiste una relazione tra la tendenza ad ammalarsi, gli stati d’animo e l’atteggiamento con cui si guardano le cose, per cui,  essere ottimisti può evitare o guarire le malattie più facilmente.

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Assenza di depressione

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Gli ottimisti tendono anche ad avere meno problemi di  depressione, perché vedono la loro vita in modo positivo, e quindi, l’apprezzano e ne sanno trarre il massimo vantaggio.

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Socievolezza

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L’autostima va di pari passo con ottimismo, e insieme favoriscono che una persona abbia più fiducia in se stessa e negli altri, per cui riesce ad interagire con successo con chiunque, e per lui, stabilire relazioni sentimentali e amichevoli è una cosa naturale che  non richiede sforzo alcuno.

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Spirito d’impresa

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Vedere il futuro di buon occhio incoraggia gli ottimisti a portare a compimento le loro idee senza pensare per forza che tutto debba andare storto. Questa fiducia iniziale, alimentata dalla costanza, favorisce il successo nella maggior parte dei casi.

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Successo nel lavoro

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E’ importante non darsi subito per vinto nelle avversità della vita. Proviamo a pensare ad un licenziamento come a una sfida e a stimare la perdita del lavoro come un’opportunità per poter raggiungere qualcosa di meglio. Queste sono le qualità più importanti dell’ ottimista. La perseveranza, la dedizione, le capacità intellettuali e una positiva motivazione, aiutano alla soluzione dei problemi, e fanno si che questo tipo di persone sappiano venire fuori da ogni situazione difficile.

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E’ questione di messa a fuoco

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La differenza essenziale tra una attitudine ottimistica e una  pessimistica  sta tutta  nella maniera in cui si giudicano le cose. Se ci si mette ad osservare con  disillusione gli eventi e trarre da loro soltanto sentimenti e impressioni negativi, inevitabilmente si diventerà una persona sempre più apatica, mediocre e incapace di vedere il futuro con obiettività.

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L’ottimismo, al contrario, è quello ci fa affrontare la vita in un forma tale che sarà facile trovare soluzioni, vantaggi e nuove  possibilità, in tutto ciò che ci si presenta.

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Il pensiero ottimista ha due peculiarità principali: egli crede che gli eventi positivi sono permanenti e generalizzati.  Sarebbe a dire, che le cose buone hanno la precedenza in ogni momento e in tutti gli aspetti della vita. Al contrario, esso considera gli eventi negativi come un’eccezione nella vita e che sono solo transitori, che hanno una durata limitata, che sono destinati ad esaurirsi al più presto e sono  specifici per questo particolare periodo.

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Il pericolo del pessimismo: la Depressione

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Il pensare spesso da un punto di vista negativo  non corrisponde sempre ad  una visione realistica e  disincantata di un evento della vita, perché finisce  col tempo col trasformarsi in una visione negativa di tutti gli eventi e per tutta la vita.

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Secondo diversi studi della Medicina Moderna, vi è una chiara relazione tra l’atteggiamento pessimista nei riguardi della vita e la depressione. Cioè, un comportamento pessimista  può convertirsi in un quadro clinico depressivo,  se non si incentiva al più presto  un cambiamento in positivo della visione della vita.

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Infondendo ottimismo

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L’ottimismo non è sempre un qualcosa di innato, che proviene dai nostri geni. E’ soprattutto un atteggiamento acquisito nel tempo e per cominciare ad apprenderlo non ci sono limiti di età. Di fatto, più giovane si comincia si ottengono migliori risultati, per questo si dovrebbero educare i nostri figli con questa preziosa qualità.

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Attenzione con le critiche

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Riprendere  i bambini quando fanno qualcosa di male è una lama a doppio taglio, dipende da noi indirizzarli in un percorso  positivo. Nel criticare o rimproverare un bambino è necessario fargli capire il motivo specifico e la natura della nostra disapprovazione. Così non proverà un senso di colpa eccessivo e capirà  che sta sbagliando solo in un particolare aspetto, non che tutta la sua vita sia un fallimento completo.

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Spiegare il motivo del problema

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I criteri morali e di valutazione di un bambino non sono completamente sviluppati, per cui, dobbiamo spiegargli le conseguenze delle sue  azioni, perché lo aiutano a capire meglio la situazione e gli insegnano a imparare dai suoi errori.  Chiediamogli  di riflettere su quanto accaduto, di pensare alla maniera di  riparare il danno eventualmente compiuto e di ripararlo. Se lo facciamo in modo efficace, allora il bambino avrà appreso la lezione e sarà molto difficile  che ritorni a commettere lo stesso errore.

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Ristrutturare la situazione

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Un’altra tecnica intelligente per insegnare ad essere ottimisti, è prendere e analizzare una specifica azione che ha causato una grande sofferenza al nostro figlio, o una delusione, o senso di impotenza, o qualsiasi altra sensazione negativa.

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L’idea è quella di disarmare tutta quella struttura negativa che amplifica il problema più di quanto lo sia in realtà. Così, riducendolo  alla sua dimensione reale,  il bambino si renderà conto che il problema è risolvibile.  La chiave è di insegnare ai nostri figli a scoprire le cause e gli effetti degli eventi, perché i loro pensieri tendono spesso ad esagerare  la realtà.

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Per esempio, se prende un brutto voto a scuola, il bambino può scoraggiarsi eccessivamente e sentire come se  tutto fosse perduto. Al contrario, se gli si fa notare che il brutto voto è solo la conseguenza di essersi impegnato poco nello studio, e non una bocciatura completa, allora l’orizzonte gli apparirà meno cupo e capirà che ha la possibilità di rimediare.

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Con questa nuova consapevolezza,  egli può vedere il basso voto come una sfida a studiare di più affinchè ciò non accada di nuovo. Adesso dipenderà solo da lui che quel brutto voto non si trasformi in un vero e proprio fallimento, ma che è stato solo un lieve incidente di percorso. 

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Il lato positivo delle cose

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Insegniamo  ai nostri figli che non esistono assoluti immutabili su ciò che accade nella vita, e che è sempre  possibile  cambiare in positivo la visione e gli eventi della vita.

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Quindi, per quanto ci è possibile, estraiamo sempre il positivo da ciò che è successo. Per esempio, se il bambino ha avuto un incidente col suo skateboard e questo si è rotto, proviamo a dirgli qualcosa come “almeno non ti sei fatto nulla di male”,  o in un altro caso,  “quella bicicletta era già vecchia, e comunque, era ora di comprarne una nuova”.

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Abituiamoci  noi e i nostri figli ad affrontare i fatti della  vita da prospettive positive e si vedrà che quasi sempre si troveranno argomenti adatti per sostituire la tristezza col sollievo.

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Noi siamo un modello

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Se i bambini acquisiscono da qualcuno la maggior parte della loro personalità, questi sono i loro genitori; e per insegnare ad essere ottimisti, non bastano le parole ma ci vogliono i  fatti. Perciò, se per caso non sei un ottimista, cerca di diventarlo al più presto, cerca di sviluppare questa attitudine a tutti i costi. Perché, ricordati che è il futuro dei nostri figli che è in gioco. Concludendo, evitiamo assolutamente  di dare manifestazioni di pessimismo di fronte a loro .

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Sebastiano.

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