LA MEDICINA NATURALE ALLA PORTATA DI TUTTI di LEZAETA Manuel Acharan


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Aria, luce, frutta: il segreto per la salute

Manuel Lezaeta Acharan

naturale secondo Manuel Lezaeta Acharan

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di Francesco Lamendola

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E meno male che ci sono gli amici del C.I.C.A.P. a proteggerci premurosamente dalle frodi degli pseudo-scienziati e degli pseudo-medici, a metterci in guardia contro le imposture, a tutelare la nostra salute, diffidandoci dal metterci nelle mani di guaritori dalle dubbie conoscenze e dai dubbi poteri. Nella loro encomiabile crociata illuminista contro le tenebre dell’ignoranza e della superstizione, nel loro zelo di verità e demistificazione, risiede la nostra salvezza; che cosa sarebbe di noi, altrimenti, abbandonati alle magre risorse del nostro buon senso e della nostra insufficiente cultura scientifica?

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Il C.I.C.A.P. contro la Naturopatia

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Su questa linea di crociata, moralistica prima ancora che scientifica, si colloca il libro di Francesco D’Alpa: L’inNaturopata. Origine delle infermità e cura della salute secondo Manuel Lezaeta Acharan, vincitore del Concorso Letterario Alfonso Maria di Nola per un saggio scientifico sui fenomeni paranormali della sezione pugliese del C.I.C.A.P., nel 2001. Si tratta di un violento pamphlet contro la naturopatia insegnata dal cileno Manuel Lezaeta Acharan, nato nel 1881 e morto nel 1959, le cui dottrine mediche sono state diffuse in Italia da un suo discepolo entusiasta, l’iridologo  Luigi Costacurta, che lo conobbe in Cile poco prima della morte di lui, e che ha tradotto nella nostra lingua il testo fondamentale: La medicina naturale alla portata di tutti (Conegliano, Edizioni Lezaeta, 1984). 

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Secondo Francesco D’Alpa:

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“il movimento naturopata [è una] curiosa mescolanza di idee mediche irrazionali, prescrizioni curative popolari ed istanze ecologiste. Il suo approccio pseudoscientifico alla malattia, e la sua ostilità verso il mondo medico ufficiale, rendono la sua ‘Dottrina Termica’ un reale pericolo per la salute individuale e collettiva.”

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Quanto a Lezaeta personalmente, il giudizio di D’Alpa è reciso e categorico:

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“La teoria di Lezaeta Acharan (…) non fa che ignorare semplicemente tutto ciò che al suo tempo già si conosceva sulla funzionalità dell’apparato digerente e sui processi biochimici che sottintendono alle funzioni dell’organismo.”

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C.I.C.A.P.: volontà di screditare in qualunque modo

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A parte il fatto che qualcuno dovrebbe spiegare all’Autore che sottintendere non è la stessa cosa di sottendere e che, quando si vuol demolire un “avversario”, bisognerebbe almeno conoscere il lessico della propria lingua, in questa prosa noi riconosciamo di primo acchito tutte le caratteristiche dei crociati che ruotano attorno alla filosofia del C.I.C.A.P.: volontà di screditare in qualunque modo, con qualunque mezzo, quelle figure o quelle situazioni che non si lasciano ridurre entro i comodi schemi di una scienza “ufficiale” tanto presuntuosa quanto inadeguata, allo scopo di perpetuare il predominio culturale (e, indirettamente, economico) degli assertori dello “scientificamente corretto”.

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C.I.C.A.P. : sistematica denigrazione della Medicina Naturale

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Noi non scenderemo a questi livelli di polemica velenosa e non entreremo in una critica puntuale della sistematica denigrazione della Medicina Naturale in genere, e di quella di Lezaeta Acharan in particolare. A differenza di coloro i quali credono di possedere la scienza infusa, noi pensiamo che ogni individuo dotato di spirito critico possa e debba verificare da sé quali siano le teorie e le pratiche scientifiche e quali quelle pseudoscientifiche; quali le forme di medicina utili e benefiche, e quali siano, invece, sbagliate e dannose per la salute.

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Proliferazione delle malattie iatrogene

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Lungi da noi voler istituire un processo alla Medicina Ufficiale; ma, se i signori del C.I.C.A.P. intendono dichiarare guerra a ogni forma di Medicina Alternativa in nome della difesa della salute (e disprezzando, evidentemente, le facoltà di discernimento del pubblico: tipico atteggiamento di arroganza illuminista), allora mettiamo pure sul piatto della bilancia anche i danni gravissimi perpetrati ai danni della salute dalla medicina ufficiale e dai medici accademici, le innumerevoli diagnosi sbagliate; l’enorme proliferazione delle malattie iatrogene, dovute, cioè, alle stesse cure mediche; il disprezzo più totale nei confronti del paziente, cui, spesso e volentieri, non vengono spiegate neppure le proprietà dei farmaci prescritti.

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Separare la scienza medica dallo Stato

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Valutato il pro e il contro, crediamo non sia facile decidere se i maggiori pericoli alla salute delle persone vengano dalla Medicina Alternativa o da quella ufficiale; certo è che, se seguissimo i suggerimenti di Paul K. Feyerabend e decidessimo di separare la scienza dallo Stato (così come, nel XVI secolo, si cominciò a separarne la religione), e lasciassimo ciascuno libero di curarsi come meglio crede, invece di mandargli a casa i carabinieri e fargli sospendere l’esercizio della patria potestà, se rifiuta, ad esempio, le vaccinazioni obbligatorie per i propri figli, decise dalla sanità pubblica: forse, allora, la salute dei cittadini ne guadagnerebbe.

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Non ne guadagnerebbero, invece, il potere e il portafogli dei medici accademici, per non parlare delle multinazionali farmaceutiche, per le quali la malattia cronica delle masse è, evidentemente, un business. Ebbene, tanto peggio per loro.

 

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Monopolio medico sulla cura delle malattie e gelosia meschina di una casta privilegiata

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Quanto, poi al caratteristico disprezzo di quei signori per le prescrizioni curative popolari, esso tradisce i loro reali moventi: la gelosia meschina di una casta privilegiata nei confronti di tutto ciò che potrebbe diminuire il suo monopolio sulla cura delle malattie; e, al tempo stesso, la sua profonda ignoranza. Infatti le prescrizioni curative popolari sono il frutto di una saggezza millenaria delle società pre-industriali, umanistiche ed ecologiche, nelle quali ogni individuo era, un po’, il medico di se stesso e praticamente tutti conoscevano le proprietà medicinali delle piante, che andavano a raccogliere con le proprie mani e che preparavano da sé, secondo conoscenze tramandate da padre in figlio. Il tutto nella piena condivisione della filosofia medica di Ippocrate, secondo il quale  i medici non sono esistiti fin dall’inizio; perché non la malattia, ma la salute è la condizione naturale dell’uomo: dell’uomo, cioè, che vive a contatto con la natura, che rispetta l’ambiente in cui abita e lavora, e che gode, pertanto, del bene inestimabile dell’aria, della luce, dell’acqua e della frutta non inquinate né adulterate.

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Ciò premesso, pensiamo che la lettura del libro di Lezaeta possa essere utile a tutti coloro che desiderano regolare al meglio i propri ritmi vitali e prendere nelle proprie mani il dono inestimabile, ma anche la responsabilità primaria, della propria salute psico-fisica.

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L’idea centrale del naturopata cileno – che si è largamente ispirato a personalità della medicina naturale quali Pressnitz, Krupp, Kuhne, Just e padre Taddeo – è che un regime di vita sbagliato e innaturale, dovuto, fra le altre cose, a una errata alimentazione, carnivora ed eccessiva, produca un abnorme calore interno, che consuma i visceri e provoca, al tempo stesso, un raffreddamento della pelle. Per stare in buona salute è dunque necessario, in primo luogo, tornare alla natura: respirare aria pura (che è il primo alimento dell’organismo), e non solo con i polmoni, ma anche con la pelle (che Lezaeta definisce “un altro polmone”); mangiare poco ed eliminare la carne; bere solamente acqua; condurre una vita attiva, sana e morigerata; dormire e riposare solo il tempo necessario; evitare indumenti che soffochino la respirazione cutanea, a cominciare da quelli intimi; regolare il proprio intestino e la propria traspirazione cutanea,  in modo da eliminare prontamente le sostanze nocive che si accumulano nell’organismo.

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Tutte cose, intendiamoci, di puro buon senso. E vi par poco?

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Quanto, poi, al fatto, che oggi, specialmente nell’ambiente inquinatissimo delle grandi e medie città, sia cosa quasi impossibile respirare aria pura, bere acqua limpida e nutrirsi di cibi sani, che abbiano mantenuto le proprie virtù naturali, questo è un problema che rimanda immediatamente alla esigenza ecologica. È qui che si vede il legame, organico e necessario, fra Medicina Naturale e sensibilità ecologica; ed è qui che si gioca la nostra partita con la malattia, mediante un passaggio dall’ottica individualistica dello “star bene” privato e solitario, a quella dello “star bene” sociale e collettivo. È qui che si comprende come non sia neanche pensabile un ritorno alla salute, senza mettere in discussione le fondamenta stesse della società stupidamente consumistica che abbiamo costruito, con tutto vantaggio dei poteri forti dell’economia e a tutto detrimento del nostro benessere fisico e spirituale.

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La Medicina Naturale, a questo punto, diventa non solo una pratica per la difesa della salute, ma una filosofia di vita, un impegno politico e sociale, una battaglia culturale: combattuta, quest’ultima, non per difendere il dominio di una casta privilegiata, ma unicamente e disinteressatamente per conseguire il maggior benessere del maggior  numero possibile di individui.

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 Un invito a non delegare ad altri la propria salute

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Perciò, chi si accosta alla lettura del libro di Lezaeta Acharan, di cui ci piace riportare una paginetta (Op. cit., pp. 15-18), non si aspetti di trovarvi chissà quali ardue teorie scientifiche o chissà quali inusitate prescrizioni mediche: ma molto buon senso, molta comprensione della reale natura umana e dei suoi veri bisogni, e un invito sottinteso a diventare abbastanza evoluti da non delegare totalmente ad altri la responsabilità della propria salute, ma di cominciare a gestirla in prima persona, innanzitutto con un migliore stile di vita.

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Leggiamo due paginette da “LA MEDICINA NATURALE ALLA PORTATA DI TUTTI” di LEZAETA Manuel Acharan

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“Diceva Ippocrate: L’aria pura è il primo alimento e il primo medicamento.

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“In effetti si può vivere per diverso tempo, senza mangiare e ingerire alcun alimento. Possiamo ricordare (fra tanti uomini) il sindaco di Cork in Irlanda che, facendo lo sciopero della fame nella sua prigione, ha prolungato di 72 giorni la sua esistenza senza consumare alcun alimento, bevendo solo dell’acqua. Però mai nessuno ha potuto mantenersi in vita senza respirare per un periodo di otto o dieci minuti; con questo è dimostrato la saggezza del precetto ippocratico.

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“In cambio, nella vita pratica, la maggior parte degli uomini non dà grande importanza all’aria perché, dopo aver trascorso una giornata di fatiche cerca riposo o diversione rinchiudendosi in abitazioni, teatri, club, taverne, ecc. ecc.

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“Bisogna imparare che, come alimento, l’aria pura rifornisce la maggioranza delle nostre necessità fisiologiche, perciò nei campi, nei boschi, in montagna ed al mare, si può vivere principalmente di aria e, secondariamente, di alimenti destinati allo stomaco; al contrario, con le errate abitudini, l’uomo, per la inadeguata elezione degli alimenti, carica lo stomaco mantenendosi così in uno stato di insufficienza vitale.

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L’aria nell’economia del corpo umano deve entrare per due condotti e questi sono: polmoni e pelle.

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“La pelle è un secondo polmone e, a sua volta, un secondo rene; infatti assorbe normalmente la quarta o quinta parte dell’ossigeno di cui abbisognamo ed espelle, in analoga proporzione, i residui del consumo organico.

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“Perché la pelle disimpegni la sua funzione, è indispensabile che sia a contatto diretto con l’atmosfera; si conferma così l’importanza dei bagni di aria riconoscendo la pregiudiziale dell’indumento intimo, specialmente oggi che è costruito con fibre sintetiche.

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La respirazione polmonare

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“La respirazione polmonare deve essere eseguita per mezzo del naso, con la bocca chiusa, perché il naso è il guardiano dei polmoni, in quanto riscalda l’aria troppo fredda e ne filtra le impurità. Mentre più ci alimentiamo di aria, meno necessità abbiamo degli alimenti stomacali. Ciò è dimostrato  alle persone che hanno un’insufficienza polmonare,  come i tisici che sviluppano una grande attività digestiva, manifestando il loro classico appetito mai soddisfatto.

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“Così, per ottenere una buona digestione è necessario saper mangiare, per saper respirare dobbiamo saperlo fare; per questo si consiglia della ginnastica respiratoria, facendo più volte al giorno, e soprattutto alla mattina all’aria libera, respirazioni ben profonde per alcuni minuti, aspirando per il naso ed espellendo per la bocca.

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Aria pura: il miglior alimento

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“Dobbiamo cercare a tutte le ore l’aria pura, essendo questa l’alimento più preciso per conservare la nostra salute, dormendo tutto l’anno con le finestre aperte, e d’estate, se è possibile, sotto i pergolati, sotto gli alberi, coricati sopra la terra.

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“Tutte le persone e specialmente quelle che soffrono di malattie polmonari, devono seguire questi consigli senza preoccuparsi dell’aria fresca, che è più tonica di quella tiepida, poiché l’aria pura è il primo medicamento. (…)

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“L’alimento naturale è quanto ci offre la Natura in ogni ambiente e latitudine, nei vari periodi dell’anno, essendo la cosa più conveniente alla nostra struttura organica ed alle nostre necessità fisiologiche e potendosi mangiare allo stato in cui viene offerta dalla Natura stessa.

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“L’alimento naturale è tanto desiderato (in special modo dai bimbi, poiché in essi il flusso della Natura non è ancora svanito), e può essere mangiato allo stato naturale senza alcuna cottura o previa elaborazione.

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“Saper scegliere gli alimenti è indispensabile per conservare la salute, poiché è l’alimento ingerito che forma il nostro sangue, la cui qualità dipende dall’alimento stesso.

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“L’ordine naturale stabilisce che il regno minerale alimenta il vegetale, e quest’ultimo l’animale; per tanto risulta che, ingerendo sostanze minerali, come lo sono quasi tutti i prodotti farmaceutici e la maggioranza degli alimenti ora in commercio, vuol dire introdurre nell’organismo materie estranee che questo non può assimilare.

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“L’animale in piena libertà, con l’ausilio dell’istinto, cerca l’alimento che più gli conviene; però l’uomo, degenerando il suo istinto, crede di poter mangiare quanto gli piace senza altro limite che i propri capricci.

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“Come vedremo più avanti, la trasgressione a questo precetto della legge naturale, sarà la causa principale delle malattie e infermità dell’essere razionale.

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Un celebre biologo ha detto: “Con i suoi denti l’uomo scava la propria sepoltura”

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“Grandi savi come Cuvier, Slikyssen, Carrington, Lahmann, Cristian, ecc. dimostrano, senza alcun dubbio, che l’uomo è frugivoro, la sua costituzione organica deve essere alimentata con frutta e verdura. Lamarck, Darwin, Haeckel, ecc. comprovano l’analogia fisiologica dell’uomo con la scimmia che è frugivora e, questa, è una verità che non ha contraddittori.

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La cottura devitalizza i cibi

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“Come dice il dottor Amilcar De Souza, la pratica è superiore a tutte le teorie; lo dimostrano migliaia di indigeni che vivono nei boschi cibandosi solo di frutta. Facendosi cuoco, l’uomo si ammalò, cambiò la sua integrità biologica, abbreviò la sua esistenza.

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“Cibandosi di frutta e di verdura, le malattie acute e croniche non possono incontrare nel nostro corpo l’ambiente adeguato, in quanto la frutta e la verdura sono alimenti elaborati dalla Natura, poiché le piante, succhiando dalla terra l’acqua ed i minerali, li dosificano nei loro frutti, arricchendoli dell’essenza, coadiuvata dall’azione benefica del sole.

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“I vantaggi del regime frugivoro sono manifesti.

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Oltre ad evitare le malattie, sono il mezzo più sicuro per curarle. Oltre a questo benefico vantaggio, la persona che vive esclusivamente di frutta è dotata di un raziocinio mentale più chiaro e libero in quanto il sangue, immune da tossici, irriga con migliore succo le cellule nervose che servono a organo per le facoltà dello spirito.

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La carne degli animali non un alimento adatto per l’uomo

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“La carne degli animali non è stata destinata come alimento per l’uomo, perché più che alimento è un eccitante a causa dei tossici che possiede, fra i quali si annoverano la creatina, creatinina, cadaverina, ecc. ecc. che se iniettate in un coniglio anche in piccole proporzioni causano la morte fulminea.

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l’uomo non è carnivoro

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“Se per natura l’uomo fosse carnivoro, si sentirebbe attratto dalla carne cruda e la mangerebbe così; però, malgrado il degenerato istinto, inorridisce solo a pensarlo e cerca di trasformarla mediante l’azione del fuoco e l’arte della cucina, dandole altro aspetto ed altri gusti per renderla desiderabile ai sensi.

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“Con questo inganno, l’uomo va alterando le proprie funzioni vegetative, che non dipendono dalla volontà, e che così obbligate alla disarmonia organica ci condurranno alla malattia e all’infermità.

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Il dottor Amilcar De Souza dice con ragione: La menzogna più convenzionale della nostra civilizzazione è quella dell’alimento cotto, e soprattutto quella della carne.

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“Per terminare questo tema, ci domandiamo: Che cosa andiamo cercando nei prodotti cadaverici dell’animale, che questo non abbia preso dal vegetale? Se il bove forma e mantiene il suo corpo con le sostanze estratte dalla debole foglia d’erba, tanto meglio l’uomo potrà alimentarsi con le sostanze concentrate nella frutta e nelle sementi che, per un periodo da sei a nove mesi, accumulano energia solare, magnetica, elettrica ed altre qualità sconosciute estratte dalla terra e dall’atmosfera. (…)

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Mangiare poco e masticare bene

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“Per sobrietà si intende: mangiare poco, masticare bene, ingerire lentamente e all’ora opportuna. Mangiare eccessivamente è tanto pregiudiziale come ingerire alimenti non naturali perché, ingerendo eccessivo alimento, l’organo digerente aumenta il suo lavoro, congestionando così e aumentando la temperatura interna e producendo in tal modo fermentazioni malsane che sviluppano tossici che avvelenano il sangue.

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Non dobbiamo mangiare senza aver fame

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“L’uomo per natura è uno degli esseri più frugali del Creato perché non abbisogna di grandi quantità di alimenti. L’importante è saper approfittare di quello che si mangia perché, per l’economia dell’organismo, non è necessaria una grande quantità di alimenti, che lasciano residui che lo intossicano. Non dobbiamo mangiare senza aver fame: ciò varrebbe a dire, sforzare lo stomaco ed esporlo aduna cattiva digestione.”

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Ci pare che vi sia materia su cui meditare ed, eventualmente, da cui trarre spunto per adottare pratiche salutari, dalle quali non possiamo trarre che giovamento.

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Fonte: Arianna Editrice [scheda fonte] 

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Sebastiano.

 

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LA DOTTRINA TERMICA DELLA SALUTE di MANUEL LEZAETA ACHARAN


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LA SALUTE ALLA PORTATA DI TUTTI

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Manuel Lezaeta Acharan

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L’uomo è un animale a sangue caldo

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Il nostro corpo ha due rivestiture: la prima è l’esterna, ci isola dall’ambiente che ci circonda e si chiama «pelle», la seconda è l’interna, copre le cavità del nostro organismo e si denomina «mucosa». La salute ossia, la normalità funzionale del corpo, dipende dall’equilibrio termico fra pelle e mucosa. 

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L’uomo è un animale a sangue caldo, il cui calore allo stato di salute, è di 37 gradi centigradi .

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La circolazione sanguigna, risultato dell’attività nervosa, determina nel corpo la temperatura che sarà normale se il sangue circola uniformemente. L’alterazione circolatoria del fluido vitale, prodotta da uno squilibrio termico, origina e mantiene nell’organismo congestioni e anemie. 

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Scarsa irrigazione di sangue e squilibrio termico

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La temperatura sarà maggiore nella zona congestionata e minore in quella regione del corpo in cui la circolazione sanguigna è deficiente, perché la pletora di questa è il risultato di una maggiore attività nervosa, e la deficiente attività di questa energia determina invece la scarsa irrigazione di sangue.  

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Come rivela l’iride degli occhi, più accentuata è la congestione nelle viscere del corpo, più deficiente è la circolazione del sangue nella pelle, estremità e cervello. Questo è lo squilibrio termico che caratterizza lo stato di alterazione variabile della salute umana, qualsiasi siano i sintomi e le sue manifestazioni. 
Nella sua attività normale, l’organismo umano mantiene sempre una temperatura uniforme: 37 gradi centigradi , tanto sulla pelle quanto nelle mucose intestinali. Questa normalità termica è la conseguenza di una uniforme irrigazione sanguinea nei tessuti che vengono riscaldati dal calore dello stesso sangue. 

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Questo equilibrio termico, permettendo il normale funzionamento della macchina umana, è fonte di salute.

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Tutte le infermità costituiscono sempre uno squilibrio termico in grado variabile per l’aumento della temperatura interna del corpo, per congestione delle viscere con diminuzione del calore della pelle e delle estremità per deficiente irrigazione sanguinea. Questo squilibrio della temperatura, origina disturbi variabili alle funzioni organiche perché gli organi congestionati lavorano male per la sovrabbondanza del sangue, e così pure gli organi anemici alterano il loro lavoro, per scarsa irrigazione sanguinea. 

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Essendo la malattia una manifestazione del disordine funzionale dell’organismo per squilibrio termico, è sempre caratterizzata dalla febbre, non può quindi esistere un infermo senza febbre. Quando questa non è constatabile per mezzo del termometro applicato sotto l’ascella è perché si trova rifugiata nell’interno del corpo.

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Malattie acute e malattie croniche

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Nelle affezioni acute, la febbre, la cui origine è sempre nell’interno del ventre, si propaga a tutto l’organismo, manifestando reazioni salutari delle difese naturali, che procurano la purificazione organica. La febbre interna che non viene alla superficie del corpo, è caratteristica in tutti gli infermi cronici; essa rivela l’insufficiente difesa dell’organismo ed è causa di denutrizione ed intossicazione perché favorisce le putrefazioni intestinali. 

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Con la febbre alla superficie del corpo si manifesta la reazione salvatrice; invece con la febbre interna, che raffredda la pelle e le estremità del corpo, si denuncia la deficiente attività organica, vale a dire l’indebolimento dell’energia vitale del soggetto.

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L’uomo è l’unico essere del creato che vive squilibrando le temperature del corpo 

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In effetti il vestito inadeguato effemina(indebolisce) la pelle, e gli alimenti indigesti generano febbre nelle viscere. La pelle, continuamente sottratta al conflitto termico che l’atmosfera ci offre, si indebolisce progressivamente e si raffredda. Gli indumenti inadeguati, attorniano il corpo di un calore artificiale, risparmiandogli la necessità di produrre costantemente il proprio calore mediante l’attiva irrigazione sanguigna della pelle. D’altra parte, gli alimenti cotti ed indigesti, esigendo uno straordinario e prolungato sforzo digestivo, per reazione nervosa, congestionano le mucose e le pareti dello stomaco e degli intestini, aumentando la temperatura interna del corpo, alterando in tal maniera il calore della pelle e delle estremità.

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Congestione dell’apparato digerente a causa di alimenti inadeguati per essere digeriti

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Insisto! Il lavoro forzato e prolungato, che esige nello stomaco ed intestini l’elaborazione degli alimenti inadeguati, significa reazione nervosa e circolatoria che aumenta la temperatura interna del corpo a spese del calore stesso, per indebolimento delle attività della pelle, attorniato di un calore prestato da un vestiario che lo sottrae al conflitto che l’atmosfera offre a tutti gli esseri viventi. La febbre interna, che consuma la vita delle genti, ha origine in queste due cause: congestione dell’apparato digerente a causa dei continui sforzi giornalieri che esigono gli alimenti inadeguati per essere digeriti; indebolimento della pelle per mancanza del conflitto con gli agenti atmosferici dovuto all’inconveniente vestiario.

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Più debole è la temperatura della pelle, maggiore è il calore nelle mucose nell’interno del ventre

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L’indebolimento della pelle ricarica il lavoro delle mucose, ed è in queste che si dirigono le sostanze malsane non asportate dai pori per la deficiente irrigazione sanguinea della superficie del corpo. Forzate le mucose a realizzare un lavoro straordinario, per reazione nervosa e circolatoria si irritano e congestionano progressivamente producendo la febbre. Con quanto esposto, si spiega facilmente il perché dei raffreddori, dei catarri, delle polmoniti e di tutte le infiammazioni interne in generale.

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Il raffreddore è  uno squilibrio termico, caratterizzato da freddo esterno e febbre delle viscere

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Il raffreddore è precisamente un acuto squilibrio termico, caratterizzato da freddo esterno e febbre delle viscere. Il processo congestivo ed infiammatorio si accentua di preferenza negli organi più deboli per predisposizione personale e per mal regime di vita. Nel moribondo lo squilibrio termico arriva al suo massimo grado poiché, mentre il freddo si impossessa della sua pelle e delle sue estremità, la febbre lo consuma internamente come lo comprova il polso o l’infiammazione interna, che si riflette nell’iride degli occhi. 

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Come alla pelle anemica corrispondono mucose congestionate e febbricitanti, cosi l’attivo lavoro della pelle decongestiona, rinfresca e vitalizza le mucose che coprono le cavità interne del nostro corpo.
Malattie eruttive come la rosolia, il vaiolo, la scarlattina, ecc. ecc. sono destinate a purificare l’organismo che si trova allo stato di infermità cronica.

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Nella stessa misura in cui fiorisce il male sulla pelle, si scaricano le materie morbose all’interno del corpo. Al contrario, quando si soffocano le eruzioni della pelle, la materia perniciosa si dirige cercando un’uscita attraverso le mucose, producendo gravissime infiammazioni e congestioni nei tessuti polmonari, bronchiali, renali e nei sistemi circolatorio e nervoso. Con quanto ho detto, si spiega come le affezioni acute senza febbre esterna siano le più gravi e più difficoltose da curare.

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Relazione tra febbre interna e battiti del polso

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In infermi cronici, estremamente indeboliti la cui vitalità è consumata per intossicazione e per impotente sforzo difensivo della Natura incompresa, mutilata e soffocata con farmaci, è comune vedere che il termometro sotto il braccio accusa 35 gradi centigradi mentre la febbre interna è all’incirca sui 40 gradi e più e si manifesta, per la inusitata attività del cuore, con un polso di 120 battiti al minuto. 

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Come si vede in questo caso, e lo abbiamo comprovato una infinità di volte, il termometro serve solo per perturbare il criterio, in quanto si riferisce a febbre. Invece il polso è la guida più sicura per comprovare la temperatura normale o anormale del corpo umano, secondo la mia Dottrina, sempre che i nervi non siano addormentati per intossicazione intestinale o medicamentosa.

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Esiste una relazione stabile fra l’attività del cuore e la temperatura interna del corpo. Nello stato di riposo, in un adulto 70 pulsazioni al minuto corrispondono ad un calore pari a 37 gradi centigradi all’interno del ventre; 80 pulsazioni accusano temperatura sopra i 37° ½ ; 90 pulsazioni per minuto rivelano una febbre di 38 gradi; 100 pulsazioni corrispondono a 39 gradi di febbre, con 110 pulsazioni si aumenta a 39° ½ ; con 120 si hanno 40 gradi di febbre e, quando si aumenta i 120 battiti al minuto, si ha la certezza che il calore interno del corpo si è elevato sopra i 40 gradi. Man mano che la temperatura aumenta all’interno del ventre, accelera proporzionalmente l’attività del cuore, che si manifesta con un polso rapido sempre più, anche quando il termometro posto sotto l’ascella non registra calore normale.

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Il polso inferiore ai 70 battiti denuncia una debolezza nervosa dovuta ad intossicazione intestinale o medicamentosa

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Nei bambini appena nati, normalmente le pulsazioni arrivano fino a 150 battiti al minuto, a tre anni il numero normale è di 100 e a quattordici di 75, per ridursi a 70 a vent’anni. Passati i sessanta il polso accelera fino a 80 pulsazioni al minuto; ciò è dovuto all’aumento di calore interno del corpo per anemia della pelle degli anziani. 

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La febbre interna che, come abbiamo detto si origina per lo sforzo digerente che esige l’elaborazione degli alimenti inadeguati, si fa cronica per i comuni abusi che si commettono nell’alimentazione e perl’effeminamento della pelle. 

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Salvo una privilegiata costituzione organica, se costantemente per varie volte al giorno forziamo il lavoro dell’apparato digerente con alimenti indigesti, congestioneremo in forma permanente, più o meno grave, le mucose, pareti dello stomaco e gli intestini. I tessuti di questi organi si fanno spugnosi in grado variabile ritenendo maggiore quantità di sangue del normale, come rivela l’esame dell’iride degli occhi dell’infermo.

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Questo stato congestivo degli organi della digestione, eleva in loro la temperatura normale, poiché il sangue porta calore e la sua maggiore affluenza si traduce in aumento della temperatura interna con la diminuzione del calore della pelle e delle estremità del corpo. Rimane così spiegato lo squilibrio termico costituente lo stato dell’infermo, senza distinzione dei sintomi, come vedremo. Si spiega pure l’esistenza della febbre interna, che non viene rivelata dal termometro e che è caratteristica negli infermi cronici, ed inoltre la febbre esterna, propria delle affezioni acute.

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Febbre locale 

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Oltre alla febbre interna, che si origina e mantiene nell’intestino, si presenta generalmente negli infermi, una febbre locale nella zona o organo del corpo direttamente compromesso dal disordine generale, che inizia sempre nell’apparato digerente. Così, se si piantasse una spina in un dito, si noterebbe ben presto un’infiammazione locale con aumento della temperatura precisamente nel punto affetto. Fenomeno analogo si produce nella polmonite, nella nefrite, nell’appendicite, nel reumatismo acuto ecc. ecc. Il trattamento curativo dovrà quindi contemplare questi due aspetti dello squilibrio termico che permettono una immediata normalizzazione se si vuole ottenere una perfetta guarigione o, per meglio dire, un ritorno alla salute.

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Il freddo abituale alla pelle, piedi e mani denuncia febbre interna,

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con deficiente circolazione sanguigna nelle estremità e superficie del corpo; il sangue che manca in queste regioni, si trova stagnante all’interno dell’organismo, di preferenza nel ventre. In queste condizioni di squilibrio termico del corpo, le funzioni organiche si alterano fondamentalmente sempre più, rovinando la vitalità dell’infermo e portandolo infine alla morte per denutrizione ed intossicazione, a causa delle putrefazioni intestinali elaborate nel ventre febbricitante. 

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La febbre interna è il nemico che dobbiamo combattere in tutti gli infermi poiché solo con essa si dà vita al microbo

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Quindi teniamo presente che, con 37 gradi di calore nel corpo non vi è virulenza microbica, come spiegherò più avanti.

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tratto da “La Medicina Naturale alla portata di tutti” – di Manuel Lezaeta Acharan

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Fonte: http://www.disinformazione.it

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Sebastiano

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