BUDDHISMO: IL RETTO SFORZO – 3


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LEZIONE OTTAVA: Il ‘retto sforzo’ (terza parte)

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Concludiamo oggi la nostra indagine intorno al retto sforzo.
Gli ultimi due tipi di sforzo riguardano: il far sorgere stati salutari non ancora sorti e il consolidare gli stati salutari già sorti.

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Quali sono gli stati salutari?

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Gli stati salutari da far sorgere sono innumerevoli: la calma, la chiara visione, gli stessi otto aspetti dell’ottuplice sentiero. Ma il Buddha dà particolare importanza ai cosiddetti ‘sette fattori di illuminazione’: consapevolezza, esame dei fenomeni, energia gioia, tranquillità, concentrazione, equanimità. Sono i fattori che conducono all’illuminazione e che – essi stessi – la costituiscono. Operando all’unisono, eliminano le cause del dukkha (sofferenza).

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Consapevolezza e Comprensione

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Commentando il percorso BUDDHISMO: IL RETTO SFORZO – 3 dei sette fattori di illuminazione, Bhikkhu Bodhi scrive: “Il cammino verso l’illuminazione comincia dalla consapevolezza, che prepara il terreno per la comprensione profonda portando alla luce i fenomeni qui e ora, nel momento presente, spogliati di ogni interpretazione soggettiva, commento e proiezione. Poi, dopo che la consapevolezza abbia presentato all’attenzione i nudi fenomeni, il fattore dell’esame interviene per investigarne le caratteristiche, le condizioni e gli effetti. […] Il lavoro di investigazione richiede energia […]. Con il crescere dell’energia prende vita il quarto fattore, la gioia, in forma di piacere tratto dall’oggetto. La gioia aumenta gradatamente fino all’estasi: onde di beatitudine attraversano il corpo, la mente si accende di contentezza, l’ardore e la fiducia si intensificano.

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Beatitudine in Tranquillità, Gioia in Serenità

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Tali esperienze, benchè incoraggianti, presentano un difetto: inducono uno stato di eccitazione difficile da placare. Perseverando nella pratica, la beatitudine si addolcisce stemperandosi nel quinto fattore, la tranquillità. La gioia permane, ma mitigata, e la contemplazione procede con composta serenità. La tranquillità porta a maturazione il sesto fattore, la concentrazione o mente unificata su un punto.

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L’Equanimità

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Con il rafforzarsi della concentrazione si fa sempre più dominante l’ultimo fattore, l’equanimità, stato di equilibrio interiore libero dai due opposti impedimenti dell’agitazione e dell’inerzia. […] L’equanimità ha il medesimo carattere di ‘spettatore’. Una volta che tutti i fattori di illuminazione siano perfettamente bilanciati, la mente assiste impassibile al gioco dei fenomeni”.

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consolidare gli stati salutari

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Riguardo al quarto tipo di sforzo, in un discorso del Buddha troviamo scritto: “Egli [il monaco, il meditante] dirige la volontà a consolidare gli stati salutari già sorti; non li porta a fin ma li accresce, li conduce a maturità e alla perfezione dello sviluppo”. Si tratta dello sforzo atto a mantenere saldo nella mente un oggetto salutare di concentrazione. Commento di Bhikkhu Bodhi: “La saldezza dell’oggetto fa sì che i sette fattori di illuminazione crescano in stabilità e in forza, sino a sfociare nella comprensione liberante. Quest’ultima rappresenta l’apice del retto sforzo”.

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Fonte: www.lameditazionecomevia.it

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Sebastiano

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BUDDHISMO: IL RETTO SFORZO – 2


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Buddhismo: Retto Sforzo

LEZIONE SETTIMA: Il ‘retto sforzo’ (seconda parte)

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Parliamo oggi del secondo tipo di sforzo, quello cioè teso ad abbandonare gli stati mentali negativi già sorti.

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“Egli non trattiene pensieri di lussuria, malevolenza o danno, così come ogni altro stato non salutare già sorto; egli li abbandona, li discaccia, li recide e li porta a dissoluzione” (Buddha).

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Leggiamo dal testo di Bhikkhu Bodhi:

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“Il Buddha, in un importante discorso presenta cinque tecniche per contrastare i pensieri ostruenti. Il primo antidoto consiste nel sostituire un pensiero non salutare con un pensiero salutare, così come un falegname introduce un cuneo nuovo per rimuovere quello vecchio. […] Si può applicare l’antidoto in ogni momento in cui l’impedimento si presenta a disturbare la meditazione, oppure lo si può assumere quale oggetto primario per contrastare un impedimento che si rivela di ostacolo cronico alla propria pratica. […]

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MEDITAZIONE SUGLI OPPOSTI COME ANTIDOTO

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Antidoto generico al desiderio è la meditazione sull’impermanenza, che scalza la base stessa dell’attaccamento […]. Per quanto riguarda il desiderio sessuale, l’antidoto più potente è la contemplazione degli aspetti sgradevoli del corpo […]. L’antidoto alla malevolenza è la meditazione sull’amorevolezza, che scioglie ogni traccia di ira e odio attraverso l’irraggiamento metodico del desiderio altruistico che vuole la felicità per tutti gli esseri.

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La Meditazione camminata

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La sonnolenza e il torpore esigono uno sforzo particolare […] Vengono proposti metodi diversi: visualizzare una sfera luminosa, alzarsi per un periodo di corroborante meditazione camminata, riflettere sulla morte sempre incombente, determinarsi a proseguire con vigore.

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Meditazione sul respiro

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L’agitazione e la preoccupazione sono contrastate dal rivolgere la mente a un oggetto di meditazione molto semplice e di effetto calmante; la pratica universalmente consigliata è la consapevolezza del respiro. L’antidoto contro il dubbio è l’esame […].

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Cinque Metodi per il Controllo del Pensiero

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Mentre questo primo dei cinque metodi per espellere gli impedimenti comporta un rimedio specifico per ogni impedimento, gli altri quattro operano in modo generale.

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Il secondo schiera le forze della vergogna e del timore morale contro il pensiero indesiderato: il pensiero viene visto nella sua bassezza, oppure se ne considerano le conseguenze spiacevoli finchè si innesca una ripugnanza interiore che discaccia il pensiero.

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Il terzo metodo implica uno spostamento deliberato dell’attenzione; al presentarsi di un pensiero non salutare che reclama a gran voce la nostra attenzione, invece di prestargli ascolto lo escludiamo spostando altrove l’attenzione […].

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Eliminazione di un pensiero indesiderato con l’Osservazione

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Il quarto metodo ricorre a un approccio opposto; invece di distoglierci dal pensiero indesiderato lo assumiamo deliberatamente a oggetto di meditazione, esaminandone le caratteristiche e investigandone le cause. Con ciò il pensiero si acquieta e infine scompare. Un pensiero non salutare, infatti […] posto sotto osservazione diventa innocuo.

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Il quinto metodo, da usarsi solo come estremo rimedio, è la soppressione, e consiste nel contrastare vigorosamente il pensiero non salutare con la forza di volontà […].

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Il Controllo dei Pensieri

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Non più dominati dai pensieri, impariamo a dirigerli. Qualunque pensiero vogliamo pensare, quello penseremo; qualunque pensiero non vogliamo pensare, quello non penseremo”.

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Fonte: www.lameditazionecomevia.it

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Sebastiano

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