IL MERCATO DELLA SALUTE


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MUCO, TOSSE, FEBBRE E OTITE, CONDITI DI PAURA MONATTA: 

LIBERAZIONE DAL MUCO

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GUARDIAMO IL PROBLEMA IN FACCIA E CI IMBATTIAMO NEL MANICOMIO SANITARIO

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Dr Valdo Vaccaro

Dr Valdo Vaccaro

 Il grondare del muco non è altro che un accumulo di acidificazione nel corpo in via di smaltimento.

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Parliamo di impregnazione tossica che il corpo, giunto ai massimi livelli di tolleranza-veleni, tende a mandar fuori mediante le tipiche manifestazioni influenzali che poi i medici associano ai vari virus. Virus con caratteristiche varianti di anno in anno, classificati in ipotetici ceppi ed ipotetiche e fantasiose zone specifiche di provenienza, dettate di anno in anno al mondo dagli orchestratori della NDC (National Disease Control). Questo nella normalità dei casi. Se poi ad Atlanta, Chiesa Mondiale della Religione Medica, si pianificano scenari più angoscianti e crisi di emergenza mondiale, come l’Aids, le legionarie, le aviarie, le suine, le messicane, le neo-spagnole, e le cetrioline, scattano tutte le misure di emergenza e il mondo si trasforma in un manicomio di gente spaventata, con campane che suonano a morto e di sirene che annunciano sciagure, contagi ed epidemie.

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PESTI ANTICHE E ALLUNGAMENTO DELLA VITA GRAZIE ALL’IGIENE

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Le morie da peste, da ignoranza e da sporcizia, da mancanza di acqua corrente e di cibi freschi e sani, ci sono sicuramente state nella storia, sia in presenza che in assenza medica. L’allungamento della vita non proviene certamente dalla medicina, come ci vogliono far credere, ma dal progresso tecnologico generale nel campo dell’igiene, come dice il grande igienista tedesco Max Pettenkofer (1818-1901), fondatore del primo istituto di igiene naturale in Europa, docente di medicina a Vienna e a Monaco di Baviera, studioso di ventilazione-fogne e di purezza dell’aria e dell’acqua.

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LA PRESENZA MEDICA NON E’ AFFATTO UN DOGMA

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Il mondo è andato avanti al meglio per secoli e millenni senza terapeuti, con proibizione legale di esistere e di professare nei riguardi dei medici, ritenuti invasivi e pericolosi per la salute e il benessere della comunità, come la storia di Roma antica insegna. Ben 700 anni di divieto-medico rigoroso e totale fino al 100 a.C e altri 800 anni di tolleranza vigilata nei loro riguardi, lo dimostrano. Secoli, tra l’altro, di grande splendore e di costruttiva magnificenza imperiale. Oggi la situazione si è rovesciata. Ogni singolo e ogni nazione si ritrovano ad essere, volenti o nolenti, medico-dipendenti fin dalla nascita. Ogni paese trasformato in parrocchia legata alle disposizioni papali e ai concistori che si attuano in Georgia, nuovo stato Vaticano del pianeta.

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UN REGIME MONDIALE MEDICO-ECCLESIASTICO CON TANTO DI INQUISIZIONE

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Ogni ministro della Sanità trasformato in Cardinale Nazionale e ogni sottosegretario in Arcivescovo, più una marea di pretini obbedienti ed irregimentati nel loro camice verde, disseminati tra cliniche, Asl e ospedali. Non più il sacerdote-curato con le armi rituali della paura spiritica-maligna, dell’acqua santa, del battesimo, della cresima, del matrimonio, e dell’estrema unzione, ma il neo-prete-curato e laureato con le armi della paura microbica e del contagio bubbonico, del vaccino, del farmaco, del bisturi e dell’integratore. Difeso ovviamente dalla politica, dalla appropriazione in esclusiva del mercato della salute, da strumenti legali di pressione non lontani da quelli tipici dell’Inquisizione (ne sanno qualcosa i medici radiati dall’Ordine, e i terapeuti non-medici umiliati e costretti ai margini dell’illegalità).

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LA PAURA E’ UN BENE RIPRODUCIBILE E A BASSO COSTO

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Oggi la medicina moderna, a indirizzo monatto-tecnologico, vive di rendita. Ha investito enormi risorse nel martellamento ossessionante e nella vendita del suo prodotto di punta, la paura. Il petrolio costa, lo devi far spillare dal sottosuolo, lo devi raccogliere e raffinare. L’acciaio costa, lo devi mescolare negli altiforni, trasformare in barre, lamine e tondini. Il calcestruzzo costa, lo devi amalgamare con acqua, ghiaia, sabbia e cemento. La paura no. Nessuno sforzo e nessuna fatica. Basta un’idea tanto brillante quanto malevola. Basta uno schioccare di dita. Basta un programma diseducativo. Basta elaborare un Abecedario manipolato a proprio piacere e lanciarlo dall’alto sulle stupide folle e sui branchi di pecore. Basta trasformare il batterio in diavolo, il virus in satana, il fungo in belzebù e l’allergia in strega maligna, e il gioco è fatto. Ci penseranno le varie televisioni, colluse con Big Pharma a convogliare il messaggio.

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LA PAURA E’ COMODA, LEGGERA E REDDITIZIA

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La paura si presta poi ad essere confezionata ed aviotrasportata, ed anche a guadagnare il rispetto delle borse e dei circoli finanziari. Trasportare un container di macchinari costa carissimo. Camion dalla fabbrica al porto, lungo tragitto in mari tempestosi, gru e carrelli giganteschi ai porti di arrivo e di partenza, e margini ridicoli per vincere la concorrenza. Chi te lo fa fare? La paura invece vale assai di più. Si trasforma in fiale, pastiglie e pillole, in materiale leggerissimo e comodo da trasportare e smerciare. Tanto valore in poco spazio. Un container da 400 mila Euro anziché di soli 100 mila. Azioni in borsa che, per cibi sintetici e integratori, per cibi e bevande-spazzatura, per farmaci e vaccini, sono sempre in costante ascesa.

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CHI MAI FA VERAMENTE USO DEL PROPRIO CERVELLO?

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Chi fa uso del proprio cervello, senza farsi condizionare, sa distinguere il vero dal falso, sa distinguere una malattia etichettata e inventata di sana-pianta come l’Aids da una patologia specifica e reale? Chi sa svegliarsi e destarsi dal torpore in cui lo hanno precipitato il Regime Sanitario e il pretume chiamato Ordine Medico? Chi sa distinguere cosa significa prova del nove e prova del cacchio? La prova del nove significa prova chiara ed inequivocabile, quella che tronca ogni polemica e ogni cervellotica affermazione. Ma quanti fanno oggi uso del proprio cervello, senza dipendere come degli ansiosi beoti da insulse ed incomplete analisi-diagnosi mediche, da diseducative e svianti piramidi alimentari, da devastanti diete dimagranti lowcarb-zoniste-antiglicemiche-grupposanguinee-pseudomediterranee-ortomolecolari-dunkaniane? Quanti usano il raziocinio senza andare dietro a “Lo-ha-detto-Tizio-Caio-Sempronio”?

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CHI E’ IN GRADO DI DISTINGUERE TRA IL VERO E IL FASULLO?

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Quanti fanno uso del proprio cervello senza credere ciecamente al divino dogma del medico, confermato da mamma televisione? Quanti sono disposti a capire che la regola della spremuta d’arancia, del pop-corn e del porridge, del radicchio seguito dalla patata, dalla zucca, dal miglio, dal riso integrale e dai legumi, la regola dei centrifugati, della frutta stagionale con tuberi e verdure, è la sola possibile per la salute, per lo star bene del corpo e della mente? Quanti sono disposti a capire che le scene culinarie e i teatrini alimentari di Gusto e Cotto e Mangiato sono penosi e faziosi tentativi di normalizzare e legalizzare l’odioso crimine dei macelli, delle tonnare, delle baleniere, dello sterminio di elefanti per le zanne, della caccia e della pesca contro innocenti e magnifici animaletti di acqua e di terra?

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LA COMODITA’ DI POTER CONTARE SU UNA MASSA DI PECORELLE SMARRITE

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La risposta è sotto i nostri occhi. La Chiesa di Atlanta ha sottomano una massa di imbecilli e di impecoriti, una massa di ignoranti e di inquadrati, una massa di dopati, di acidificati, di vaccino-dipendenti e di farmaco-dipendenti. Una massa che pende dalle labbra del papa di Atlanta, del Cardinale Governativo e del Curato distrettuale. Nessuno si offenda. Mal comune mezzo gaudio. Una buona sveglia farà di sicuro ridestare il mondo imbavagliato e paralizzato de nostri tempi. Ma intanto, ad ogni fischio e ad ogni sirena, ad ogni piano terroristico prescelto dalle multinazionali del cibo-storto e del farmaco-iatrogeno, scattano i gendarmi negli aeroporti, scattano le mascherine, scattano le amuchine, scattano i brividi, scattano i batticuori e le antiche paure, garanzia di nuove malattie a sfondo mentale come vuole Big Pharma.

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LA SCIENZA IGIENISTICA OFFRE DIMOSTRAZIONI RAZIONALI

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L’igiene dimostra tutti i giorni l’innocenza e l’utilità dei batteri, oltre che l’assoluta neutralità dei detriti cellulari morti chiamati impropriamente virus. L’igiene dimostra che compresenza di virus e batteri nelle patologie è conseguenza del male e non causa del medesimo. L’igiene dimostra che il contagio è una invenzione monatta e che non esistono malattie trasmissibili, ma solo condizioni patologiche pre-esistenti e pronte-a-deflagrare in gente che ha le medesime stolte abitudini alimentari e comportamentali. L’igiene dimostra che la moltiplicazione batterica non è disordinata ed illimitata, ma mirata e gestita intelligentemente dal Sistema Immunitario. L’igiene dimostra che l’intasamento virale non è un attacco proditorio ma semplice accumulazione di materiale cellulare interno destinato all’espulsione e rallentato dalle nostre colpevoli pigrizie metaboliche (cibi carnei e cibi spazzatura, con digestioni difficili e sangue lipo-tossico ed acidificato).

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IPOTESI TERRORISTICHE SMONTATE CON PUNTUALITA’ E PRECISIONE

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L’ipotesi medica è chiaramente terroristica. Se non prendi il vaccino, se non ricorri al farmaco, all’antibiotico, all’antivirale, all’antipiretico, all’antiallergico, vieni divorato dai batteri e sbranato dai virus. Niente di questo accade e la scienza igienistica offre l’incontestabile ed inequivocabile prova del nove. Tu malato, con presenza accertata di batteri e virus, non prendi niente di niente come medicinali antimicrobici e ti metti a totale riposo digestivo, bevendo acqua (o acqua e limone), dovresti finire devastato dalla testa ai piedi. Nulla di questo succede e, in pochi giorni, ti ritrovi vivo, in salute, libero da orde batteriche e da scorie virali. Questa è la prova del nove. Quella che sconvolge e zittisce ogni medico, quella che gli fa ingoiare un rospo amaro. Quella che gli fa andare di storto la sua bistecca al sangue. Senza se e senza ma.

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BENVENUTE SIANO LE INFLUENZE STAGIONALI, PER CHI E’ INTASATO

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I processi catarrali ed influenzali, incluse tonsillite, otite e tutto il resto, sono in realtà tipiche crisi curative in corso. Crisi che, paradossalmente, scelgono le loro vittime tra individui sovraccarichi di sostanze estranee, ma nel contempo vitali e carichi di reattività immunitaria. Il potenziale vitale dei bambini è chiaramente alto. Quello degli anziani no. I giovani sono dunque particolarmente reattivi alle cosiddette epidemie. Muco, tosse, raffreddore, febbre, infiammazioni varie, non sono altro che sintomi di un intasamento interno giunto ai limiti di sicurezza. Il fiume in piena che sta per tracimare gli argini o, se vogliamo, la goccia che fa traboccare il vaso. In questo senso benvenute siano le influenze stagionali, che fanno da indispensabile precursore alla purificazione ed allo sfogo. Il catarro è letteralmente sostanza legata alla acidificazione gastrointestinale e bronchiale, ed è giusto che venga espulso. La febbre è condizione legata al surriscaldamento enterico, ed è giusto che che venga alla fine debellata, ma sempre con meccanismi automatici ed auto-guaritivi interni. 

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LE CRISI ARRIVANO SEMPRE NELLA FASE DI RELAX

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Le crisi depurative arrivano e si sviluppano nella gente normale, non certo quando vive a pieno regime e in fase di accelerazione stimolata e dopata, ma al contrario quando si mette finalmente in relax e magari in vacanza al sole dei Caraibi. Il mondo è pieno di falsi sani, di gente pulita solo esternamente e solo in apparenza. “La sporcizia interna della gente è qualcosa di inimmaginabile”, scriveva Arnold Ehret nel 1916, poco prima che arrivasse la micidiale spagnola, attribuita a tutto fuorché alla sporcizia interna e alle aspirine inflitte alla massa inebetita ed impotente. Oggi non siamo affatto più puliti di allora. Siamo stracolmi di tossine chimiche e psicologiche. Siamo impregnati di falsi miti e falsi desideri. Siamo schiavi di voglie e di obiettivi insostenibili.

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CIVILTA’ DEI CONSUMI SCOMPENSATA E SQUILIBRATA

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Giovani che non guadagnano un singolo Euro, che non trovano uno straccio di posto, che non possono intraprendere qualcosa senza avere il tassometro addosso a controllare e decurtare  i propri introiti, e che nel contempo subiscono quotidiani lavaggi del cervello a suon di moto e auto potenti, riprese su magnifiche e libere strade senza traffico e senza limiti, l’esatto contrario di quanto esiste. Operai senza lavoro e in cassa integrazione, dove la cassa è sempre più vuota e disperata. E lo stato gendarme, vorace ed affamato, pronto a inseguire ogni minima fonte di reddito e di risorse, pronto a demonizzare ogni ricchezza reale ed immaginaria, lesto ad intaccare ogni tuo muro ed ogni tuo mobile di appartenenza. Civiltà opulenta nella mente e prosciugata nel contante. Una civiltà in caduta verticale nelle risorse disponibili. Civiltà in crescita di pretese e in calo di rendimento. Civiltà costosa, illogica e sbilanciata, dove non si torna a casa rassegnati e licenziati in economiche biciclette come nel ’29, ma a bordo di auto che consumano benzina quotata a prezzo d’oro, e non ci si accontenta di un piatto di risi e bisi come nel ’29, ma si pretendono lauti pasti e abbondanti circenses. Ovvio che le premesse per ammalarsi nel fisico e nel morale ci sono tutte, per grandi e piccini.

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VIETATO CONTRASTARE I SINTOMI ELIMINATIVI

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Ribadisco, per tornare al tema di partenza, che la febbre e le manifestazioni di contorno, non sono altro che uno dei mezzi naturali e preziosi del corpo per bruciare ed espellere i veleni del corpo. Lasciare dunque che l’influenza faccia il suo corso indisturbata. Ben venga la febbre, anche quella alta, come insegna Parmenide. “Mandatemi la febbre e ne saprò fare meraviglie!”. Ben venga il muco, o meglio ben vada fuori. Ben vengano l’eruzione e il prurito, l’herpes e la psoriasi, che usano i canali alternativi della purificazione cutanea per risparmiarci da guai peggiori, sostituendosi a un sistema renale evidentemente malandato ed insufficiente. Benedetta sia la febbre influenzale. Mai toccare i sintomi. Capire dov’è il precursore e il fattore causante del male, dargli un nome e un cognome. Prendere in mano il libro giusto per capire correttamente il tutto. I libri da macero vanno buttati al macero. I libri col 90% di verità preparatoria ma un 10% di conclusioni sballate finali, vanno buttati nel cassonetto immondizie, e senza rimpianti.

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CHI SA ACCENDERE IL FUOCO SA ANCHE MANGIARE

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Il 90% delle malattie è dovuto a coliche, a dissenterie, a ideologie assurde sui cibi, ad abitudini tanto vecchie quanto cretine. L’80% delle malattie è dovuto all’ignoranza umana, e soprattutto all’ignoranza di chi dovrebbe insegnare il bene ed il giusto, e che fa invece l’esatto contrario. Quello che sta sul video televisivo, ed anche purtroppo quello che sta nel vasto, sconfinato e caleidoscopico contenitore della rete internet, va vagliato e setacciato con acume e spirito selettivo, altrimenti moriamo di confusione. La realtà esiste ed è una sola. Non è una media tra la A e la Zeta, ma può essere benissimo la A o la Zeta stessa. Smettere di mettere nuova legna in una stufa intasata. Lasciarla raffreddare, pulire i tibi dalle incrostazioni, rimuovere le ceneri, ripristinare la pulizia e il tiraggio. Mettere prima dei legnetti secchi e sottili misti a carta o foglie, e poi procedere progressivamente per gradi, con legna sempre più solida e durevole. Il corpo umano non è molto diverso da quella stufa.

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SIA IL DIGIUNO, CHE IL SEMI-DIGIUNO, CHE IL MIGLIORAMENTO DIETA, PRODUCONO UTILI E PREZIOSE CRISI ELIMINATIVE

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Se il riposo totale, chiamato digiuno ad acqua per 3 giorni e oltre, provoca effetti eliminativi a volte troppo intensi sballanti, sconvolgenti, difficili da capire e da sopportare, soprattutto per i super-intasati e per la gente non abituata a stringere i denti, possiamo cercare vie meno impervie. Possiamo ricorrere al digiuno totale di una giornata, con sola acqua (pulizia della stufa tirando via almeno la cenere e lasciando intanto i tubi incrostati per una futura visita dello spazza-camino), seguito da una settimana a sola frutta di stagione o meglio a sole spremute-succhifreschi-centrifugati puri o 50-50 annacquati con acqua leggera (i legnetti leggeri che creano fiamma e riscaldano l’intera stufa ridandole funzionalità e rendimento). Anche col semi-digiuno si sconfigge il male e si espurgano i veleni, per cui non mancheranno le manifestazioni eliminative, i morbilli, le scarlattine, le tossi, i muchi, le otiti, le riniti, le tonsilliti, le eruzioni e tutto il resto. Non fare mai l’errore disastrante di contrastare questi sintomi guaritivi.

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ALCALINIZZARE ED OSSIGENARE, IN OSSEQUIO A 100 TRILIONI DI CELLULE IN CONTINUO RINNOVAMENTO

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Cibi crudi, vitali, ricchi di acqua biologica e di solare clorofilla, ricchi di vibrazioni elettromagnetiche e di positiva radioattività naturale. Cibi privi di contaminazioni e di sofferenza animale. Cibi basso-proteici come ci insegnava la mente più brillante e sintetica di tutti i tempi, l’uomo del Mediterraneo Classico, l’uomo di Samo e di Crotone, il genio più italico che greco di nome Pitagora. Cibi che non sforino il tetto proteico approssimativo dei 24 grammi per l’adulto e degli 11 grammi giornalieri per infanti e ragazzini. Cibi alcalinizzanti per scardinare l’acidosi e gli acidi urici, dunque. E comportamenti di contorno, basati sul contrasto all’ipossia ed alla pseudo-ossigenazione tipiche della vita sedentaria, della respirazione corta, dell’aria viziata, riscaldata e a volte persino nicotinizzata di scuole, fabbriche, banche ed uffici. Capsule acquose di vita e di energia solare chiamate frutti, contro l’acidosi e la ritenzione idrica, e respirazione profonda contro il soffocamento del sistema cellulare.

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Valdo Vaccaro.  Fonte: http://valdovaccaro.blogspot.it/

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FEBBRE, VIRUS E LA SOLITA ASPIRINA


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L’ ASPEN-SPIRAIN E LE MICIDIALI RICADUTE DI POLMONITE SPAGNOLA 

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dr. Valdo Vaccaro

dr. Valdo Vaccaro

Cosa è e cosa non è un virus

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Il virus non è un mostro vivente. Non è neppure un mostro semi-vivente o uno Zombie vendicativo che si muove in cerca di vittime. Ancor meno è un vampiro tornato dall’al-di-là ed assetato di sangue e di nuove cellule umane da ghermire. Già voler affermare il contrario di questo, come fa sistematicamente e testardamente la medicina, mettendoci incredibili fantasie microbiologiche e geografiche, ci piazzerebbe nel mondo di Walt Dysney, più che in quello della scienza trasparente.

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Su questo punto mi sono espresso con una ventina di tesine, sullo stile di Scienza e fantascienza del virus, Il caso Sandlers e i conigli polio resistenti, Il Tamiflu monatto e il pipistrello alchimistico, La farsa del contagio batterico-virale, Superstizione del contagio e cultura della salute, ecc.

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Un virus non è ammazzabile

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Il virus è sempre e solo materiale morto e spento del tutto, privo di cervello, di volontà, di anima, di mezzi assorbitivi-nutritivi, duplicativi e riproduttivi. Incapace pertanto di pensare e di agire, e meno ancora di intraprendere degli attacchi contro l’uomo o contro chicchessia. Frammento cellulare polverizzato, riconoscibile e catalogabile in base al tipo di cellule morte di provenienza, ma biologicamente amorfo, inattivo e privo di personalità comportamentale. Un virus poi non può essere colpito, deattivato, ammazzato. Si può mai ammazzare un sasso? Si può mai assassinare una cosa già morta?

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Un corpo funzionante a dovere non conosce ostruzioni virali

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Virus come materiale intasante? Quello sì. Come fa ad aumentare e ad intasare se non ha capacità replicative? Molto semplice. Si accumula secondo formula sommatoria e non attraverso moltiplicazione. Si accumula perché è il corpo umano che, per normale legge fisiologica, subisce una ininterrotta disintegrazione cellulare producente detriti organici, chiamati impropriamente virus autogeni o veleni.

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Se il soggetto respira bene, mangia corretto, si muove, utilizza tutte le sue funzioni mentali, fisiche, sessuali e spirituali, il corpo funziona al meglio nel suo metabolismo nutritivo-ripulitivo, e non si creano intasamenti e rallentamenti, blocchi e ostruzioni di alcun genere, in quanto tali virus vengono in parte riciclati e per il resto espulsi mediante gli apparati emuntori (polmoni, reni, intestini, epidermide).

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Le squadre di intervento e l’arma basilare della febbre

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Ogniqualvolta l’uomo si intossica a monte (cibo, stress, emozioni, clima, inquinamento), il sangue si addensa e si viscosizza, il metabolismo si rallenta, gli organi si infiammano (epatiti, nefriti, gastriti, coliti, riniti), i virus si accumulano per sommatoria e creano pesanti ostruzioni. Il servizio batterico interno di nettezza urbana, e di pronto intervento, scatta grazie a Dio con tanto di sirena, e va a piazzare una crisi espulsiva-liberatoria chiamata influenza, facendo buon uso dello strumento principe chiamato febbre, sapientemente dosato dal sistema immunitario.

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Il metodo sicuro per guarire rapidamente da ogni influenza

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Fin dai tempi più antichi esiste un metodo sicuro e garantito, preciso e infallibile, per risolvere una cosiddetta infezione virale (che in realtà è sempre e solo una semplice ostruzione interna e autoctona). Fin da tempi di Sparta e Atene, sin dall’era di Talete, Pitagora e Parmenide, si sapeva benissimo come guarire in una sola notte dalle influenze.

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Guarire in una sola notte, senza farmaci, senza medici e a costo zero, grazie alla febbre alta e all’acqua. Ma cosa stai cianciando? Ti rendi conto almeno della gravità di quello che dici? Stai forse bestemmiando Dio Onnipotente come fece Gesù prima di finire sulla croce? Sei almeno sicuro?

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La febbre? Meglio alzarla che abbassarla!

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Certo che sono sicuro. Non al 99 ma al 100%. Come erano sicuri tutti i medici di qualche decennio fa. Ti arriva la febbre? Non abbassarla mai con niente, nel modo più assoluto. 
Al limite sarebbe meglio alzarla che abbassarla. Bevi dunque semplice acqua in abbondanza, o anche acqua e limone non zuccherati, e infilati in un sacco a pelo o sotto un caldo piumino o sotto le coperte.

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Basta una notte con 6-8 ore di intensa traspirazione, stile sauna, e la mattina dopo ti ritrovi sfebbrato del tutto e senza più intasamento virale.

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I medici condotti di ormai antica memoria

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I medici condotti degli anni 50-60 conoscevano queste tecniche a menadito, e davano pure consigli di questo tipo alla gente, evitando rigorosamente di ricorrere alle armi farmacologiche. Non erano ancora perseguitati e maramaldeggiati da Big Pharma. Facevano il loro dovere con saggezza e con alto senso di responsabilità. Le loro sale d’aspetto, attigue agli ambulatori, non pullulavano ancora di promotori scientifici carichi di nuovi farmaci da proporre e da imporre con le buone o le cattive, con i dolcetti e le carote compensative.

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Il ricorso sistematico alla pillola, al farmaco e al flacone

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I medici di oggi nulla sanno di queste cose e meno ancora sanno dell’importanza della febbre come strumento di guarigione manovrato dal sistema immunitario. Hanno imparato semplicemente che, per ogni diversa patologia, esiste una pillola, un farmaco, un flacone, studiati appositamente per stroncarla. E che la febbre è un accessorio della patologia nemica. Qualcosa dunque da sopprimere senza riserve e senza esitazioni.

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Il risultato finale è che queste cure miracolose riducono prontamente la temperatura, ma nel contempo prolungano la febbre che, da intensa e acuta, si trasforma dopo pochi giorni in leggera e cronica, causando alla fine quel fenomeno di morie collettive chiamate epidemie, attribuite ad agenti virali anziché ad ignoranza o a perfidia terapeutica.
I casi della SARS e dell’Aviaria.

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Nel 2004 il CDC (Central for Disease Control), già autore 20 anni prima della farsa Aids, e la WHO (World Health Organization) lanciarono nel mondo pesanti allarmi sull’influenza SARS e sull’Aviaria, collegabili, secondo loro, alla Spagnola del 1918, maggiore pandemia mondiale di tutti i tempi, sulla base di un virus simil-aviario preso da una vittima di quel disastro sanitario. 

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Tale prelevamento, se davvero effettuato e non inventato (vista la nota inaffidabilità di questi enti), sarebbe del tutto insufficiente a provare alcunché, visto che la Spagnola causò da 20 a 40 per alcuni, e da 100 a 120 milioni di vittime per altri, dati sempre approssimativi, mancando in quel dopoguerra metodi e strumenti per fare dei reali conteggi statistici. Sarebbero servite centinaia di prelevamenti e non uno solo, per ottenere dei risultati significativi.

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L’interessante nascita dell’Aspen e dello Spirain

In realtà, la medicina gioca a rimpiattino. 

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Vediamo come e perché. Ce lo racconta un documento che circola via internet negli Stati Uniti (http://home.earthlink.net/-anitaastrologer/aspirinflu.htm), firmato da Marshal Smith su edizione BroJon Gazette. Nel 1890, un chimico americano produsse un medicinale migliorativo di un vecchio rimedio familiare chiamato Willow o Aspen Tea, che veniva preso da anni per calmare gotta, artrite e dolori reumatici. Il nuovo prodotto, pur mantenendo lo stesso sapore di the, conteneva in più acido salicilico e, mentre bloccava i dolori, aveva effetti collaterali mai prima sperimentati, tipo nausea e vomito. 

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Il chimico stesso si dette da fare e risolse alla fine il problema trovando un neutralizzatore-tampone che limitava tali effetti, e sintetizzandolo in un nuovo additivo chimico coperto da brevetto. A questo punto, e si era nel 1895, il chimico in questione vendette tale brevetto a una grossa azienda farmaceutica europea di nome Bayer.

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Da Aspen Spirain ad aspirina, la grossa fortuna della Bayer

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La Bayer, per vendere sia in America che in Europa, registrò il prodotto col marchio inalterato Aspen Tea sul mercato americano, e col nuovo marchio, Spirain Tea, sul mercato europeo. Dopo alcuni anni raggruppò i due marchi Aspen e Spirain in uno solo, ribattezzandoli col nome di Aspirina. Fin dal 1905 c’erano altre ditte che producevano acido acetilsalicilico con diversi nomi, per cui cominciarono a fioccare denunce e battaglie legali da parte della Bayer. Il gigante tedesco della chimica e della farmacologia stava investendo enormi risorse pubblicitarie sia in Europa che in America, ed era particolarmente intransigente sulla difesa del marchio.

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I collegamenti tra aspirina e la pandemia Spagnola del 1918

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Tuttora oggi, nelle farmacie, appaiono a fianco dell’aspirina Bayer prodotti come Nyquil, Aleve, Tylenol, Motrin, Bufferin, Anacin, e cento altri nomi ancora, tutti contenenti acetilsalicidico o sostanze simili ad essa, e tutti intesi a combattere raffreddamenti, influenza e febbre. In effetto, la riduzione della febbre non era nemmeno menzionata nella licenza originale della Bayer del 1895. La Bayer di allora del resto non conosceva nemmeno l’uso dell’aspirina in ogni suo dettaglio. Ma cosa c’entra l’aspirina con la pandemia Spagnola? C’entra eccome.

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Febbre come espressione del Sistema Immunitario

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La febbre non è il sintomo di una malattia, ma è piuttosto autentica espressione segnaletica del sistema immunitario. La febbre alta, in particolare, agisce sui telomeri, ovvero sui terminali del RNA virale, impedendo loro di duplicare se stessi. I telomeri sono come una chiusura lampo che si chiude in millisecondi e separa il nuovo Rna da quello vecchio. Essi sono termosensibili e non si aprono a temperature inferiori a 37.5 °C. E’ grazie a questo meccanismo che le alte febbri sbloccano gli intasamenti virali. 

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Ragionamenti contorti e contraddittori 

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Creando la febbre, l’infezione virale viene ridotta quanto basta affinchè le cellute T possano catturare ed inghiottire le cellule danneggiate, grazie ai loro acidi forti che disgregano pure i virus Rna in semplici aminoacidi. Questo sistema ammazza i virus e non permette loro di riprodursi, secondo il documento in questione. Solo che, come già detto all’inizio, i virus non sono esseri viventi e non possono essere ammazzati da nessuno. E’ impossibile ammazzare qualcosa che è già morto.

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Le cose sono in realtà molto più semplici, e siamo di fronte a una fisiologica moria cellulare

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Quel ragionamento è dunque di tipo neo-pasteuriano, e non è affatto condivisibile igienisticamente. Serve solo a contrastare l’ideologia pasteuriana del virus usando argomenti pasteuriani. In realtà, non esiste per noi questo meccanismo sofisticato e fantasioso di copiatura e riproduzione dei virus, ma esiste soltanto il semplice avvicendamento cellulare, ovvero la moria normale e fisiologica delle cellule spente che diventano detriti cellulari. Detriti che, in un corpo funzionante normalmente, vengono in parte riciclati (per recuperare le catene di atomi minerali utili al corpo, tipo gli atomi di ferro) e in parte espulsi.

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Il solito sgorbio dell’intervento sul sintomo 

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Non conoscendo un bel nulla di queste problematiche, i nostri medici odierni identificano il nemico da combattere nella febbre stessa, e curano in modo disinvolto e tranquillo l’influenza con l’aspirina o con dei febbrifughi. Nessun ragionamento sulla fonte intossicante a monte (dieta, stress, clima, ecc) che nessuno ha pensato a disattivare e che continua a rallentare il sangue, a procurare ostruzione virale ed accumulazione virale.

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Il risultato è che, entro poche ore, la fastidiosa febbre scompare e il paziente, anche se tuttora carico di materiale virale, si sente provvisoriamente meglio. Ma né il medico, né tanto meno il paziente, sanno che, con la temperatura normalizzata, si inceppa il meccanismo termico stoppa-virus, per cui nel giro di 3 giorni la conta dei virus inespulsi passa da pochi milioni a miliardi e miliardi.

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Lo schema classico della polmonite fulminante

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A questo punto, arriva una drammatica ricaduta, una ripresa della febbre. Il paziente finisce in ospedale con la polmonite e viene trattato, manco a dirlo, con dosi massicce di aspirina, o di prodotti similari. Comincia a boccheggiare e a bramare dell’aria che non riesce ad assumere e, nel giro di 24 ore, passa spesso dalla vita alla morte. Cos’è che ha bloccato il febbrone iniziale? L’aspirina. Cos’è che ha decapitato infine, dopo circa 72 ore, il sistema immunitario nella fase di ricaduta? Ovviamente l’aspirina. Questo è uno schema classico nei decessi da polmonite fulminante. Ecco spiegato quello che successe nell’epidemia del novembre 1918.

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L’aspirina in trincea

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I medici della prima Grande Guerra sapevano che l’aspirina riduceva rapidamente la febbre, pertanto l’adoperavano in modo sistematico. Se a un soldato veniva la febbre gli affibbiavano subito l’aspirina. Tre giorni dopo gli veniva la polmonite fulminante e moriva regolarmente durante la notte. Nessuno si sognava di fare dei collegamenti logici tra quella morte e l’aspirina. Anche perché morire in trincea era cosa normalissima. Se non era il proiettile o la granata, ci pensavano la difterite o la tubercolosi, lo stress e la paura, l’umidità e gli stenti.

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Il passaparola telefonico

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Con l’armistizio del 1918 tutti i soldati tornarono a casa dai vari fronti. Per la prima volta esisteva un mezzo straordinario di comunicazione chiamato telefono. Tutti i soldati avevano memorizzato un fatto soltanto, e cioè che, con la magica aspirina, la febbre calava. Nessuno aveva invece fatto, lo ripetiamo per chiarezza, il collegamento tra aspirina e polmonite fulminante. I combattenti americani che rientravano in patria dall’Europa, telefonavano a casa, e raccomandavano ai familiari di curarsi con la meraviglia del momento, con la poderosa aspirina, rimedio magico contro ogni tipo di febbre.

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La gente moriva come le mosche

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Il 24 novembre del 1918 migliaia e migliaia di pazienti ammalati di polmonite affollavano gli ospedali americani con una misteriosa ricaduta influenzale e con la febbre alta. La stessa cosa succedeva in Europa. I medici di allora furono presi di sorpresa. Non avevano mai visto nulla del genere. I pazienti arrivavano in ospedale, venivano messi a letto ed aspirinizzati, e lasciavano libero il loro posto la mattina successiva, prendendo la via del camposanto. La chiamarono epidemia Spagnola perché i primi a morire, come mosche spruzzate dal DDT, si erano registrati in Spagna. Il vero responsabile però non era il DDT, e nemmeno l’inesistente virus della Spagnola. Il vero responsabile si chiamava aspirina.

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Hai la febbre? Prendi l’aspirina!

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Nessuno fu in grado si spiegare quei cento milioni di morti. Ma oggi lo sappiamo. Quella peste non aveva una comune causa patogena, ma raggruppava centinaia di diversi tipi di febbre esistenti da sempre nelle varie regioni del mondo. La sola differenza, nel fatidico Novembre 1918, era l’esistenza del telefono e del conseguente passaparola internazionale. Hai la febbre? Prenditi una buona dose di aspirina! Questa era la parola d’ordine.

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Il Tamiflu e la SARS

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Ma oggi la situazione non è radicalmente cambiata. Il SARS non è una malattia. Ma è la conseguenza di una nuova aspirina che la FDA ha approvato molti anni fa. Un’aspirina speciale che si chiama Tamiflu. Il Tamiflu ha cominciato ad essere usato nel 2003. Come viene usato? Viene usato su pazienti che avevano la febbre e che erano stati curati con aspirine o con febbrifughi, ritrovandosi dopo alcuni giorni con una ricaduta e una febbre alta. A quel punto i medici impongono il Tamiflu, con dosaggi di 10 cc all’ora, fino a quando la febbre scompare.

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Dubbi atroci sulle responsabilità sanitarie dell’ultimo secolo

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Quella dose oraria di 10cc è sufficiente per mandare all’altro mondo migliaia e migliaia di persone. Sufficiente per poterle associare alla nuova peste pandemica SARS, demonizzando non certo l’aspirina e il tamiflu, ma il nuovo e terribile mostro virale proveniente dai pollai di Hongkong, dai porcili della Nuova Zelanda, dalle scimmie dell’India, dai ramarri dell’Afghanistan, o dagli uccelli più strani delle Filippine.

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Non è invece che, negli ultimi 100 anni, la medicina, complice la disinformazione galoppante, l’ignoranza e la corruzione promosse per telefono e per internet, ha ucciso disinvoltamente milioni di vite umane?

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Valdo Vaccaro – Direzione Tecnica AVA-Roma e ABIN-Bergamo

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PUBBLICATO DA VALDO VACCARO   http://valdovaccaro.blogspot.it

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