BUDDHISMO: “LA RETTA ATTENZIONE”


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NONA LEZIONE: La ‘retta attenzione’

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Oggi, concludendo il nostro brevissimo excursus sulla filosofia del Buddha, leggiamo alcuni brani relativi alla ‘retta attenzione’.

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Vittoria sulla paura

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"Per colui il cui pensiero non divaga, la cui mente non è trascinata, che ha abbandonato bene e male, per colui che è vigile, per costui non esiste paura". (Dhammapada, 39)

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Il Controllo dei pensieri

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"Piccoli, sottili pensieri: se inseguiti, rimescolano il cuore. Non comprendendo l'effetto dei pensieri sul cuore, si corre di qua e di là, con la mente fuori controllo. Ma comprendendo l'effetto dei pensieri sul cuore, la persona vigile e consapevole li trattiene. E allorché, inseguiti, rimescolano il cuore, colui che è sveglio li lascia andare senza traccia". (Udâna, Meghiya Sutta)

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L’attenzione

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"È buona cosa prestare attenzione a ciò che si dice e si pensa. Il praticante attento si sente libero e allegro". (Dhammapada)

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Qui e ora

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"Non inseguire il passato, non crearti aspettative per il futuro. Perche' il passato non esiste piu' e il futuro non esiste ancora. Da' attenzione alle cose cosi' come sono in questo istante - proprio qui e proprio ora - senza farti tirar dentro, senza vacillare. Cosi' ti devi esercitare. Devi stare attento oggi, perche' domani, chissa', potrebbe esser troppo tardi. La morte arriva all'improvviso e non vuol sentir ragioni. Se vivrai cosi', con attenzione, giorno e notte, allora si' che potrai dirti saggio". (Bhaddekaratta Sutta, Majjhima Nikaya 131).

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Consapevolezza

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«Attento sia il praticante e consapevole: questo ritenete, o monaci, come nostro insegnamento. E come, o monaci, il praticante sta attento? Ecco, o monaci, il praticante, dopo aver rigettato desideri e preoccupazioni mondani, vigila attento presso il corpo sul corpo, presso le sensazioni sulle sensazioni, presso la mente sulla mente, presso gli oggetti mentali sugli oggetti mentali: così il praticante sta attento. E come il praticante è consapevole? Egli rimane consapevole nell’andare e nel venire, nel guardare e nel non guardare, nell’inchinarsi e nel sollevarsi, nel portare l’abito e la scodella dell’elemosina, nel mangiare e nel bere, nel masticare e nel gustare, nel vuotarsi di feci e di urina, nel camminare e nello stare e nel sedere, nell’addormentarsi e nel destarsi, nel parlare e nel tacere: così il praticante è consapevole. Attento sia il praticante e consapevole: questo ritenete, o monaci, come nostro insegnamento». (Buddha, “Mahâparinibbanâsutta”, Digha Nikaya 16).

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Distrazione e Attenzione

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"Colui che prima viveva immerso nella distrazione e poi diventa attento, illumina il mondo, come luna libera dalle nuvole". (Dhammapada, 172)

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Non violenza e compassione

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«Questa fu la mia scrupolosità: fui sempre consapevole nel camminare avanti e indietro, al punto ch’ero sempre colmo di compassione perfino per una goccia d’acqua, attento a non ferire alcuna delle minuscole creature annidate tra le fessure del terreno. Tale era la mia scupolosità». (Majjhimanikaya, 12)

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Vivi senza bramosa avidità, colma la tua mente di benevolenza. Sii consapevole e attento, interiormente stabile e concentrato. (Anguttara Nikaya II, 29)

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La giusta Attenzione

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Così ho udito: "Riguardo ai fattori interni, non vedo nessun altro singolo fattore come la giusta attenzione che sia così importante nell'addestramento di un praticante che non abbia ancora raggiunto la meta del cuore, ma sia intento al suo conseguimento. Il praticante lascia perdere ciò che non è utile e sviluppa ciò che è utile. La giusta attenzione è la qualità del praticante in addestramento: nient'altro è così importante per il raggiungimento dell'obiettivo supremo. Il praticante, con il giusto sforzo, raggiunge la fine dello sforzo".
(Itivuttaka, I, 16)

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uno stato di equilibrio

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Queste ultime parole (“Il praticante, con il giusto sforzo, raggiunge la fine dello sforzo”) ci ricordano il fine e l’atteggiamento nel quale porsi durante la meditazione. Se all’inizio quello che si prospetta è una serie di ‘sforzi’ (mantenere l’attenzione costa fatica, rimanere consapevoli è un lavoro su di sè), la conclusione auspicabile dovrebbe essere l’ottenimento di uno stato di equilibrio e di presenza mentale privo di sforzo, interiorizzato completamente; espellendo abitudini inveterate e sostituendole con abitudini benefiche, queste ultime agiscono in noi silenziosamente e stabilmente.

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Anche per questo la meditazione non è un ricercare, un ‘prendere’, ma un lasciare andare, ‘lasciare la presa’: abbandono.

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Fonte: www.lameditazionecomevia.it

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Sebastiano

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BUDDHISMO: IL RETTO SFORZO – 2


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Buddhismo: Retto Sforzo

LEZIONE SETTIMA: Il ‘retto sforzo’ (seconda parte)

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Parliamo oggi del secondo tipo di sforzo, quello cioè teso ad abbandonare gli stati mentali negativi già sorti.

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“Egli non trattiene pensieri di lussuria, malevolenza o danno, così come ogni altro stato non salutare già sorto; egli li abbandona, li discaccia, li recide e li porta a dissoluzione” (Buddha).

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Leggiamo dal testo di Bhikkhu Bodhi:

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“Il Buddha, in un importante discorso presenta cinque tecniche per contrastare i pensieri ostruenti. Il primo antidoto consiste nel sostituire un pensiero non salutare con un pensiero salutare, così come un falegname introduce un cuneo nuovo per rimuovere quello vecchio. […] Si può applicare l’antidoto in ogni momento in cui l’impedimento si presenta a disturbare la meditazione, oppure lo si può assumere quale oggetto primario per contrastare un impedimento che si rivela di ostacolo cronico alla propria pratica. […]

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MEDITAZIONE SUGLI OPPOSTI COME ANTIDOTO

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Antidoto generico al desiderio è la meditazione sull’impermanenza, che scalza la base stessa dell’attaccamento […]. Per quanto riguarda il desiderio sessuale, l’antidoto più potente è la contemplazione degli aspetti sgradevoli del corpo […]. L’antidoto alla malevolenza è la meditazione sull’amorevolezza, che scioglie ogni traccia di ira e odio attraverso l’irraggiamento metodico del desiderio altruistico che vuole la felicità per tutti gli esseri.

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La Meditazione camminata

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La sonnolenza e il torpore esigono uno sforzo particolare […] Vengono proposti metodi diversi: visualizzare una sfera luminosa, alzarsi per un periodo di corroborante meditazione camminata, riflettere sulla morte sempre incombente, determinarsi a proseguire con vigore.

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Meditazione sul respiro

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L’agitazione e la preoccupazione sono contrastate dal rivolgere la mente a un oggetto di meditazione molto semplice e di effetto calmante; la pratica universalmente consigliata è la consapevolezza del respiro. L’antidoto contro il dubbio è l’esame […].

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Cinque Metodi per il Controllo del Pensiero

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Mentre questo primo dei cinque metodi per espellere gli impedimenti comporta un rimedio specifico per ogni impedimento, gli altri quattro operano in modo generale.

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Il secondo schiera le forze della vergogna e del timore morale contro il pensiero indesiderato: il pensiero viene visto nella sua bassezza, oppure se ne considerano le conseguenze spiacevoli finchè si innesca una ripugnanza interiore che discaccia il pensiero.

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Il terzo metodo implica uno spostamento deliberato dell’attenzione; al presentarsi di un pensiero non salutare che reclama a gran voce la nostra attenzione, invece di prestargli ascolto lo escludiamo spostando altrove l’attenzione […].

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Eliminazione di un pensiero indesiderato con l’Osservazione

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Il quarto metodo ricorre a un approccio opposto; invece di distoglierci dal pensiero indesiderato lo assumiamo deliberatamente a oggetto di meditazione, esaminandone le caratteristiche e investigandone le cause. Con ciò il pensiero si acquieta e infine scompare. Un pensiero non salutare, infatti […] posto sotto osservazione diventa innocuo.

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Il quinto metodo, da usarsi solo come estremo rimedio, è la soppressione, e consiste nel contrastare vigorosamente il pensiero non salutare con la forza di volontà […].

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Il Controllo dei Pensieri

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Non più dominati dai pensieri, impariamo a dirigerli. Qualunque pensiero vogliamo pensare, quello penseremo; qualunque pensiero non vogliamo pensare, quello non penseremo”.

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Fonte: www.lameditazionecomevia.it

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Sebastiano

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