LA VITA DEL BUDDHA


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BREVE DESCRIZIONE DELLA VITA DEL BUDDHA

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Bodhisatta

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“La priorità assoluta per tutti noi è la riduzione e infine l’eliminazione della sofferenza”

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Tre valori di grande importanza emergono dalla vita del Buddha:

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1) Rinuncia, 2) Amore e Compassione,  3) Saggezza.

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Insegnamenti Buddhisti

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Sono valori che risaltano evidenti in molti episodi della sua vita. Non è una coincidenza che questi tre valori, presi insieme, formino i requisiti essenziali per il raggiungimento del Nirvana o Illuminazione. Secondo gli Insegnamenti Buddhisti, ci sono tre afflizioni che causano una rinascita dopo l’altra nel ciclo di continue esistenze: Attaccamento, Avversione e Ignoranza. Queste afflizioni vengono eliminate con gli antidoti rispettivamente della Rinuncia, dell’Amore e Compassione e della Saggezza. Coltivando queste tre qualità il praticante è in grado di eliminare le afflizioni e raggiungere l’Illuminazione. Non è quindi un caso che queste qualità siano un’importante caratteristica della vita del Buddha Shakyamuni.

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la Rinuncia

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Diamo un’occhiata ad ognuna di queste qualità separatamente, cominciando con la Rinuncia. Come avvenne per l’Amore e la Compassione, i primi segni di rinuncia si manifestarono molto presto nella vita del Buddha. La Rinuncia è essenzialmente il riconoscimento che ogni tipo di esistenza è permeata dalla Sofferenza. Quando lo si capisce, si arriva a ciò che potremmo chiamare un’inversione di tendenza: la realizzazione che tutta la vita normale è permeata di Sofferenza ci porta a desiderare qualcosa di più o di diverso. E’ precisamente per questa ragione che la Sofferenza ha il primo posto nell’elencazione delle Quattro Nobili Verità ed è sempre per questo che il chiaro riconoscimento della sua realtà e universalità è l’essenza della Rinuncia.

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La vita è permeata di Sofferenza

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Si narra che a 7 anni il principe Siddhartha abbia partecipato alla cerimonia annuale dell’aratura. Mentre osservava lo svolgimento della cerimonia, il giovane vide che un verme, dissotterrato dall’aratro, veniva divorato da un uccello. Questo incidente indusse Siddhartha a contemplare la realtà della vita, a riconoscere il fatto inevitabile che tutti gli esseri viventi si uccidono a vicenda per sopravvivere e tutto ciò è una grande fonte di sofferenza. Troviamo che fin da bambino il Buddha aveva già cominciato a riconoscere che la vita, come la conosciamo noi, è permeata di sofferenza.

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Continuando a scorrere la narrazione della vita di Siddhartha, ci imbattiamo nel famoso episodio in cui le quattro cose che vide lo spinsero a rinunciare alla vita di famiglia per intraprendere quella ascetica, alla ricerca della Verità. La vista di un vecchio, di un malato e di un cadavere lo portò a chiedersi come mai si sentisse così sconvolto da quella vista. Evidentemente anche lui non era immune da quello ed era quindi soggetto all’inevitabile successione di vecchiaia, malattia e morte. Questo riconoscimento sviluppò nel principe un senso di distacco per gli effimeri piaceri del mondo e lo stimolò a ricercare la verità ultima sull’esistenza attraverso la rinuncia.

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E’ importante ricordare a questo punto che la rinuncia del principe non fu provocata da quel tipo di disperazione che si può sentire nella vita normale. Egli godeva per quei tempi dei massimi privilegi e della più grande felicità; eppure riconobbe la sofferenza inerente in ogni essere senziente e capì che, per quanto uno indulgesse a ogni tipo di piacere sensuale, alla fine avrebbe dovuto comunque affrontare la realtà della vecchiaia, della malattia e della morte. Una volta capito ciò e spinto dalla quarta visione, quella di un asceta, Siddhartha si decise a rinunciare alla vita famigliare e a cercare la verità ultima per il beneficio di tutti gli esseri viventi.

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Amore e Compassione

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Ora guardiamo alle sue qualità di Amore e Compassione, che si manifestarono anch’esse molto presto nella vita del Buddha. L’esempio più bello è l’episodio del cigno ferito. Le biografie ci dicono che il principe e suo cugino Devadatta stavano passeggiando nel parco che circondava il palazzo reale, quando Devadatta colpì e abbatté con l’arco e le frecce un cigno. Entrambi i ragazzi corsero verso il luogo in cui era caduto il cigno, ma fu Siddhartha che, correndo più veloce, raggiunse per primo il luogo. Il giovane principe raccolse in grembo l’uccello ferito e cercò di alleviarne la sofferenza. Devadatta reagì con rabbia, insistendo che il cigno apparteneva a lui in quanto era stato lui ad abbatterlo. I ragazzi portarono la questione davanti al saggio di corte, che decise di assegnare il cigno  a Siddhartha, poiché la vita appartiene a colui che la difende e non a chi la distrugge.

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In questa semplice storia abbiamo un eccellente esempio della precoce manifestazione di un atteggiamento di Amore e Compassione da parte del Buddha, atteggiamento che si preoccupa di incrementare il più possibile la felicità altrui e alleviarne le sofferenze. Anche in seguito, dopo la sua Illuminazione, il Buddha continuò a manifestare in modo straordinario queste sue qualità, come ad esempio, nell’episodio in cui il Buddha si assunse la cura del monaco Tissa che soffriva di un male talmente disgustoso che gli altri monaci lo sfuggivano. Il Buddha volle ammonirli con il suo esempio e curava e puliva personalmente il corpo malato e imputridito di Tissa, alleviandogli in tal modo la sofferenza.

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La Saggezza

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Infine soffermiamoci sulla qualità della Saggezza, la più importante delle tre, essendo commensurata all’Illuminazione stessa. E’ la Saggezza che alla fine apre la porta verso la libertà ed è la Saggezza che elimina l’ignoranza, la causa principale della sofferenza. Si sa che anche se uno taglia tutti i rami di un albero e perfino il suo tronco, ma non toglie le radici, l’albero ricrescerà di nuovo. Allo stesso modo, anche se uno abbandona l’attaccamento per mezzo della rinuncia e l’avversione per mezzo dell’amore e compassione, questi è probabile che sorgano di nuovo finché non si elimina l’ignoranza attraverso la saggezza.

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Saggezza e Meditazione

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Il modo principale per ottenere la Saggezza è la Meditazione. Di nuovo, c’è un episodio nella vita del futuro Buddha che mostra la sua precoce abilità nel concentrare la mente. Secondo quanto si narra nei racconti della sua vita, subito dopo l’incidente del verme e dell’uccello durante la cerimonia dell’aratura, il principe sedette sotto un melo e lì spontaneamente cominciò a meditare, raggiungendo il primo livello di assorbimento, concentrando la mente sul processo del respiro. E’ questa la prova di una precoce esperienza meditativa nella vita del Buddha.

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In seguito, quando lasciò la famiglia e andò alla ricerca della verità ultima, una delle prime discipline che sviluppò fu la Meditazione. Si racconta che l’asceta Gotama (così veniva chiamato in quei sei anni in cui si sforzò di raggiungere l’Illuminazione), studiò con due famosi maestri di meditazione, Alara Kalama e Uddaka Ramaputta. Sotto la loro guida imparò e divenne esperto in varie tecniche di concentrazione della mente.  E’ molto probabile che i due maestri di cui si parla nelle sue biografie fossero esponenti di un’antica tradizione di meditazione e di concentrazione mentale.

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Gotama Buddha abbandona i suoi primi Maestri

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Eppure l’asceta Gotama lasciò i due maestri perché scoprì che la sola meditazione non poteva porre fine in modo permanente alla sofferenza, anche se poteva temporaneamente alleviarla. Questo è un fatto importante perché, sebbene gli insegnamenti del Buddha attribuiscano molta importanza alla pratica dello sviluppo mentale, chiaramente in linea con la tradizione della civiltà della valle dell’Indo, egli trascese gli angusti traguardi della sola meditazione e introdusse una nuova dimensione nell’esperienza religiosa. E’ questo che distingue gli insegnamenti del Buddha da quelli di molte altre scuole indiane, particolarmente di quelle che, in un modo o nell’altro, comprendono pratiche di yoga e di meditazione.

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In poche parole, ciò che differenzia il Buddhismo dalla tradizione contemplativa dell’induismo e di altre religioni, è il fatto che per il Buddhismo la sola meditazione non è sufficiente. Potremmo dire che per il Buddhismo la meditazione è come fare la punta a una matita. Lo facciamo per uno scopo, diciamo per scrivere. Allo stesso modo con la meditazione rendiamo più acuta la mente per uno scopo preciso e in questo caso lo scopo è la Saggezza.

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Meditazione + Saggezza = Illuminazione

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Il Buddha mise in pratica questa scoperta la notte della sua Illuminazione. Poi, è scritto, concentrò la mente, la unificò, la rese flessibile con la meditazione, la diresse verso la comprensione della vera natura della realtà e comprese la verità. Quindi si può dire che l’Illuminazione del Buddha sia stata la conseguenza dell’unione di Meditazione e Saggezza.

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La Via di Mezzo

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Ci sono anche altre dimensioni di saggezza, esemplificate nella vita del Buddha. Una di queste è la comprensione della Via di Mezzo. Il concetto di Via di Mezzo è centrale nel buddhismo e ha vari livelli di significato; non possiamo analizzarli qui tutti, ma una cosa va detta subito: Il più importante significato della Via di Mezzo è l’evitare gli estremi di compiacimento nei piaceri sensuali da una parte, e la tortura del corpo dall’altra. Questo aspetto fondamentale della Via di Mezzo è illustrato nella vita del Buddha, da quanto fece e sperimentò lui stesso.

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Inutilità della mortificazione del corpo

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Prima di rinunciare alla vita di famiglia, Siddhartha godette di una gran quantità di lussi e piaceri sensuali. In seguito, quando divenne un asceta alla ricerca della verità, passò sei anni a praticare ogni sorta di privazioni fisiche e di auto-mortificazione. Infine comprese l’inutilità di queste pratiche come anche la vanità della sua vita precedente. In tal modo scoprì la Via di Mezzo che evita i due estremi.

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Ci sono naturalmente molti altri importanti episodi nella vita del Buddha che varrebbe la pena riportare e discutere, ma ho scelto di concentrare l’attenzione solo su questi pochi elementi, semplicemente perché dobbiamo cominciare a guardare alla vita del Buddha come ad una lezione di condotta e pensiero e non solo come ad una biografia contenente un certo numero di nomi e luoghi. Così possiamo apprezzare gli atteggiamenti espressi nella carriera di Shakyamuni. In questo modo, diventa possibile avere una maggiore e più genuina intuizione sul vero significato della vita del Buddha.

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Estratto dal Libro

“LE FONDAMENTA DEL BUDDHISMO”

di Peter D. Santina

Traduzione di Silvana Ziviani

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“Il principio della Sapienza è l’AutoControllo”

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Sebastiano

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LE PROFEZIE DI CELESTINO


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“La guida interiore farà evolvere il mondo

verso un paradiso che è già qui,

chi ne è consapevole conosce il proprio destino.”

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L’energia è un filo di fumo nella creazione, ogni cosa è energia bellezza, e tu sei parte del tutto.

San Francesco scorgeva la bellezza dove nessuno poteva vederla.

Cerca sempre di vedere il lato positivo delle

cose, il raggio di luce.

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APRITI ALLE  ILLUMINAZIONI

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1 e 2 – Il saper cogliere le coincidenze, tutto avviene per una ragione;

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3 e 4 – L’energia è reale e si lotta per averla;

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5 – Trovare l’energia interiore, la propria fonte;

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6 – Facciamo parte del flusso evolutivo, siamo qui con uno scopo, e raggiungendolo contribuiremo a far avanzare l’umanità verso il mondo nuovo.

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7 – Sapere cosa fare, capire la propria guida, le intuizioni, i presentimenti, idee, immagini, le coincidenze, lasciati portare dal flusso.

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8 – Dare energia è un processo, quando dai energia a qualcuno il suo vito si illumina,  se la tua energia fluisce in una persona ti senti euforico e pieno di luce, pieno d’amore; è il segreto per mantenere il contatto, perchè l’energia, il tuo amore cresce dentro di te mentre la trasmetti agli altri. Di solito si da energia e basta, ma se la passiamo a qualcuno che a sua volta c’è la restituisce, allora si amplifica passando dall’uno all’altro, è scritto che  se tutti lo facessero l’umanità andrebbe ancora  avanti nell’evoluzione.

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9 – Il Paradiso è qui, ci stanno aiutando tutti a evolvere, nell’Amore la Strada.

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Sebastiano

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SEMINARIO DI HO’OPONOPONO DAL VIVO – 2/9


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WEBINARIO DI JOHN CURTIN – 2/9

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(La seguente è la traduzione dall’originale di un Seminario di John Curtin, maestro di Reiki, sul Ho’oponopono. Il suo sito web è: http://www.sanacionysalud.com/ . Questo è il testo integrale della conferenza, che pubblicherò su questo sito, man mano che vado avanti con la sua traduzione in italiano. Sebastiano)

john-curtin.


Seconda Parte

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Come funziona Ho’oponopono

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Quindi, se il tuo capo ti sgrida, ti sgrida  perché tu hai un concetto di capi che sgridano. Dentro di te c’è una convinzione che ti dice ” I capi sgridano ” per cui  stai chiedendo al tuo capo che si comporti come una persona che urla per entrare bene nella tua realtà. Perché il tuo concetto della realtà non è un leader che va in giro dando abbracci e baci, il tuo concetto della realtà di un capo corrisponde a un tipo  sempre di pessimo umore che va rimproverando qua e là, perché per questo ci stanno i capi. Quindi tu chiedi al tuo capo di comportarsi secondo il tuo concetto di un capo. E lui dice di sì.

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Poi, quando tu smetti di considerare che i capi sono sempre di cattivo umore e vanno in in giro urlando, il tuo capo cesserà di farlo, non ha più bisogno di comportarsi come tu pensi che dovrebbe comportarsi; e così pure con un tuo paziente con un cancro,  nel momento in cui tu smetti di vedere il tuo  paziente come un malato di tumore, quella persona cessa di essere malata di tumore, perché non ha più bisogno di comportarsi secondo il tuo concetto di come si deve comportare, ed è così che funziona Ho’oponopono,  è molto semplice.

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Fondamentalmente questo è il modo in cui funziona Ho’oponopono.  Ma come si fa?

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Lo si fa attraverso tre processi che adesso andremo a vedere  più in dettaglio, ma che ho capito solo dopo la mia visita in Irlanda, dove partecipai a un Seminario di Ho’oponopono col Dr. Len, a Cork.

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Fondamentalmente, ecco tutto ciò che devi fare:

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Per prima cosa devi connetterti con la Fonte, la Divinità, Dio, Budda, Allah, dagli il nome che più ti piace, secondo le tue credenze. Ti connetti alla Fonte e chiedi alla Fonte di aiutarti a rilasciare i pensieri erronei che hai circa la persona che ti sta davanti, per esempio. La Fonte accoglie  la tua richiesta, e così avviene la guarigione. Però è importante sottolineare che la guarigione  avviene in te,  sei tu la persona che viene guarita,  sei tu quella che si libera dai pensieri erronei.

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Una domanda dalla chat: “Quindi tutto dipende dalle nostre credenze consce e inconsce”?

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John Curtin  risponde: Certo, perché è tutto quello che c’è, l’unica cosa che abbiamo nella nostra vita sono le nostre credenze. Se guardi il film “Che diavolo sappiamo”, un film che consiglio, si dice che senza le tue credenze e senza i tuoi pensieri,  tu in questo momento staresti galleggiando nell’universo del nulla, circondato da una serie infinita di probabilità. Nel momento in cui  tu smetti di pensare, o smetti di credere la realtà come tu la conosci, essa cessa semplicemente di esistere.

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La sedia sotto di te esiste perché tu credi nella sedia.  Le pareti che ti circondano esistono, perché tu credi che esistano, e la persona con il cancro seduta di fronte a te quando fai il Reiki, ha il cancro perché   tu credi  che quella persona ha il cancro. Quindi tutto dipende, effettivamente,  come tu dici nella tua domanda, dalle nostre credenze  consce e inconsce.

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Cosa sono le credenze?

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Che cosa sono le credenze? E ‘importante sottolineare e capire questo. Le credenze sono dei pensieri ripetitivi. Se tu pensi  la stessa cosa più  e più volte, questo pensiero si plasma o si solidifica in una credenza. Okay?

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Domanda: “Ma se io influenzo l’altra persona, dove sta il suo libero arbitrio”?

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Risposta di John Curtin: La persona in oggetto ha il suo libero arbitrio di entrare o no nella tua realtà. Ma se una persona entra nella tua realtà, quella persona si impegna anche a comportarsi come tu vuoi che essa si comporti. Per cui qualcuno mi potrebbe dire: “Ehi, John, entra nella mia realtà con un cancro in fase terminale, per favore.” Ed io posso rispondere: “No, non voglio”, per cui non entro nella sua realtà, e non ho un cancro terminale. Però se  questa persona mi dice, “John, per entrare nella mia realtà, devi avere un cancro terminale, se no, non puoi entrare.” E a questo punto, se voglio entrare nella sua realtà, debbo dire di si.

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La mia esperienza al Seminario Ho’oponopono

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Adesso parliamo un poco della mia esperienza al Seminario Ho’oponopono di Cork (in Irlanda). Due settimane fa, quando sono andato a Cork,  avevo ancora un sacco di dubbi, perché io, anche se una cosa funziona, e  nonostante che funziona bene, continuo ad avere quella fastidiosa necessità di capire bene il meccanismo di come funziona e che cosa sta realmente succedendo.

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Un Seminario Ho’oponopono col dr. Hew Len

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In questo Seminario di Cork c’era il dottor Hew Len, lo sviluppatore del Ho’oponopono , quel  famoso psicologo che svuotò un padiglione di malati mentali senza neanche visitarli. Sono andato con molte domande e mi  aspettavo un uomo brillante, ispirato e illuminato, che potesse rispondere a tutte le mie domande. Ed ecco che invece si presenta un signore bassino, grassottello, Hawaiano, con in testa un berretto da baseball, che non si toglie  mai, e la prima cosa che ha fatto è stata di porsi di fronte nella sala, e dire: “Io non so nulla, e non ho idea di cosa stia succedendo.” Immediatamente iniziai a pensare: “Accidenti, 266 € volati via, sono venuto qui per sentire un tizio che non sa nulla … bene, bene …”

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(Ride) Un commento qui dice: “Ora abbiamo capito perchè noi terapeuti  siamo qui, e stiamo facendo questo corso!”

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E in un primo momento ho pensato che quell’uomo stesse facendo il furbo, oppure che voleva evitare di dover dare delle risposte precise alle nostre domande, però, man mano che andava avanti col Seminario, cominciavo a rendermi conto di ciò che voleva dire, ed alla fine compresi esattamente quello che stava dicendo.

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Fondamentalmente ciò che egli stava  dicendo era una cosa impressionante, e cioè che il processo di guarigione non può essere fatto attraverso un atto cosciente, o un atto mentale. Lo ripeto perchè è estremamente importante,

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“Il processo di guarigione non può essere fatto attraverso un atto cosciente o un atto mentale”

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e per questo lui ha detto “Io non capisco cosa sta succedendo, non ho idea di che cosa stia accadendo”.

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Un altro suo commento molto strano fu: “Io non sono qui per insegnare, io sono qui per guarirmi.”

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Ed effettivamente ci spiegò che, alcune settimane prima dell’inizio del Seminario, egli aveva preso l’elenco dei nomi dei partecipanti,  ed aveva iniziato a fare Ho’oponopono su di noi per guarire se stesso, e di conseguenza per guarire noi.

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E poi ha detto: “Io sono un consulente nelle Hawaii, guadagno $ 500 l’ora, quindi non ho bisogno di fare Seminari. Io faccio Seminari al solo scopo di  guarirmi. E voi siete le persone che io ho invitato ad entrare nella mia realtà per poter guarire me stesso.” Tale concetto fu piuttosto sbalorditivo.

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Guarire se stessi per guarire gli altri

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Tu puoi utilizzare tutte le persone che entrano nella tua realtà per portare a compimento la tua guarigione, e questo è il lato sorprendente del Ho’oponopono. Assolutamente, ogni persona che entra nella tua realtà è per te una opportunità per la tua guarigione, e inoltre,  peggiore è quella persona, meglio è per te, perché significa che puoi ripulirti di una maggiore quantità di spazzatura. E peggiori sono i rapporti con qualcuno, meglio è per te, perché hai la possibilità di ripulirti  di più spazzatura.

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Così, che cosa fai tu? Tu trasformi  tutte le persone che entrano nella tua realtà in una Fonte della tua guarigione, e questa è realmente la potenza del Ho’oponopono. Capito?

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Domanda:  “Se un paziente visita diversi medici , tutti questi medici causarono la sua malattia?

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John Curtin: Certo, perché tutti quei medici e tutti quei terapeuti, di cosa avevano bisogno per guadagnarsi da vivere?  di un paziente con quella realtà, cioè un tumore o un’altra malattia, quindi si tratta di  una realtà condivisa fra di loro. Lì un terapeuta dice: “Per favore, tieni un cancro, perché io possa guadagnarmi la vita”, là invece ci sono tre  terapeuti che dicono:” Ehi, tieni il cancro così io posso guadagnarmi da vivere.”  Questa è una domanda molto importante che io spiegherò  in seguito, quando discuteremo di quello che è chiamato 100% di responsabilità.

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Domanda: “E se nella mia realtà scompare il cancro,  scompare anche  nella loro realtà”?

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John Curtin: Assolutamente si, perché è la tua realtà che stava creando il suo cancro. Egli sta tenendo  questo cancro solo  per compiacerti, perché tu avevi bisogno di qualcuno con il cancro.

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Diagramma dell’essere umano:

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La Fonte, che è la parte divina in noi, è al di sopra di noi, e noi siamo collegati direttamente a tale Fonte. La parte di noi collegata alla Fonte Divina  è chiamata  Supercoscienza. La Supercoscienza quindi, secondo le nostre credenze, dipende dalla nostra cultura; tu la potresti chiamare il tuo Sé Interiore, la tua Anima, si potrebbe definire il tuo Essere Spirituale. Ci sono molti nomi, ma in fondo stiamo parlando di quella parte di te che è più vicina alla Fonte. Quella parte di te che è più vicina alla Fonte non  agisce, non crea, non reagisce;  la Supercoscienza semplicemente è.

Il dottor Len la  chiama  lo Stato “O”. Lo Stato ZERO è quindi , quando non agisci, non reagisci, non hai emozioni, non sei più niente, semplicemente sei. Nello Zen si chiama uno Stato di Illuminazione.

 

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 Sebastiano.

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Tutti gli articoli sul Seminario di John Curtin:

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SEMINARIO DI HO’OPONOPONO DAL VIVO – 1/9

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SEMINARIO DI HO’OPONOPONO DAL VIVO – 2/9

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SEMINARIO DI HO’OPONOPONO DAL VIVO – 3/9

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SEMINARIO DI HO’OPONOPONO DAL VIVO – 4/9

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SEMINARIO DI HO’OPONOPONO DAL VIVO – 5/9

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SEMINARIO DI HO’OPONOPONO DAL VIVO – 6/9

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SEMINARIO DI HO’OPONOPONO DAL VIVO – 7/9

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SEMINARIO DI HO’OPONOPONO DAL VIVO – 8/9

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SEMINARIO DI HO’OPONOPONO DAL VIVO – 9/9

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