BUDDHISMO: IL RETTO SFORZO – 2


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Buddhismo: Retto Sforzo

LEZIONE SETTIMA: Il ‘retto sforzo’ (seconda parte)

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Parliamo oggi del secondo tipo di sforzo, quello cioè teso ad abbandonare gli stati mentali negativi già sorti.

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“Egli non trattiene pensieri di lussuria, malevolenza o danno, così come ogni altro stato non salutare già sorto; egli li abbandona, li discaccia, li recide e li porta a dissoluzione” (Buddha).

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Leggiamo dal testo di Bhikkhu Bodhi:

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“Il Buddha, in un importante discorso presenta cinque tecniche per contrastare i pensieri ostruenti. Il primo antidoto consiste nel sostituire un pensiero non salutare con un pensiero salutare, così come un falegname introduce un cuneo nuovo per rimuovere quello vecchio. […] Si può applicare l’antidoto in ogni momento in cui l’impedimento si presenta a disturbare la meditazione, oppure lo si può assumere quale oggetto primario per contrastare un impedimento che si rivela di ostacolo cronico alla propria pratica. […]

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MEDITAZIONE SUGLI OPPOSTI COME ANTIDOTO

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Antidoto generico al desiderio è la meditazione sull’impermanenza, che scalza la base stessa dell’attaccamento […]. Per quanto riguarda il desiderio sessuale, l’antidoto più potente è la contemplazione degli aspetti sgradevoli del corpo […]. L’antidoto alla malevolenza è la meditazione sull’amorevolezza, che scioglie ogni traccia di ira e odio attraverso l’irraggiamento metodico del desiderio altruistico che vuole la felicità per tutti gli esseri.

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La Meditazione camminata

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La sonnolenza e il torpore esigono uno sforzo particolare […] Vengono proposti metodi diversi: visualizzare una sfera luminosa, alzarsi per un periodo di corroborante meditazione camminata, riflettere sulla morte sempre incombente, determinarsi a proseguire con vigore.

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Meditazione sul respiro

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L’agitazione e la preoccupazione sono contrastate dal rivolgere la mente a un oggetto di meditazione molto semplice e di effetto calmante; la pratica universalmente consigliata è la consapevolezza del respiro. L’antidoto contro il dubbio è l’esame […].

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Cinque Metodi per il Controllo del Pensiero

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Mentre questo primo dei cinque metodi per espellere gli impedimenti comporta un rimedio specifico per ogni impedimento, gli altri quattro operano in modo generale.

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Il secondo schiera le forze della vergogna e del timore morale contro il pensiero indesiderato: il pensiero viene visto nella sua bassezza, oppure se ne considerano le conseguenze spiacevoli finchè si innesca una ripugnanza interiore che discaccia il pensiero.

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Il terzo metodo implica uno spostamento deliberato dell’attenzione; al presentarsi di un pensiero non salutare che reclama a gran voce la nostra attenzione, invece di prestargli ascolto lo escludiamo spostando altrove l’attenzione […].

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Eliminazione di un pensiero indesiderato con l’Osservazione

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Il quarto metodo ricorre a un approccio opposto; invece di distoglierci dal pensiero indesiderato lo assumiamo deliberatamente a oggetto di meditazione, esaminandone le caratteristiche e investigandone le cause. Con ciò il pensiero si acquieta e infine scompare. Un pensiero non salutare, infatti […] posto sotto osservazione diventa innocuo.

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Il quinto metodo, da usarsi solo come estremo rimedio, è la soppressione, e consiste nel contrastare vigorosamente il pensiero non salutare con la forza di volontà […].

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Il Controllo dei Pensieri

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Non più dominati dai pensieri, impariamo a dirigerli. Qualunque pensiero vogliamo pensare, quello penseremo; qualunque pensiero non vogliamo pensare, quello non penseremo”.

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Fonte: www.lameditazionecomevia.it

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Sebastiano

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